Far West Ato, clientele, sprechi, impunità: ora aumenta il costo dell’acqua

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

8561

Far West Ato, clientele, sprechi, impunità: ora aumenta il costo dell’acqua
L'INCHIESTA. PESCARA. Una situazione talmente tragica che se l'Ato pescarese fosse una azienda pubblica a quest'ora sarebbe già fallito. * ... E NIENTE TRASPARENZA: SITO IN MANUTENZIONE DA OTTO MESI
Invece, dato che è un ente pubblico, è rimasto in piedi continuando a far danni, senza produrre ricavi e senza possibilità di colpire i responsabili dello sfascio, tanto che solo adesso si sta pensando a sanzioni per colpevoli e inadempienti.
Né efficienza né razionalità nella spesa, solo soldi pubblici pompati di continuo.
Non una considerazione campata in aria ma una certezza del commissario straordinario Pierluigi Caputi tirata fuori dalla relazione di uno studio privato.
Così la Regione ha commissariato l'Ato, fino ad allora presieduto da Giorgio D'Ambrosio (2003-2007), Pd, e ne ha controllato anno per anno bilanci e scelte.
La situazione degli ultimi sette anni che è emersa è sconcertante.
Sono state, infatti, incrociate le carte dell'Ente d'Ambito ed il suo gestore, l'Aca (guidato prima da D'Ambrosio (1998-2002), poi Donato Di Matteo nell'Aca dal 1994 al 2005, Bruno Catena e oggi da Ezio Di Cristoforo già vice presidente Aca, braccio destro di Giorgio D'Ambrosio) e il mix appare esplosivo.
Il risultato?
Per anni il maxi apparato (già guinnes per la stratosferica spesa dei dipendenti rispetto agli altri Ato regionali) è stato gestito malamente, distrattamente, producendo scarsi risultati in termini economici, tanto che adesso la collettività dovrà probabilmente contribuire a raddrizzare i conti, sostenendo un aumento della tariffe dell'acqua che inciderà su una famiglia media di 4 persone di circa 30 euro l'anno.
Si passerà così da 1,03 euro al metro cubo (l'ultimo aumento ci fu nel luglio del 2007 tra mille polemiche) a 1,30 euro.
Proprio su questo aumento decideranno oggi pomeriggio i sindaci dell'Ato pescarese: una scelta obbligata, secondo il commissario di Chiodi, ma una ulteriore mazzata per i cittadini che, leggendo i documenti ufficiali, sarebbero gli ultimi a doverne pagare le conseguenze.

PROTESTE E INTERROGATIVI

Nei giorni scorsi Rifondazione Comunista aveva protestato invitando i primi cittadini a non dare l'ok e il partito di estrema sinistra lo ribadirà anche oggi alle 16, in via Raiale, con un sit in di contestazione davanti agli uffici Ato.
«Invece di accertare ed indicare le responsabilità politiche e personali», ha denunciato il consigliere regionale e comunale Maurizio Acerbo, «di chi ha condotto il servizio idrico allo sfascio, non si fa altro che proporre l'aumento delle tariffe del 30%. Gli errori gravi compiuti da sindaci e amministratori riuniti nel partito dell'acqua ricadono sui cittadini che subiscono i disservizi e la mala gestione».
Perchè chi ha gestito l'Ato lo ha fatto -lo ha certificato il commissario Caputi- con una «scarsa capacità di investimento e consistenti perdite a fronte della costante crescita dei costi operativi» e non aggiornando la convenzione dell'affidamento del sistema idrico integrato secondo lo schema della Regione.
In questo caso se errore c'è stato nessuno ha pagato perchè non esiste alcuna penalità per il mancato raggiungimento degli obiettivi programmati.
La solita fortuna da ente pubblico.
Non si raggiunge la soglia? La questione non interessa il comandante di turno, se poi ci vorranno altri soldi ci saranno sempre i cittadini da cui spremere.
Bisognerebbe poi capire, magari conoscendo nomi, cognomi e curriculum, chi si è occupato nel corso degli anni dei piani economico-finanziari perchè anche su questo argomento il commissario ci va giù duro e parla di piani «deboli» che hanno reso più critica la finanziabilità e accentuato la diffidenza del sistema bancario.
Una tragedia, insomma.

IL CONFLITTO DI INTERESSE DEI SINDACI

In tutto questo non si salvano nemmeno i sindaci il cui ruolo sarebbe «ambiguo»: i primi cittadini, infatti, sono al tempo stesso soci del gestore Aca e associati all'Ente d'Ambito.
Un conflitto di interesse palese che nel corso degli anni avrebbe indebolito la qualità delle strategie e delle gestioni.
Non solo, ma l'Ente d'Ambito si sarebbe anche 'dimenticato' nel corso degli anni di controllare la gestione della società affidataria del sistema idrico nonostante avesse «poteri di controllo e vigilanza».
Di male in peggio.

ACA: GLI ANNI TERRIBILI DAL 2003 2008

I problemi maggiori sembrano derivare proprio dall'Aca, il gestore del servizio che nel periodo 2003-2008 avrebbe dimostrato una scarsa capacità di produrre utili. Risultato?
Perdite di esercizio e mancato rispetto della programmazione prevista dal piano d'ambito sul contenimento della spesa.
Tutto normale, come al solito. Nessuno ha responsabilità, si va avanti e tutti restano al proprio posto.
Intanto, però, il servizio scade mentre gli enti si ingolfano e vengono sistemate sempre più persone al suo interno.
Anche lì dove non servono, tanto che il commissario, parla di una «errata programmazione della necessità del personale rispetto alle reali esigenze».
Una svista? Un caso? Può chiamarsi come si vuole tanto l'effetto è solo uno: il costo lievita e il carrozzone riesce a stare in equilibrio solo perchè (sfortunatamente) è un ente pubblico.
Perchè, il commissario lo rimarca, «se fosse stato una azienda privata avrebbe già chiuso i battenti».
E stranamente uno dei costi in crescita è stato anche quello per l'esternalizzazione di attività.
Una vera e propria stranezza di certo non conforme con l'aumento dei costi per il personale in quanto se si esternalizza un servizio si presume una minore necessità di personale.
Ma il partito dell'acqua è riuscito anche in questa impresa.

UNA LISTA INFINITA DI «STRANEZZE BUROCRATICHE

La lista dei grossolani errori senza responsabili è decisamente ancora lunga: si conta l'inesistenza di copertura tariffaria del capitale investito, assunzioni di mutui (senza informare l'Ato) e non coperti dalla tariffa. Ed eccoli là: i costi aumentano e questa volta si tratta di quelli di rimborso a carico del gestore in violazione degli obblighi convenzionali.
Nel periodo 2003-2008 il gestore ha avuto minori ammortamenti per oltre 14 milioni di euro dovuti a minori investimenti.
Ma perchè gli investimenti sono calati? Anche qui il commissario infila in una cinquina malefica che va dalle tariffe non adeguate nel corso degli anni ai costi operativi superiori a quelli previsti, dai ricavi inferiori a quelli previsti alla difficoltà di reperire finanziamenti per finire con minori incassi dovuti ad un tasso di morosità pari al 7,5% fino al 2008 e al 12% negli ultimi due anni.

IL PERICOLO DEI COMUNI

Inoltre rispetto alle previsioni di Piano (8.796.668,00 €) sono stati rilevati maggior oneri (14.405.527,00 €) per l'Aca collegati alla voce di “rimborso delle rate di mutuo ai Comuni dell'Ato Pescarese”: una cifra che supera i 5 milioni di euro.
Questo comporta la difficoltà di rimborso dei mutui accesi e l'esposizione dei Comuni stessi nel caso di mancato rimborso delle rate da parte del gestore.
Qui chi ha sbagliato?
Resta un mistero e nessuno ne pagherà le conseguenze. Di certo questi maggiori oneri possono essere recuperati in tariffa.
Chissà come mai, però i mutui accesi direttamente dall'Ente d'Ambito per il Cofinanziamento
degli interventi denominati APQ, (circa 33 milioni di euro di investimento) non trovano apposita voce di copertura nel Piano d'ambito.
Qualcuno oggi è in grado di spiegarne i motivi?
In realtà (ma forse qualcuno se ne era dimenticato) questi mutui dovevano essere attivati dal Soggetto Gestore ed inseriti tra voci di investimento.
Sviste? Ignoranza? Volontà? Difficile dirlo ma il commissario le definisce «inerzia» e «altre differenti situazioni burocratiche».
Fatto sta che per questi interventi l'Ente d'Ambito ha attivato mutui con la cassa depositi e prestiti per rate annuali di circa 595.000 €. Questa voce di costo, non essendo inserita nel Piano d'Ambito, ha comportato un maggior onere per 1.756.042 €.
Oggi però a fronte di € 2.239.981,53 di rate di mutuo corrisposte dall'Ente d'Ambito alla Cassa Depositi e prestiti dal 2005 ad oggi, il soggetto gestore ha rimborsato invece solo 884.163 € (questa vicenda è oggetto di contenzioso giudiziale tra controllore e controllato).
Ma anche questo comporta la difficoltà di rimborso dei mutui accesi e l'esposizione dell'Ente d'Ambito nel caso di mancato rimborso delle rate da parte del gestore.

ATO 4 RICAVI A PICCO COSTI IN CRESCITA

Rispetto alle Previsione di Piano, dal 2003 al 2008, l'Ato ha introitato minori ricavi (fatturato) per oltre 7 milioni di euro.
Anche nell'anno 2006, con l'adozione della tariffa Reale Media prevista dal Piano (€ 1,03) i ricavi reali sono stati inferiori di quelli garantiti da tariffa.
Nonostante il consolidamento di minori fatturati il trend di crescita dei costi operativi e del personale non si è comunque fermato. Si è perseverato con scelte sbagliate e rischiosissime per la salute dell'Ente.
Sempre dalla revisione del commissario, infatti, è saltato fuori che l'Ato ha sostenuto maggior
costi operativi, negli anni 2003-2008, per un totale di quasi 24 milioni di euro. Per cosa? Materie di consumo e merci, servizi, personale, variazioni delle rimanenze, accantonamenti per rischi.
Rispetto alle previsioni di Piano l'Aca ha invece erogato circa 25.252.997 mc in meno negli anni che vanno dal 2003 al 2008. Questa minore erogazione ha comportato ovviamente minori ricavi.

CONTROLLI E PENALITA IMPOSSIBILI

Una situazione realmente disastrosa ben custodita negli uffici competenti e sempre passate in assoluto silenzio anche perchè nell'Ato pescarese non è stato mai possibile intervenire con sanzioni e penalità, non è mai esistito un sistema di misurazione applicabile al raggiungimento degli obiettivi impedendo di fatto l'applicazione delle sanzioni previste nel Contratto di Servizio.
Non sono stati raccolti e comunicati dall'Aca i dati necessari per le verifiche e l'eventuale applicazione delle penalità secondo i criteri generali previsti nel contratto.
Tutto sarebbe andato avanti allo sbando, sostiene Caputi.
In una situazione già critica è stata rilevata anche una «scarsa attitudine dimostrata dell'Aca a conformarsi agli obblighi del “Controllo analogo” e a sottoporsi all'attività di verifica da parte dell'Ente d'Ambito».
Per questo adesso, e solo adesso, dopo anni e anni di disastri si è capito che forse è il caso di rendere obbligatoria la comunicazione dei dati, degli standard organizzativi e qualitativi.
Così come adesso qualcuno ha capito che forse è il caso di introdurre un sistema di penalità per
mancato rispetto degli obblighi in modo sanzionare gli inadempimenti.
Questo ovviamente vale per il futuro.
Per le colpe passate non ci saranno responsabili ma toccherà ai cittadini ripianare i disastri di chi ha gestito il partito dell'acqua a proprio piacimento.

Alessandra Lotti 24/05/2010 8.53

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK