Villa Pini lunedì firma il contratto

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Slitta di qualche giorno il fallimento del San Stefar e di Maristella, le ultime due società del Gruppo Angelini per le quali è stato richiesto lo stato di insolvenza. * L’ANALISI. ORLANDO (RC): «E ALLORA CHIUDIAMO CLINICHE E GROSSI OSPEDALI» * SAN. STEFAR: IL SINDACO DI ROSETO SCRIVE A CHIODI E VENTURONI
Nei giorni scorsi, come noto, è stato negato il concordato preventivo presentato dalla proprietà.
Quindi quasi in automatico, ma in aderenza alle nuove norme della legge fallimentare riformata, nei prossimi giorni il Tribunale deciderà il fallimento, probabilmente con l'esercizio provvisorio come per Villa Pini.
Il tutto per assicurare la continuità delle prestazioni assistenziali: si pensi che San Stefar ha in Abruzzo oltre quattrocento dipendenti e 5 mila pazienti almeno (di cui 2 mila bambini) che non possono vedere interrotta l'assistenza e che fino ad oggi sono stati curati solo per l'abnegazione di chi ha lavorato senza stipendio.
Per lunedì invece è prevista la firma del contratto con la Regione sugli accreditamenti per il 2010.
Dopo una serie di incontri con i funzionari regionali e con il sub commissario Baraldi, sembrano appianati i contrasti ed i dubbi sulla firma, quasi tutti però determinati dalla chiusura della Regione a far conoscere la documentazione sui tagli applicati anche alle altre cliniche.
La curatela chiedeva di essere rassicurata sulla proporzionalità dei tagli al budget, dovendo tutelare gli interessi dei creditori.
Un modo strano di interpretare la trasparenza quello della Regione, peraltro già contestato dalle altre cliniche che su questo argomento si sono scontrate con il sub commissario minacciando azioni legali.
Il fatto, però, resta ed è sintomatico di un atteggiamento che non sembra accettabile e che dipende forse dallo spirito con cui i nuovi dirigenti della sanità (venuti da fuori) affrontano i problemi dell'Abruzzo che non conoscono e che ritengono fermo ai tempi dei pastori dannunziani.
Il che spiegherebbe anche il piglio autoritario, spacciato per competenza tecnica, del sub commissario e del manager Asl di Chieti che fino ad oggi non si sono certo distinti per la collaborazione con la politica locale, che è l'unica legittimata a decidere e/o a condividere le scelte della sanità.
«Pastori forse, ma non pecore», debbono aver pensato forse anche i primari di Ginecologia, Pediatria e Neonatologia che ieri sono stati convocati dal manager Zavattaro il quale ha di nuovo smentito il trasferimento del punto nascite da Chieti ad Ortona.
In aggiunta però il manager ha rifilato un incontro di Programmazione sanitaria che si terrà ad Ortona martedì 25, a cura di un consulente esterno.
Docenti della d'Annunzio, con esperienza venti o trentennale, trattati come studentelli dei corsi di specializzazione?
Così sembra, se è necessario ricorrere a esperti esterni e non alle professionalità abruzzesi che pure ci sono. Dove sono finite le polemiche politiche del centrodestra contro “l'invasione” dei manager esterni, che venivano dalle Marche?

Sebastiano Calella 22/05/2010 9.06

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L'ANALISI. ORLANDO (RC): «E ALLORA CHIUDIAMO CLINICHE E GROSSI OSPEDALI»

ABRUZZO. «Il centrodestra non ha dubbi, assatanato com'è dall'ansia di saziarsi di managerialità bocconiana per la sanità. Ma quanti Nobel per l'economia hanno scassato l'economia mondiale tra swap e derivati?»
Se lo chiede il senatore Angelo Orlando (Rc), attento osservatore e lettore delle vicende sanitarie di questi anni.
«E' stato presentato al Governo il Piano di riassetto del sistema sanitario 2010 – dice Orlando – un piano sconosciuto alla politica, ispirato forse alle scientifiche analisi dell'Agenas e della sub commissaria Giovanna Baraldi e basato su quel principio di “eccellenza” che il Centrodestra darà agli abruzzesi. Finora, infatti, nonostante due Università, questa eccellenza non abitava da noi. In nome di questo principio, non ci saranno più 22 ospedali pubblici, ma solo 9, ristrutturati o ricostruiti con bandi “europei” che faranno affluire in Abruzzo tanta parte degli oltre 5 miliardi di euro destinati dal Patto della salute all'edilizia sanitaria nazionale. Contemporaneamente ci sarà la “riconversione” di tutte quelle realtà satellitari nate da un anacronistico clientelismo geopolitico».
«Per spiegare», continua Orlando, «eccellenza tra l'altro significa anche che nelle strutture - pubbliche? - abruzzesi saranno possibili ricoveri di alta complessità la quale, convenzionalmente, si traduce in un indice che esprime il peso medio di una prestazione a bassa, medio-alta e alta complessità e pagata a Drg. Questa eccellenza, inoltre, consentirebbe di sbaragliare definitivamente quel pericoloso nemico delle casse sanitarie che è la mobilità passiva, la fuga cioè dei malati abruzzesi verso le regioni limitrofe, soprattutto Marche e Lazio (sempre a proposito dell'efficienza riformatrice, non sono scaduti i termini per la firma dell'accordo interregionale per la limitazione del fenomeno?)»
Ma come si legge questo fenomeno?
Se 14 abruzzesi su 100 si ricoverano fuori regione, la principale causa di ricovero ( 60%) è per la chemioterapia.
Solo il 9% di ricoveri ha un alto grado di complessità, mentre il 65% evidenzia un basso grado di complessità.
Inoltre, spiega Orlando, il tasso di inappropriatezza dei ricoveri extraregionali varia dal 17 al 18%, cioè 4 punti in più rispetto ai regionali. Il 50% dei ricoveri riguarda Drg chirurgici a fronte di un 30% di ricoveri interni.
Infine il 23% dei ricoveri è ripetuto.
«Ma, se dopo aver analizzato il flusso migratorio verso l'esterno guardiamo il flusso verso il privato, cosa scopriamo?», si domanda ancora Orlando, «che solo il 5% dei ricoveri nelle cliniche private ha un alto grado di complessità e che la media regionale dei ricoveri di bassa complessità è del 64%! Se questi sono i dati oggettivi, e lo sono, domandiamoci quale è la causa vera della fuga verso una sicurezza più percepita – o piuttosto consigliata - che autentica. Siamo certi che rischio e inadeguatezza risiedano nei piccoli ospedali? Con tutti i doppioni, triploni e quadruploni dell'area metropolitana tra pubblico e privato, perché non chiudiamo cliniche e grossi ospedali?»

22/05/2010 9.14

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SAN. STEFAR: IL SINDACO DI ROSETO SCRIVE A CHIODI E VENTURONI

ROSETO. Chiesto un intervento immediato per scongiurare la chiusura. Stesse richieste dai consiglieri regionali Acerbo e Saia.
Anche il Comune di Roseto interviene nella delicata vicenda del Centro San.Ste.Far. del gruppo Villa Pini.
Dopo aver incontrato i responsabili medici e sindacali del Centro, il sindaco Franco Di Bonaventura ha scritto una lettera al presidente della Regione Chiodi e all'assessore alla Sanità Venturoni per chiedere un intervento urgente teso a scongiurare il pericolo di chiusura della struttura.
«Il San.Ste.Far è un presidio sanitario d'eccellenza, presente sul territorio dal 1977 – ha sottolineato il primo cittadino – e rappresenta per molte famiglie l'unico punto di riferimento per alleviare gravi sofferenze».
Oltre a offrire servizi per supportare patologie relative all'età dell'evoluzione, il San. Ste. Far è specializzato in servizi riabilitativi domiciliari per pazienti immobilizzati.
Attualmente il Centro presta assistenza con i propri servizi riabilitativi a oltre trecento pazienti, con una lista di attesa di oltre centocinquanta utenti.
La struttura fa parte del gruppo Villa Pini, accreditata al Servizio Sanitario Nazionale. Da oltre un anno il personale è senza stipendio ma il servizio non è mai stato interrotto.
«Ora purtroppo il Centro rischia di chiudere per via dello sfratto – ha continuato Di Bonaventura – per questo l'amministrazione comunale si è mobilitata, per scongiurare il rischio di interruzione di servizi essenziali, rischio che sta creando forte allarme sociale tra i pazienti e le loro famiglie».
In attesa di una risposta da parte dei massimi vertici regionali, il sindaco chiederà un incontro al curatore fallimentare presso il Tribunale di Chieti per tentare una mediazione risolutiva.
Intanto i consigliere Antonio Saia (Pci) e Maurizio Acerbo (Prc) hanno presentato un'interpellanza urgente alla Giunta Regionale per chiedere di intervenire subito per scongiurare lo sfratto del Centro «nel rispetto dei pazienti e dei lavoratori che continuano a lavorare per essi, anche senza percepire alcuno stipendio da oltre un anno. L'ulteriore latitanza della Giunta Regionale», sostengono i due consiglieri, «non sarebbe in alcun modo tollerabile di fronte ad una situazione paradossale che si va aggravando sempre più.
Ancora una volta mostrerebbe che in Abruzzo gli errori, il malaffare, le omissioni e le incapacità della politica possono trovare soluzioni solo dalla meritoria azione della Magistratura».

22/05/2010 9.37