Infermieri intossicati: locali Asl di Chieti in condizioni pessime

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Una vera e propria schifezza, altro che locali di eccellenza quelli dell’Ospedale SS. Annunziata dove si preparavano i farmaci per i tumori.

Li ha descritti così il perito del Tribunale di Chieti, nella causa vinta dagli infermieri che all'epoca dei fatti contestati rimasero intossicati dalle sostanze chimiche che maneggiavano per preparare le dosi per le terapie.
Ora per fortuna è stato attrezzato un locale tutto nuovo ed a norma, tanto che il giudice, pur dichiarando la soccombenza virtuale della Asl, non si è espresso sull'istanza cautelare proposta dall'avvocato Simona Torelli che difende gli infermieri.
La causa così continuerà solo in sede civile per i risarcimenti. Tra i quesiti posti dal giudice Ciro Marsella al perito Ildo Polidoro c'era quello di indicare come rimettere a norma i locali dove era avvenuta la contaminazione degli infermieri.
Significativa la risposta: «la diffusa e grave carenza rilevata dei fondamentali requisiti igienico sanitari e di sicurezza dei luoghi di lavoro non consente di formulare ipotesi di correttivi».
Tant'è vero che la Asl targata Maresca aveva già programmato e realizzato un progetto di laboratorio in un altro locale per consentire all'unità Ufa (quella dei farmaci antiblastici) di lavorare in sicurezza.
La vicenda esplose quando le analisi a cui si erano sottoposti tre infermieri del reparto di Oncologia diretto dal professor Stefano Iacobelli rivelarono nelle urine platino ed altri valori sballati, dopo che si erano verificati tra il 2007 ed il 2008 alcuni inconvenienti tecnici, come la rottura della cappa di aspirazione.
Di qui le proteste degli interessati e di due sindacati (prima Nursing Up con Romano Torto e poi Nursind con Armando Vignali), lo spostamento dei tre infermieri (due donne ed un uomo) ad altre mansioni, l'avvio di un procedimento giudiziario e la nomina del Ctu, cioè del perito del Tribunale. Che così scrive dopo il sopralluogo alla Asl: «condizioni igienico sanitarie inadeguate, inidonea tipologia dei rivestimenti delle pareti (solo parzialmente coperte da vernice apparentemente lavabile), dei pavimenti, arredi in avanzato stato di usura, insufficienti presidi per la difesa dagli agenti nocivi, altezza minima del locale inadeguata, superfici dei banchi di lavoro con materiali desueti, in avanzato stato di usura e tali da non garantire l'asetticità delle preparazioni, armadi e frigoriferi arrugginiti, cappa aspirante con scarsa manutenzione».
Senza dire poi della mancanza di tutti i presidi per la sicurezza del lavoro, già segnalati dai Nas e sanzionati dalla stessa Asl ai responsabili dell'epoca. Per fortuna, come detto, al SS. Annunziata già è attiva un'altra sala di preparazione che sembra a norma con le prescrizioni europee.

Sebastiano Calella 21/05/2010 9.54