Consiglio provinciale: protestano i precari, costituita società strumentale

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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TERAMO. Il Consiglio provinciale, riunitosi ieri pomeriggio, ha approvato a maggioranza la decisione di costituire una società strumentale dell’ente denominata “Teramo Lavoro”.


Dentro e fuori dalla Sala del Mutilato sindacati, il personale con contratto a tempo determinato e i precari “storici” quelli con lunghi contratti di collaborazione alle spalle, hanno manifestato la loro opposizione.
«L'uso corretto di un simile strumento offre la possibilità concreta di una razionalizzazione dei servizi e di un miglioramento della produttività», ha affermato il presidente Valter Catarra che, rivolgendosi al personale presente in aula ha aggiunto: «sapete bene, lo sanno i sindacati e la minoranza, che l'in house rappresenta l'unica soluzione possibile per consentire l'ingresso, attraverso una selezione pubblica, del maggior numero di personale precario. Se anche avessimo la copertura finanziaria, che non c'è, solo il 40% del personale con contratto a tempo potrebbe aspirare ad un posto a tempo indeterminato all'interno dell'ente. E che la stabilizzazione per tutti non è possibile è dimostrato dal fatto che questo problema non è stato risolto dall'amministrazione che l'ha generato, quella di centrosinistra, che quando ne avrebbe avuto l'occasione si è limitata ad un rinnovo del contratto per 18 mesi».
Il tema dei precari è diventato, quindi, centrale rispetto al dibattito consiliare.
Totale opposizione è stata espressa dal capogruppo del Pd, Ernino D'Agostino: «Non avete un'idea chiara di quali servizi affidare né di quali figure professionali intendete servirvi: avete violato accordi sindacali interrompendo un percorso di stabilizzazione possibile. In più punti si ravvisano profili di illegittimità»
Per Raimondo Micheli, capogruppo del Pdl: «le figure professionali che si sono formate in questi anni all'interno dell'ente sono un asse portante della struttura ma bisogna avere il coraggio fare valutazioni di merito, premiando i virtuosi».
Per Micheli, come per Enrico Mazzarelli (Al centro per Catarra) la costituzione della società in house e il futuro dei precari non sono argomenti necessariamente sovrapponibili: «Facciamo un discorso serio – ha detto Micheli – valutando le esigenze reali dei settori. A prescindere dalla società strumentale che andremo a costituire l'ente, quando ve ne saranno le condizioni, procederà a fare i concorsi. Noi non dobbiamo fare campagna elettorale sulla stabilizzazione del personale come è già accaduto alla giunta D'Agostino».
Anche per Mazzarelli: «bisogna dividere i percorsi: una cosa è la costituzione della società in house altra è la sorte dei precari. La domanda da porsi è quante persone possono essere stabilizzate? La risposta la stabilisce la legge, non noi che oggi dobbiamo risolvere un problema determinato da una delibera elettorale».
Il riferimento, più volte citato in aula, è al piano occupazionale per la stabilizzazione di 41 precari attraverso, sottoscritto dalla precedente amministrazione e dai sindacati a ridosso dell'appuntamento elettorale: prevedeva l'assorbimento di 24 unità nel 2010 e 17 nel 2011.
«Un piano elettorale, senza alcuna copertura finanziaria e oggi, in ogni caso, irrealizzabile per legge», ha sottolineato il Presidente che ha aggiunto: «In questa storia non esistono buoni e cattivi: fra le risposte possibili questa, dopo una serie di valutazioni supportate da pareri tecnici, ci pare la migliore. Con la società esiste la possibilità di recuperare tutti i lavoratori precari diversamente molti sarebbero rimasti senza lavoro. La società è uno strumento per salvare qualcuno non certo per mandare a casa i lavoratori».
Di demagogia sulla “pelle dei dipendenti” ha parlato il consiglire Nicola Di marco, assessore nella precedente amministrazione il quale rivolgendosi ai banchi della maggioranza ha affermato: «Sapete bene che ero contrario a prorogare continuamente i contratti: invece di fare i concorsi per quattro nuovi dirigenti avremmo potuto stabilizzarne una parte».
Di “in house” di come funzionerà, di quali professionalità avrebbe bisogno, di quali obiettivi si pone” avrebbe voluto parlare il consigliere del PD, Renzo Di Sabatino: «Mi sarebbe piaciuto leggere un relazione sull'andamento gestionale invece che questo scarno e generico statuto».
Sui precari, Di Sabatino ha aggiunto: «la Provincia ha il dovere di salvaguardare la risorsa umana, qui possiamo trovare terremo comune: valutiamo con onestà dove è possibile fare concorsi, con quali tempi, con quali risorse».
Gli interventi si sono succeduti numerosi dai banchi della maggioranza e dell'opposizione: Ricccardo Mercante, dell'Italia dei Valori ha chiesto che nelle selezioni «faccia titolo l'esperienza maturata in Provincia»; Giuseppe Di Febo di Sinistra e Libertà ha richiamato l'ente ad una assunzione di responsabilità rispetto ad un «mondo del lavoro precaizzato e senza futuro»; Massimo Vagnoni del Pdl è tornato a sottolineare il fatto che la Giunta Catarra «si è trovata a risolvere un problema molto grave e complesso senza aver determinato alcuna delle condizioni che ci hanno condotto a questa situazione».
«Potete anche non crederci – ha chiosato il Presidente rivolgendosi al personale presente in sala – ma ho fiducia che i fatti dimostrarenno il nostro impegno e la nostra buona fede».

21/05/2010 8.56