Italia-Montenegro: le relazioni pericolose passano per l’Abruzzo

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Italia-Montenegro: le relazioni pericolose passano per l’Abruzzo
 ABRUZZO. Relazioni pericolose, speculazioni milionarie, conflitti di interessi, malavita organizzata: la stampa italiana intravede anche questo dietro gli investimenti del governo Italiano in terra di Montenegro, «l’eldorado» fertile da colonizzare.
Il tutto però interessa direttamente la nostra regione perché in Abruzzo approderà il cavo proveniente da Tivat per portare energia e sviluppare elettrodotti che alimentino centrali turbogas.
Molte incongruenze sono venute fuori nel frattempo e PrimaDaNoi.it ne parla da mesi, da quando nessuno aveva mai sentito parlare di A2A o del cavo sottomarino anche se tutto era già deciso. L'argomento finalmente inizia ad interessare anche i quotidiani nazionali e ieri un articolo di Repubblica ha squarciato un velo ed aumentato se possibile i dubbi ed i timori allargando lo scenario ad “intrigo internazionale” .
Sì perché dietro gli investimenti in Montenegro sembra intravedere la “cricca”, proprio quelle stesse persone e quegli stessi imprenditori che sono comparsi già nella maxi inchiesta dei giudici di Firenze e Perugia sulla Protezione civile e che probabilmente si sono dati da fare per la ricostruzione del terremoto aquilano ed ora guardano con interesse al Montenegro.
Il quotidiano parla di una telefonata intercettata il 18 gennaio del 2009.
«Denis Verdini, indagato per corruzione dalle procure di Roma e Firenze», si legge, «chiama il suo amico Riccardo Fusi, costruttore fiorentino patron di Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello), la società finita al centro dell'inchiesta sui Grandi Appalti e ritenuta dagli investigatori la "copertura" del consorzio Stabile Novus infiltrato dalla mafia. (…) Il tema di quella conversazione catturata, tra migliaia, dai Ros dei carabinieri, e ricordata dallo stesso Fusi, è il Montenegro. "Domani Valentini va a Podgorica con un gruppo di imprenditori, vuoi andare anche tu?", è l'invito di Verdini. Al suo amico, il coordinatore del Pdl fa presente che in Montenegro c'è la possibilità di guadagnare parecchio. "Purtroppo non sono riuscito ad andare per impegni già presi", si dispiace Fusi».
Il volo di Stato per Podgorica, scrive ancora Repubblica, è organizzato da Valentino Valentini tramite Simest (società del governo che sostiene gli investimenti italiani all'estero). Con il ministro Brambilla e il sottosegretario al commercio estero, Adolfo Urso, ci sono una sessantina di imprenditori (A2A, Enel, Terna, Banca Intesa, Ferrovie dello Stato, Edison, Valtur, Todini).
E' curioso che a spingere l'imprenditore Fusi sia lo stesso Verdini che ammise la “spintarella” per agevolare la stessa persona nell'ambito della ricostruzione aquilana.
Fusi infatti con la sua Btp costituì il Consorzio Federico II che ha lavorato a L'Aquila.
Ed è certo che Verdini passò al telefono a Gianni Chiodi proprio Fusi. Un semplice saluto, spiegherà poi qualche mese dopo il governatore abruzzese, quando le intercettazioni finiscono sui giornali.

Sullo sfondo storie che hanno già incrociato l'Abruzzo e sulle quali la procura dell'Aquila dovrà dare delle risposte precise, visto che qui sono stati dirottati documenti importanti provenienti da diverse procure e che riguardano la ricostruzione nella sua più ampia accezione.
Ma ritornando in Montenegro a preoccupare sono i rapporti tra Berlusconi e Milo Djukanovic, il presidente di quello stato.
Djukanovic da anni è pluri-inquisito accusato di associazione mafiosa e di essere a capo di una banda che negli anni 90 si è arricchita con il contrabbando delle ''bionde'', le sigarette che approdavano sulle nostre coste. Le procure di Bari e Napoli hanno poi accertato pericolosi collegamenti tra la Camorra, la Sacra corona unita ed esponenti montenegrini molto vicini all'attuale capo di governo del Montenegro.
Secondo altre indagini italiane vi sarebbero dubbi anche su alcuni strani incidenti mortali di persone che in qualche modo avevano deciso di allontanarsi da Djukanovic
che però è inarrestabile per gli inquirenti italiani proprio perché si tratta di un esponente di un governo straniero.
Ma per Berlusconi non ci sono problemi e si rinsaldano le relazioni tra Stati.
Il 16 giugno il premier manda l'ex ministro Scajola (poi dimessosi per la casa vista Colosseo pagata a sua «insaputa» dall'imprenditore Anemone) in Montenegro che mette la firma su due contratti: energia e infrastrutture. Investimenti per 5 miliardi di euro.
«Col primo scendono in campo A2A - la multiutility quotata in Borsa nata dalla fusione delle municipalizzate di Milano e Brescia - e Terna», scrive Repubblica, « A2A acquisisce il 43% della società energetica pubblica Elektroprivreda. Dei 450 milioni italiani per la privatizzazione, una parte, almeno 300, sono stati versati sui conti della Prva Banka, il colosso bancario controllato dal fratello del premier, Aco Djuknovic, e del quale possiedono azioni lo stesso Milo e la sorella Ana. Lo conferma il direttore della Prva, Predag Drecun. L'opposizione al governo parla di operazione "affrettata e poco trasparente", sponsorizzata da Berlusconi e messa in piedi per favorire il potente clan Djukanovic. In effetti è come se Berlusconi privatizzasse una società pubblica e facesse versare i soldi sui conti della Mediolanum».
Proprio la A2A, insieme a Terna, è la società incaricate di costruire il cavo elettrico da Tivat a Pescaraa ed è certo che la prima si sta muovendo sul nostro territorio poiché sarebbe interessata a costruire centrali turbogas (o inceneritori) per favorire e far impennare il businnes della spazzatura.
Relazioni pericolose, si diceva, poiché in Abruzzo le domande aumentano sempre di più, mentre le risposte non esistono perché la politica e gli amministratori locali non ritengono di doverne dare.
O peggio si limitano a sterili e vuote dichiarazioni tranquillizzanti.
Così nella provincia dell'impero chiamata Abruzzo ancora una volta si scoprono progetti ed investimenti quando già è tutto deciso.
Cause di forza maggiore.

20/05/2010 8.13

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