Tesoro Ciancimino in Abruzzo, la Cassazione conferma il sequestro

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. E' stato confermato dalla Cassazione il sequestro cautelare del complesso immobiliare 'La Contea', realizzato in Abruzzo, con capitali provenienti dal 'tesoro' di Vito Ciancimino.

L'inchiesta scoppiò a marzo dell'anno scorso quando la Procura distrettuale antimafia dell'Aquila arrestò Nino Zangari, 45 anni, ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Tagliacozzo, e i fratelli Augusto e Achille Ricci di 47 e 51 anni.
Gli inquirenti trovarono anche circa due milioni di euro del tesoro occulto del mafioso Vito Ciancimo, che sarebbe stato reinvestito per l'acquisto di un un complesso turistico, di terreni e quote societarie poi posto sotto sequestro.
La somma investita nel progetto edilizio, tramite le società 'Alba d'Oro' e 'Sirco', ammonta a un milione e 610 mila euro gestiti, come accertato dal Tribunale di Palermo nel 2007, dall'avvocato Gianni Lapis che aveva nella sua disponibilità beni appartenenti al politico democristiano colluso con la mafia e morto a Roma alcuni anni fa.
Anche la Regione Abruzzo aveva erogato un contributo di 300 mila euro per la realizzazione del complesso 'La Contea', il camping e villaggio turistico di Tagliacozzo di oltre 15 ettari di proprietà della società Alba d'Oro Srl.
Senza successo, in Cassazione, i presunti prestanome abruzzesi, riciclatori del denaro di don Vito, hanno chiesto il dissequestro degli immobili.
Il loro ricorso è stato dichiarato infatti inammissibile.

LUNGHE INDAGINI TRA INTERCETTAZIONI E IL TESORO SMARRITO

Nelle lunghe ed articolate indagini, effettuate anche attraverso le intercettazioni telefoniche, gli investigatori hanno scoperto come i tre imprenditori avessero reimpiegato 2 milioni di euro proventi del tesoro occulto di Vito Ciancimino.
Le Fiamme Gialle hanno anche acquisito documentazione nel Comune di Tagliacozzo, dove sorge il villaggio.
Vennero controllati i documenti riguardanti il villaggio turistico "La Contea", che si estende su una superficie di diversi ettari nei pressi della frazione di Sfratati. Sono stati passati al setaccio nei mesi scorsi anche i carteggi riguardanti il piano regolatore e le concessioni edilizie rilasciate alla società "Alba d'oro" dalla precedente amministrazione e alcune delibere di giunta e del consiglio comunale.
Una indagine complessa e delicata, partita nel 2007 seguendo il così detto "tesoro di Ciancimino", il ricco 'bottino' dell'ex sindaco di Palermo noto alle cronache giudiziarie e finito in carcere per reati di mafia e morto nel 2002.
Secondo la Procura di Palermo il ricco tesoro sarebbe finito, per opera dei figli dell'ex sindaco, investito in altri beni e soprattutto nel settore del gas, attraverso la Gas spa venduta nel 2004 ad una multinazionale spagnola per 120 milioni di euro.
Prima della cessione agli spagnoli però le quote della Gas spa erano detenute da Gianni Lapis, un professore tributarista che, per i magistrati, agiva come prestanome dei Ciancimino e per alcuni pentiti addirittura Provenzano e che era arrivato a Tagliacozzo attraverso la società palermitana che gestisce la rete del gas del comune abruzzese.
I 120 milioni della vendita della società sarebbero poi stati reinviestiti in Romania, Belgrado e anche nella "Alba d'oro srl", la società impegnata nella realizzazione della struttura ricettiva a Tagliacozzo.

19/05/2010 16.18

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=ciancimino&mid=6&action=showall&andor=AND]* TUTTO SUL TESORO DI CIANCIMINO IN ABRUZZO[/url]