Non si nascerà più a Chieti: il punto nascita trasloca ad Ortona

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Chieti perde il punto nascita. Cioè a Chieti non si nasce più e le donne teatine andranno a partorire ad Ortona nel futuro e istituendo Centro Donna. La decisione è già stata presa politicamente e sembra motivata solo dal fatto che lo spostamento servirà a salvare dalla chiusura l’ospedale Bernabeo.


CHIETI. Chieti perde il punto nascita. Cioè a Chieti non si nasce più e le donne teatine andranno a partorire ad Ortona nel futuro e istituendo Centro Donna. La decisione è già stata presa politicamente e sembra motivata solo dal fatto che lo spostamento servirà a salvare dalla chiusura l'ospedale Bernabeo.
Potenziando il centro senologico del dottor Ettore Cianchetti, acquisendo i parti di Chieti, Ortona si accrediterà come un centro di eccellenza per tutta la sfera femminile: dal parto ai tumori.
La notizia, che creerà non poco scalpore, è stata confermata dal sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, che ha ricevuto una delegazione di medici e di personale ostetrico ed infermieristico dell'Ostetricia del SS. Annunziata, tutti allarmati dalle voci ricorrenti di trasferimento di tutta l'attività ad Ortona.
«Purtroppo la notizia è vera», ha spiegato alla delegazione Umberto Di Primio,«e mi è stata comunicata ufficialmente come progetto da realizzare».
Raggiunto telefonicamente, il sindaco ha chiarito a PrimaDaNoi.it:«Non sono perplesso, come mi ha chiesto: sono contrario e basta e non lo dico solo come dichiarazione di intenti: sto scrivendo al manager Asl Francesco Zavattaro perché deve restare traccia della mia contrarietà a questa spoliazione dell'ospedale di Chieti. Come sindaco ho il dovere di difendere la mia città e mi batterò perché questo trasferimento non avvenga». Come naturale, la notizia si è diffusa in ospedale ed in città ed ha spiazzato soprattutto le forze di maggioranza di centrodestra che pure hanno fatto campagna elettorale battendo sui valori dell'identità della città e che ora si potrebbero ritrovare con diversi concittadini che sui documenti patente porteranno la dicitura: nato ad Ortona.
E non per una necessità o per una libera scelta, come è capitato negli anni scorsi, quando il reparto di Ostetricia di Guardiagrele era diretto dal primario Renzo Gaglione, molto apprezzato professionalmente e quindi molto richiesto sia per i parti che per la chirurgia femminile.
Oggi invece la scelta di potenziare Ortona, dove comunque operano professionisti apprezzati, è l'espressione di una mancata programmazione nel settore materno-infantile della Asl di Chieti e forse di un fallimento della gestione del dipartimento, oltre che del disinteresse dell'Università.
Eppure stiamo parlando di un reparto universitario, quello diretto dal professor Liberati, dove l'anno scorso sono stati registrati 1569 parti, con un trend di crescita costante anche per la presenza di una Neonatologia molto avanzata (e punto di riferimento non solo regionale) oltre che di un Centro per la fecondazione assistita diretto dal professor Tiboni.
Ora con questo progetto del manager Zavattaro non solo le donne con una gravidanza a rischio saranno costrette ad emigrare in altri ospedali della Regione (chissà magari anche a Roma, Campobasso, San Giovanni Rotondo e così via), con ulteriori rischio per gravidanze già difficili, ma anche le partorienti saranno costrette a viaggiare.
E così, invece, di potenziare quello che già c'è al SS. Annunziata di Chieti e che funziona, qualcuno ha avuto la bella pensata di trasferire tutto ad Ortona.
Senza pensare che, ad esempio, attorno alla Neonatologia, quella che ha registrato qualche centinaio di ricoveri di neonati dai 600 grammi in poi, girano le competenze professionali del Centro trasfusionale, della RMN o dei laboratori che altrove non sono dello stesso livello.
Quello che sorprende di questa decisione è l'assoluta segretezza del processo che ha portato alla scelta di fare di Chieti una città dove non si nasce.
«Sarebbe l'unico capoluogo d'Italia senza neonati. Mi sembra proprio una scelta cervellotica», commenta il sindaco Di Primio.
Dopo la sede amministrativa della Asl, Chieti perde anche il punto nascita?
Una bella gatta da pelare per Di Primio che dovrà per forza di cose scontrarsi con i suoi colleghi di partito alla Regione ed al Parlamento che sembrano condividere il trasferimento o che comunque non si sono opposti e non hanno detto nulla.
Inutile sarebbe nascondersi dietro il pretesto della soluzione tecnica: chi ha nominato manager e sub commissari ha fatto una scelta politica.
Che alla fine penalizza Chieti, nell'assordante silenzio dell'Università d'Annunzio.

Sebastiano Calella 18/05/2010 19.05

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