I danni del sistema D’Alfonso: il Comune si costituisce nel processo Housework

Alessandro Biancardi

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I danni del sistema D’Alfonso: il Comune si costituisce nel processo Housework
PESCARA. Il Comune, costituitosi parte civile, chiede ai 26 imputati dell’inchiesta “Housework” un risarcimento di oltre due milioni di euro tra danni d’immagine e danni patrimoniali. Talvolta somme ingenti (per appalti troccati o affidamento di lavori irregolari).
Ma anche poche centinaia di euro per i rimborsi dei voli di D'Alfonso e di suo figlio.

A dicembre scorso la giunta comunale ha deciso di costituirsi parte civile incaricando della difesa l'avvocato del foro di Pescara, Claudio Di Tonno.
Significa che lo stesso ente Comune concorrerà all'eventuale risarcimento del danno in caso di condanna dei responsabili. Soldi che dovrebbero ripagare il danno causato dalla ipotizzata corruzione ma che sarà valutato dal giudice.
Nell'atto di costituzione il legale parla di un'immagine dell'istituzione comunale «fiaccata ed incrinata» dalla «pervasività delle condotte illecite», «dall'esasperata ed irrefrenabile ricerca del tornaconto personale dei vari protagonisti» e dalla «metodica coltivazione del culto della propria persona».
Un'immagine macchiata indelebilmente «da condotte illecite elevate a sistema». «I vari protagonisti hanno gravemente mortificato l'immagine dell'istituzione comunale pescarese», scrive l'avvocato Di Tonno per conto del Comune.
Il danno d'immagine chiesto dal Comune è stato quantificato in 1,3 mln di euro. Ai 36 capi d'imputazione corrisponde una cifra che va dai 500mila euro ai 2.500 euro ascritta agli imputati (in gruppo o singolarmente). Tra i risarcimenti più corposi c'è quello da 500 mila euro richiesto a Luciano D'Alfonso, Antonio Dandolo, Pierpaolo Pescara, Luciano Di Biase, Carlo Toto, Alfonso Toto e Giampiero Leombroni. Per un altro capo d'imputazione sono stati chiesti in totale 250 mila euro all'ex sindaco Luciano D'Alfonso, al suo braccio destro Guido Dezio, al portavoce Marco Presutti, Fabrizio Paolini, Marco Molisani, Giampiero Leombroni, Vincenzo Cirone, Luciano Di Biase, Pierpaolo Pescara e Antonio Dandolo.
Al danno d'immagine si aggiungono, secondo il difensore di fiducia del Comune, i danni patrimoniali diretti, «costituiti anche dalla distrazione del personale comunale e dell'impiego dei mezzi pubblici per il perseguimento di obiettivi illeciti».

DANNO PATRIMONIALE: DAGLI APPALTI AI BIGLIETTI AEREI

«Gli imputati, al fine di conseguire profitti illeciti», si legge nell'atto di costituzione parte civile, «hanno adottato od omesso di adottare atti che a loro volta hanno determinato rispettivamente un illecito esborso di somme da parte dell'Amministrazione oppure il mancato introito di somme in favore della stessa».
Secondo la tesi del Comune «nel caso in cui gli imputati, amministratori o dipendenti pubblici, abbiano omesso l'adozione di atti che hanno comportato il mancato introito di somme in favore dell'Amministrazione è fin troppo evidente che questi ultimi vadano condannati al risarcimento dei danni pari alle somme non incassate».
Per la maggior parte dei capi d'imputazione la parte civile non ha ancora quantificato il danno, cosa che verrà fatta durante il processo.
Il Comune chiede a Luciano D'Alfonso e Nicola Di Mascio un risarcimento di 59.475 euro «quale importo relativo agli onorari indebitamente versati dall'amministrazione in favore di Nicola Di Mascio».
Per i fatti emersi relativamente ad appalti e a lavori effettuati da Pietro Colanzi, l'amministrazione chiede la condanna di Luciano D'Alfonso, Guido Dezio e Pietro Colanzi al risarcimento della somma di 400.000 euro. Per altri capi d'imputazione si chiedono 120.000, più altri 92.000, all'ex sindaco e al suo braccio destro Guido Dezio, 339.200 euro a Luciano D'Alfonso, Giampiero Leombroni e Rosario Cardinale, 196.390 euro a Luciano D'Alfonso, Vincenzo Cirone e Rosario Cardinale.
Non manca il risarcimento chiesto a Guido Dezio per la vicenda che innescò la miccia dell'inchiesta: 7.310 euro per i 500 certificati rilasciati del servizio anagrafe.
Il Comune non è passato sopra alle poche centinaia di euro spesi per i voli di D'Alfonso.
Infatti tra i danni patrimoniali è annoverata anche la restituzione della somma di 321 euro quale costo del biglietto di volo aereo nella tratta Pescara/Milano, nonché il risarcimento di 450 euro «corrispondente al costo del biglietto rimborsatogli dal Comune di Pescara per il volo di linea del figlio Luca». Non è stata quantificata dalla parte civile la somma da chiedere a Luciano D'Alfonso, Guido Dezio, Fabrizio Paolini e Marco Presutti come risarcimento di tutte le somme erogate in favore della ditta Brandolini, Spray Record, Arquati, Servizi Arquati, Record, Micla, Radio Parsifal, Giancaterino Gianfranco, Piemme, Agenzia Manzoni Agenzia Publi Kompas.

Manuela Rosa 19/05/2010 9.15

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