Crack Giulianese: si indaga sui rapporti con le banche

Alessandro Biancardi

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GIULIANO TEATINO. C’è una strana coincidenza di date e di cognomi tra la relazione negativa dell’Ispettorato del lavoro di Chieti al Ministero sulla coop La Giulianese (poi messa in liquidazione coatta amministrativa della cooperativa) e l’affitto della sua attività alla società Energreen sempre per produrre marmellate.
I cognomi dei convenuti nello studio del notaio Giovanni De Matteis per l'atto di cessione di ramo d'azienda sono Profeta Antonio, presidente Giulianese, e Profeta Sara, rappresentante legale Energreen (padre e figlia).
Le date sono: maggio 2009 per la conclusione dell'ispezione e dell'istruttoria negativa, dopo la denuncia di irregolarità da parte di un socio, e 12 maggio per l'assemblea dei soci che autorizzava il presidente e 15 maggio per l'affitto di ramo d'azienda.
Un ultimo tentativo di salvare l'attività della Giulianese ormai compromessa dai debiti? O l'ennesimo gioco di prestigio del presidente, del tipo moltiplicazione dei pani e dei pesci (qui rappresentati dai soldi presi in prestito e garantiti dai soci)? Forse Profeta non si è ancora attrezzato per i miracoli, se è vero che le banche poi sono saltate addosso ai soci che hanno fornito garanzie.
In realtà i tempi di reazione degli istituti bancari sono stati abbastanza lenti e stranamente soft.
Qualcuno addirittura, come la BCC Sangro Teatina, sta cercando di non esasperare gli animi per non rovinare la sua immagine anche se la cosa pare ardua a Giuliano Teatino. Il fatto è che questa banca locale non gradisce che si parli del suo ruolo nella vicenda, poiché sarebbero in corso trattative per la sua fusione con un'altra BCC e quindi spera che la questione possa essere affrontata dal nuovo management.
A questo si aggiunge il timore che la Banca d'Italia, servizio Vigilanza, possa chiedere chiarimenti su queste operazioni di apertura di credito a soggetti senza garanzie reali o poco affidabili, proprio mentre si è diffusa la notizia che in un'altra BCC sarebbe già in corso un'ispezione.
C'è di più: al Comune di Giuliano Teatino la vicenda del buco milionario con le banche viene vissuta male sia per l'immagine negativa che si riflette su tutta la comunità, sia per un'altra vicenda che ora appare come uno sgarbo.
La BCC avrebbe negato un prestito di 200 mila euro proprio al Comune, che per ripagarlo avrebbe acceso un mutuo garantito dalla Cassa depositi e prestiti.
«No a pochi euro per noi – dicono in Comune - a Profeta milioni a gogò?»
Tra milioni che vanno e milioni che vengono (non dimentichiamo che si parla di molti miliardi delle vecchie lire), la cessione in affitto da parte della Giulianese di Profeta Antonio alla Eneegreen di Profeta Sara ha svelato un altro aspetto poco noto ai soci: in pratica la cooperativa non possiede nulla, né capannoni né macchinari né attrezzature.
Scorrendo l'atto notarile, si legge che il pastorizzatore/raffreddatore vasca, il depalettizzatore, la torre evaporativa, la dosatrice ecc. ecc. più i capannoni sono tutti gravati da contratti di leasing, cioè non sono di proprietà, ma in affitto.
E di questi contratti si fa carico Energreen che si impegna a pagare fino al 2016 un canone annuale composto del 50% dei leasing sui macchinari, il 25 % di quelli immobiliari più seimila euro annui nei quali è compreso anche l'affitto del marchio “Gli scrigni di Tullia”, concesso alla nuova produzione.
E così mentre la bufera del recupero crediti da parte delle banche si addensa sui soci fideiussori, si infittiscono le voci su incontri di soci preoccupati presso la BCC di Atessa e di Chieti scalo e su lettere in arrivo anche da altre banche in cui si fa chiarezza sulle persone coinvolte nella firma delle garanzie.
Non si parla invece di un altro mistero: come è stato possibile per La Giulianese ottenere tutti questi scoperti bancari?

Sebastiano Calella 17/05/2010 9.45

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=giulianese&mid=6&action=showall&andor=AND]* TUTTO SULLA VICENDA DEL CRACK DELLA COOP DELLE MARMELLATE[/url]

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