Divieto di entrare in Abruzzo per pentito di mafia: «pronto a fare una strage»

Alessandro Biancardi

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ROMA. «Sono pronto anche a fare una strage, ma alla comunione di mio figlio ci sarò», minaccia Carmelo Mutoli, 48 anni, palermitano, pentito di mafia.



L'uomo deve rispettare un divieto di entrare in Abruzzo che gli impedisce però di prendere parte a una cerimonia alla quale, dice, tiene più della sua vita.
Genero del boss della Noce Francesco Scaglione, con un passato anche lui di mafioso alle spalle, Carmelo Mutoli dal febbraio del 1994 esce ed entra da programmi speciali di protezione riservati ai pentiti, alternandoli con periodi nei quali, ammette senza riserve, è tornato anche a delinquere «pur di riuscire a campare».
In attesa di un nuovo programma di protezione per una collaborazione in atto con la Procura di Ancona (negli anni '90 collaborò anche alle indagini sulla strage di Capaci), Mutoli é fresco di galera: è uscito di carcere a gennaio 2010 per motivi di salute dopo aver scontato sei mesi di una condanna per detenzione illegale di un fucile.
Ma al momento della scarcerazione, gli è stato notificato un provvedimento di divieto ad entrare in Abruzzo.
E questo gli ha impedito ieri di prendere parte alla comunione di suo figlio, che si è svolta proprio in una località dell'Abruzzo.
A complicare le cose, anche una denuncia per stalking da parte della sua ex compagna, la madre del ragazzo, che lui ha più volte minacciata in quanto, dal suo ultimo arresto, gli avrebbe negato il permesso di continuare a vedere il figlio.
Anche per questo, la domanda che ha fatto di ottenere una deroga al divieto, gli è stata negata.
«Sono pronto anche a tornare in galera, però dopo la comunione di mio figlio perché a quella cerimonia io voglio esserci a tutti i costi. Altrimenti non so cosa sarei capace di fare. Qualunque giustizia non può privarmi dei miei diritti e doveri di padre».
Con i primi due figli, un maschio e una femmina, avuti dal primo matrimonio con la figlia del boss Francesco Scaglione, Carmelo Mutoli non ha più rapporti da 17 anni, il giorno del suo pentimento: «solo da qualche anno - dice - ne seguo la crescita grazie a Facebook. Adesso vogliono togliermi del tutto il diritto ad essere padre. Ma se - annuncia - il lato burocratico della giustizia prevarrà su quello umano, la mia scelta obbligata sarà quella di ritrattare ogni collaborazione fatta fino ad oggi e tornare indietro da quella scelta di legalità della quale avevo fatto l'unico scopo della mia vita».
Al momento non si sa ancora se l'uomo sia riuscito a raggiungere il figlio.

17/05/2010 9.10