Come Gugliotta? Due studenti abruzzesi in carcere da nove giorni

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Sono nella stessa cella di Regina Coeli Emanuele De Gregorio e Stefano Carnesale, i due studenti diciannovenni di Gessopalena, coinvolti nel violento dopo partita Roma-Inter del 5 maggio scorso.
Si parla di loro in queste ore come un ennesimo caso Gugliotta, il giovane romano scarcerato ieri su richiesta della Procura di Roma dopo sette giorni di carcere.
Il giovane, proprio come i due abruzzesi, era stato arrestato dalla polizia nel dopo partita Roma Inter e la sua posizione si è presto chiarita anche grazie all'ausilio di un video girato con il telefonino da un testimone.
Ma per i due ragazzi abruzzesi, invece, l'arresto ha assunto toni meno mediatici e probabilmente anche per questo si trovano ancora in carcere.
Il legale di Di Gregorio, Silvio Rustignoli ha spiegato che il suo assistito, più emotivo dell'amico, è molto provato e piange spesso, tanto che per lui è stato disposta un'assistenza psicologica.
Il legale ha presentato ieri alla cancelleria del Gip di Roma istanza di scarcerazione mentre è pendente un altro ricorso presso il tribunale del Riesame (Carnesale è difeso dallo studio romano Figas Diaz).
Intanto, per motivi burocratici legati alle norme sull'ordine pubblico, è stata spostata a sabato sera (ore 19.30) la fiaccolata di solidarietà prevista per ieri, organizzata dagli abitanti di Gessopalena per chiedere la scarcerazione dei due studenti universitari.
«De Gregorio - ha aggiunto l'altro difensore, Andrea Cerrone - fortunatamente ha iniziato a mangiare un po' di più, visto che questa era una circostanza che preoccupava ulteriormente. Ora è in cella con l'amico Carnesale e oggi ha confermato la sua totale innocenza e assoluta estraneità ai fatti, ribadendo che avevano solo chiesto ai carabinieri dove prendere il bus per tornare a casa».
«La vicenda giudiziaria - ha spiegato l'avvocato Rustignoli - ha gettato nella disperazione le famiglie interessate e creato sconcerto e sconforto nella comunità di Gessopalena, visto che il gip di Roma ha ritenuto che i due studenti, di moderata fede juventina e da solo otto mesi a Roma per gli studi, al pari degli altri arrestati sono stati definiti appartenenti ad un gruppo di persone di indole estremamente violenta, pienamente integrati negli ambienti criminali dediti alla preordinata realizzazione di violenti scontri con le forze dell'ordine».
Sul caso il senatore del Pd Giovanni Legnini ha presentato una interrogazione urgente al ministro degli Interni.
Legnini ha visitato i due ragazzi a Regina Coeli e spiega che «contrariamente a quanto risulta dagli atti di indagine e alla qualificazione della condotta contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare, i due giovani di Gessopalena, per altro incensurati, non appartenevano ad alcun gruppo di tifosi, essendo per altro di fede sportiva juventina ed essendosi recati allo stadio per la seconda volta nella loro vita al solo scopo di assistere allo spettacolo calcistico di una finale di Coppa senza appartenere ad alcuna delle due tifoserie».
«Nonostante i ragazzi nel loro interrogatorio abbiano fornito una più che verosimile versione dei fatti - aggiunge il senatore Pd - dimostrando la loro estraneità ad ogni episodio di violenza e di aggressione e fornendo anche riscontri (quali ad esempio una telefonata tra Stefano Carnesale ed il fratello Carlo Maria, nel corso della quale Stefano informava il fratello che dopo la partita era in attesa dell'arrivo dei mezzi pubblici per recarsi a casa insieme ad Emanuele e che erano preoccupati degli scontri tra ultras e Forze dell'Ordine), a tutt'oggi non è stato adottato alcun provvedimento di scarcerazione o quanto meno di attenuazione delle misure cautelari».
«La prolungata detenzione in carcere dei due giovani studenti - prosegue Legnini- sta causando loro gravi turbamenti psicologici anche in ragione del fatto che, professandosi innocenti ed estranei ai noti fatti violenti, gli stessi vivono nel convincimento di una non attenta valutazione della loro condotta da parte delle Forze dell'Ordine e della Magistratura».
«E' indispensabile e urgente - conclude Legnini - che il ministro dell'Interno chiarisca se in questa e in altre circostanze analoghe sia stato assicurato da parte delle forze dell'ordine il rispetto dei diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e, qualora dovesse essere accertata ogni estraneità dai fatti e dalla circostanze per cui è stata disposta la misura cautelare nei confronti dei due giovani, quali provvedimenti si intendano adottare nei confronti di coloro che si siano eventualmente resi responsabili di un corretto utilizzo dei poteri di polizia».

14/05/2010 8.18

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