Il crack della Giulianese fa paura ed emergono nuovi particolari

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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GIULIANO TEATINO. Potrebbe scappare anche un sorriso leggendo la lettera che la BCC Sangro Teatina di Atessa ha inviato il 14 luglio 2008 ad Antonio Di Cintio, uno dei fidejussori della cooperativa La Giulianese, da poco fallita.
«Caro amico», si legge in una lettera su carta intestata, firmata però con uno sgorbio incomprensibile, « ci devi 2.143.204,93 euro (duemilionicentoquarantatremila duecentoquattro/93, viene ripetuto con pignoleria, nel caso non fosse stato chiaro che non si trattava di uno scherzo). Possiamo scaricarti del peso della garanzia solo se ci paghi o se sostituisci la fidejussione con un'altra di gradimento della scrivente BCC».
A parte il gradimento (come se il criterio delle garanzie per questa Banca fosse quello della simpatia verso il debitore), appare un pò ridicolo chiedere oltre 4 miliardi delle vecchie lire ad un normale operaio, ad un impiegato o ad un lavoratore della terra. Eppure questo capita a Giuliano Teatino, nella vicenda che oggi tiene banco in paese perché lettere di analogo tenore, con tanto di ingiunzioni di pagamento e di pignoramenti, sono arrivate anche ad altri soci della Giulianese.
E' il regalo che il presidente Antonio Profeta (lui sì gradito alla BCC, ma non solo) ha lasciato ai consiglieri di amministrazione della cooperativa che sembrava impegnata a produrre marmellate e che invece era molto attiva a sfornare debiti (garantiti però da ignari soci).
E' lungo l'elenco delle banche a cui negli anni scorsi i soci ignari si sono affrettati a chiedere la revoca delle fidejussioni, appena sentito odore di bruciato: oltre la BCC (banca contro la quale sono più accesi i rimproveri, trattandosi di una banca locale che conosce i soci e che fa di questa specificità un suo punto di forza), ci sono la Caripe, la Banca di Roma, Intesa San Paolo, Banca Marche, Banca Tercas, Banca Unipol, Banca popolare di Ancona, BLS, Carichieti.
Il tutto per un totale di scoperto bancario di milioni di euro che a quanto pare veniva concesso senza troppi ostacoli e che ora queste stesse banche tentano di recuperare prendendosela con i singoli fidejussori.
I quali però, superato il primo momento di legittimo smarrimento, si sono uniti e si sono affidati ad un legale per fronteggiare la bufera.

NON MANCANO STRANEZZE

Emergono così le stranezze dell'attività della Giulianese: le incertezze delle banche che prima hanno iscritto queste cifre tra le sofferenze ormai perse ed ora tentano di rifarsi sui singoli soci o la nascita di una nuova società intestata alla figlia di Antonio Profeta che continua produrre marmellate all'interno dei capannoni come se niente fosse ed in forza di un affitto di ramo d'azienda avvenuto poco prima della liquidazione coatta amministativa. Infine voci su inchieste per scovare dove sono nascosti i soldi che mancano.
E così riappaiono i soci che già negli anni se ne erano andati, perché la cooperativa non pagava la frutta conferita, si fanno sotto gli operai che rivendicano salari non percepiti, spuntano le lettere delle banche.
Come quella di Unicredit che il 6 luglio scorso (quasi un anno fa) revocava la linea di credito concessa ed annullava lo scoperto generoso visto che il Piano di rientro dal debito non era stato rispettato, o come quelle della BLS.
Queste lettere, dalla dubbia efficacia, sono restate a testimoniare il tentativo subdolo di recupero coatto attraverso la paura ingenerata nei singoli soci, dopo aver concesso di tutto e di più ad una cooperativa decotta dai debiti: ecco l'ingiunzione di 182.825,36 euro ai 5 fidejussori (in data 9 aprile scorso) o l'ipoteca giudiziale per 520 mila euro sul capannone o il milione e mezzo della BLS del 10 agosto scorso o i 320 mila euro della Caripe del 23 novembre 2009, o il pignoramento finale di 320 mila euro ell'8 gennaio di quest'anno da parte della BLS.
Una specie di monopoli, dove però i soldi sono veri, anche se nessuno al momento dell'erogazione si era posto il problema di come una cooperativa di marmellate potesse pagare tanti debiti.

LA NUOVA SOCIETA'

Ma qualcuno, cioè il presidente, sapeva che la bufera stava per arrivare.
Ed il 14 maggio dello scorso anno con un atto notarile affittò un ramo di azienda alla Energreen srl, il cui capitale di 10 mila euro, dalla visura della Camera di commercio, risulta intestato per 7 mila euro alla figlia Sara e per 3 mila euro a Fizzani Carlo, che tra l'altro è figlio di uno dei soci “intaccati”.
Per ironia burocratica il settore di attività con cui la CCIAA registra queste società è quella della Sezione cooperative a “mutualità prevalente”, dove cioè un socio aiuta l'altro....
La Energreen era nata nel 2006 ed era impegnata nella produzione di energie alternative attraverso le biomasse, nel 2009 si trasferisce a Pesaro Urbino ed oggi la sua sede è Milano, corso Buenos Aires, Consorzio Progetta. E la sua attività ora è cambiata ed è quella delle marmellate: nella visura si legge “lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli e commercializzazione”. Un ritorno al passato della Giulianese, cooperativa nata per dare ai produttori locali una speranza che oggi è diventata un incubo.

Sebastiano Calella 13/05/2010 10.03