Casoli: «salvo il piccolo ospedale, se si riconverte»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

2955

Casoli: «salvo il piccolo ospedale, se si riconverte»
CASOLI. Si può guardare al futuro dell'ospedale di Casoli con maggiore ottimismo (parola dell'assessore regionale Lanfranco Venturoni) condito però con un pò di sano scetticismo (secondo l'intervento del sindaco Sergio De Luca).


Si è chiuso così il convegno organizzato dalla Cisl nella sala polivalente della piscina di Casoli, affollata di molti cittadini, diversi sindaci del circondario, consiglieri provinciali e regionali di maggioranza e di opposizione, oltre che di medici, infermieri ed impiegati amministrativi del “G. Consalvi”.
In sostanza la risposta dell'assessore regionale alla sanità al quesito “l'ospedale chiude o non chiude?” è stata quella di rispondere che l'assistenza sanitaria moderna vuole che il malato sia curato in un ospedale idoneo e non in un ospedale qualsiasi.
E siccome non può esserci dappertutto una rianimazione, una cardiochirurgia, una risonanza magnetica, una stroke unit per curare l'ictus e così via, i piccoli ospedali debbono solo essere riconvertiti ed erogare le prestazioni di base.
Chi ha un infarto o un ictus dev'essere portato il più rapidamente possibile dove ci sono le strutture e i macchinari adeguati, altrimenti essere ricoverati nel piccolo ospedale solo perché è il più vicino significa morire prima e non essere curati.
A dar man forte all'assessore anche il direttore sanitario della Asl provinciale. «Garantiremo un servizio di emergenza urgenza in grado di assicurare il pronto intervento anche per le zone interne», ha spiegato Amedeo Budassi che è stato, tra l'altro, “l'inventore” del 118 in Abruzzo ai tempi dell'assessore Del Colle.
In sintesi l'ospedale potrebbe essere così organizzato: un Deu (dipartimento di emergenza urgenza) di 1° livello, cioè Pronto soccorso di base, Radiologia con Tac, Laboratorio analisi, poi Reparti di Lungodegenza e di Fisiatria, servizi ambulatoriali vari, dalla Dialisi che esiste e potrà essere potenziata, alla Chirurgia ambulatoriale ad altri ancora, raggruppandoli dai distretti un po' inefficienti.
Il che significa, dunque, anche sicurezza per il posto di lavoro degli addetti, perché l'ospedale è anche una delle “fabbriche” più importanti del territorio.
Tutto bene dunque?
Non proprio, a sentire gli interventi che hanno apprezzato comunque l'incontro e la partecipazione di Venturoni, ma che hanno sollevato una perplessità di fondo:«le parole e gli annunci vanno bene, aspettiamo però i fatti. Troppo spesso non c'è stata corrispondenza tra le promesse e le delibere attuative di alcuni provvedimenti annunciati».
E' stato il leit motiv di tutto l'incontro, un ritornello ripetuto che viene dal passato di attacchi all'ospedale anche quando si diceva che si voleva proteggerlo: lo hanno ricordato Camillo D'Alessandro, Silvana Vassalli, Antonio Menna, Dante Troilo, Giuseppe Borea, Franco Caramanico, Pierluigi Natale, Antonio Tamburino, Enrico Di Giuseppantonio, Emilio Nasuti e per la Cisl Fiorindo D'Addario e Vincenzo Traniello. E questa posizione è stata chiara anche nell'intervento di Antonio Tavani, sindaco di Fara San Martino, oltre che vice presidente della Provincia: «Noi non abdichiamo alla difesa del territorio».
Non sono mancate, naturalmente, le polemiche, soprattutto contro Michele Caporossi, l'ex manager della Asl Lanciano Vasto (che peraltro ha preannunciato una risposta) ed uno scontro politico finale al calor bianco tra Caramanico e Venturoni, che da tempo si sfidano sui conti della Sanità abruzzese.

Sebastiano Calella 08/05/2010 10.37