Castello Aragonese Ortona, 60 giorni per eliminare barriere architettoniche

Alessandro Biancardi

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Castello Aragonese Ortona, 60 giorni per eliminare barriere architettoniche
ORTONA. Il Comune di Ortona avrà 60 giorni di tempo per procedere all'eliminazione delle barriere architettoniche all'interno del Castello Aragonese, riaperto al pubblico un anno fa dopo un lungo intervento di restauro.
Lo ha stabilito la sezione distaccata ortonese del tribunale di Chieti, pronunciandosi lo scorso 24 aprile sul ricorso presentato da Antonio De Pompeis, assistito dall'avvocato Fabio Palermo di Ortona, un uomo disabile affetto da sclerosi multipla.
De Pompeis si era rivolto alla magistratura sentendosi discriminato per essere impossibilitato ad accedere al monumento e a partecipare alle manifestazioni organizzate al suo interno.
«Ho ravvisato una discriminazione nei miei confronti», racconta l'uomo a PrimaDaNoi.it, «pertanto, avvalendomi delle nuove norme in vigore, ho denunciato il Comune, anche con richiesta di danni morali».



Il giudice Rita De Donato ha così condannato il Comune anche al pagamento di un risarcimento danni a De Pompeis di 7500 euro, oltre al pagamento delle spese processuali per 2.913 euro.
A pesare sulla decisione, oltre allo stato dei luoghi dove non esistono sistemi per garantire l'accesso ai non deambulanti, anche la circostanza che nel piano delle opere pubbliche recentemente approvato dal consiglio comunale, figurassero appena 80mila euro per l'abbattimento delle barriere architettoniche in tutta la città.
Il giudice rileva, inoltre che il Comune, nonostante le continue richieste di De Pompeis non ha mai «fornito in concreto la prova nemmeno dell'avvio del procedimento amministrativo» per i lavori di abbattimento delle barriere architettoniche.
Somma ritenuta eccessivamente esigua.
E' già stata fissata per il prossimo 22 luglio l'udienza per la verifica della realizzazione delle opere.
Una prima lettera De Pompeis l'aveva scritta al sindaco Fratino già nel giugno del 2009. «Non è successo niente dopo quella mia missiva», ricorda ancora l'uomo.



Il Comune ha fatto orecchie da mercante sebbene le leggi siano ben chiare.
«Quanto assegnatomi per risarcimento lo utilizzerò per il sostegno a distanza di bambini, non terrò un euro», assicura ancora. «Lo scopo principale prepostomi, era quello di dimostrare che ci sono i mezzi per far valere i nostri diritti».
Questa è la seconda sentenza in materia di discriminazione in tutta Italia, la terza dovrebbe essere quella inerente il quarto ponte di Venezia, ovvero il nuovo ponte aperto da poco sul Canal Grande, costato 7 milioni di euro e non utilizzabile dai disabili.
«E' importante che si sappia che c'è un modo per obbligare le istituzioni al rispetto delle leggi», continua De Pompeis, «e quindi invogliare i disabili, che vedono venir meno i loro diritti, a prendere iniziative. Possiamo cambiare le cose, ma dobbiamo muoverci per primi, anche se incollate ad una sedia a rotelle».

08/05/2010 9.29


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