Altri sei fallimenti per Angelini, più vicini gli accreditamenti

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Altri sei fallimenti per Angelini, più vicini gli accreditamenti
CHIETI. Il Tribunale ha deciso: falliscono altre sei società di Angelini, delle otto che erano sotto esame. Si tratta di Verde, Verde 2, Seac, Logicon ed altre due piccole società che si aggiungono al fallimento di Villa Pini.
Per SanStefar e Maristella i tempi saranno più lunghi perché ci sono due articolate proposte di concordato preventivo che vanno vagliate e approfondite.
Per le sei piccole società di servizi, invece, il controllo è stato molto più rapido. Prosegue in questo modo come un caterpillar l'attività della sezione fallimentare del Tribunale di Chieti che ha preso per mano la vicenda Angelini e la sta guidando verso esiti amministrativamente corretti.
Che questo sia il modo giusto di tutelare i dipendenti potrebbe anche essere discusso, ma è certo che sia l'unico modo per uscire dall'impasse che durava da un anno. Insomma l'assenza delle scelte politiche e qualche incertezza nelle strategie di alcuni sindacati hanno consegnato ai giudici il destino della galassia Angelini.
Che ora dipende dal curatore fallimentare e dal braccio di ferro ingaggiato con il commissario della sanità per la vicenda degli accreditamenti, prima sospesi, poi forse restituiti per il 2010.
Di questo, infatti, si parla nelle riunioni tecniche che si susseguono alla Regione tra il sub commissario Giovanna Baraldi ed i rappresentanti dell'esercizio provvisorio di Villa Pini.
Saltata la firma del contratto prevista per il giorno 3 a causa di alcuni ritardi tecnici (tra questi la strana, ripetuta allergia della Regione a comunicare i dati ufficiali in suo possesso), il curatore fallimentare e la Baraldi si dovrebbero vedere nei prossimi giorni e non è esclusa la presenza di Gianni Chiodi, se ci sarà la firma.

ACCREDITAMENTI: REGIONE E CURATORE SI AVVICINANO

Su questo fronte sembra registrarsi qualche avvicinamento delle rispettive posizioni: più morbida la Regione, più elastica la curatela.
Quindi più che di un braccio di ferro, si tratta di un tira e molla, visto che il curatore deve assolutamente difendere i diritti dei creditori e la Regione è costretta nella camicia di forza del Piano di rientro.
Il motivo del contendere è la proporzionalità dei tagli effettuati alle cliniche: se i documenti della Regione dimostreranno che a Villa Pini è stata tolta la stessa percentuale degli altri, la firma ci sarà.
All'interno di questo budget potranno variare le cifre per il Cdr (il reparto dei malati respiratori più gravi) o per la riabilitazione psichiatrica.
Che poi i totali assegnati alla Clinica fallita sembrino troppo lontani dalle cifre conosciute negli anni scorsi, ciò dipende dal criterio utilizzato per definire il budget. Se si prende a base del conteggio il fatturato 2009, depurato dell'inappropriatezza e di una percentuale di taglio, si arriva a cifre ben più modeste per Villa Pini che già nel 2009 era stata investita dalla crisi.
Cioè se prima si fatturavano – facciamo un esempio numerico semplice - 10 milioni, l'altro anno il fatturato di Angelini è stato di 5 milioni.
Meno i tagli, si arriva a 4.
E su questi 4 milioni - o quanti saranno – ci sarà l'incontro delle posizioni contrapposte.
La domanda sorge spontanea: la scelta del criterio (cioè il riferimento al fatturato) è molto punitiva per Villa Pini?
Infatti le altre cliniche possono esibire fatturati anche maggiori del budget previsto perché le prestazioni in eccedenza (anche quelle erogate per la crisi di Angelini) sono state riconosciute.
E così mentre è ingiusto che i figli paghino per le colpe dei padri, il curatore si trova a scontare gli effetti di un meccanismo perverso contro Villa Pini, già scattato molto prima del fallimento.
E' il complotto di cui parla Angelini?

Sebastiano Calella 06/05/2010 10.33


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