L'Abruzzo post terremoto appetibile per truffe, 11 arresti

Alessandro Biancardi

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CATANIA. Realizzare una joint venture in Abruzzo con la Regione dopo il terremoto per ottenere fondi per costruire un centro di ricerca per produrre carburante ecologico.

Era stato organizzato anche questo piano dalle 11 persone arrestate questa mattina dalla Guardia di Finanza di Catania nell'ambito di una inchiesta che ha portato anche al sequestro di 4 call center utilizzati per ottenere indebitamente contributi pubblici per oltre 44 milioni di euro.
L'inchiesta ha accertato che i call center avevano l'obiettivo di accaparrarsi contributi pubblici, presentando progetti basati essenzialmente su acquisti di programmi da software house ''fittizie'', appositamente create.
Al termine dell'operazione, che ha visto l'impiego di oltre 100 militari della Guardia di Finanza, sono stati sequestrati beni per 130 milioni di euro.
Fra questi anche uno yacht a vela di oltre 20 metri, vincitore di diverse regate oceaniche, anni fa set cinematografico del film ''Ore 10, Calma Piatta'' con Nicole Kidman.
Ma la volontà degli indagati era anche quella di costruire un centro di ricerca per produrre carburante ecologico.
La formula era stata già sperimenta negli Usa ma rivelatasi assolutamente inefficace, per avere contributi che lo Stato avrebbe speso nella ricostruzione.
E' uno dei progetti a cui lavora uno degli indagati dell'operazione Call center connection che è intercettato, nell'aprile del 2009, dalla guardia di finanza.
Nella telefonata ascoltata dagli investigatori un uomo rimasto sconosciuto dice che presto avrà «una certificazione americana» che gli permetterà di fare «il primo carburante al mondo bio-degrabile». E che per questo «bisogna fare uno stabilimento che produce la sostanza» e fare aggiungere da un esperto «degli ingredienti che non servono a un cazzo, in modo che nessuno ci capisca nulla».
Insomma lo scopo è solo uno: ottenere i soldi per un prodotto che poi sarà inutile.
L'uomo spiega all'imprenditore indagato perché la scelta dell'Abruzzo, mostrando ancora una volta quella scarsa sensibilità e lo sciacallaggio già intercettato poche ore dopo il sisma, quando due imprenditori ridevano pregustando i ricchi appalti per la ricostruzione.
Anche in questo caso la regione risulta appetibile «per la visibilità con il mondo intero», perché «donando» parte del ricavato sarà più facile «avere le autorizzazioni nell'iter burocratico» ma soprattutto perché «ci vorranno 20 anni per accertare che alla fine è un prodotto di merda...».

LA TELEFONATA FATTA POCHI GIORNO DOPO IL TERREMOTO

La telefonata è intercettata una sera di aprile del 2009 dalla guardia di Finanza di Catania.
Al telefono sono Ermanno Traverso, arrestato nell'ambito dell'operazione Call center connection, e un imprenditore del quale non è svelata l'identità e che propone 'l'affare'.
La proposta è di «regalare alla Regione Abruzzo lo sfruttamento della licenza» e di «destinare tutti gli utili alla ricostruzione e non a fini di lucro».
Questo permetterebbe di «avere in 24 ore tutte le autorizzazioni» e quindi, sottolineano gli investigatori, riuscire a ottenere i finanziamenti necessari per realizzare lo stabilimento e «il primo carburante al mondo bio-degradabile» inutilizzabile.
La proposta è valutata da Traverso come «una buona idea».

05/05/10 11.38

IL MECCANISMO DELLA TRUFFA

Un software, con tanto di 'codice sorgente', che avrebbe dovuto essere sviluppato e creare posti di lavoro nei call center, ma che in realtà non funzionava perfettamente o non era completamente utilizzato. E' il 'cuore' della presunta truffa da circa 34 milioni di euro, ottenuti con fondi della 488, scoperta dalla Gguardia di finanza di Catania che ha portato la Procura etnea a chiedere e ottenere l'arresto di 10 indagati e il sequestro di beni per 130 milioni di euro, compresa una barca a vela di 21 metri, vincitrice di diverse regate oceaniche e nota per essere stata il set cinematografico del film 'Ore 10, calma piatta' con l'attrice Nicole Kidman.
Il meccanismo, ricostruito dlla agenzia Ansa, portato alla luce dall'inchiesta “Call center connection”, coordinata dal procuratore capo Vincenzo D'Agata e dal sostituto della Dda Antonino Fanara, è quello tradizionale delle fatture false o 'gonfiate' tra società apparentemente estranee tra loro ma che, secondo l'accusa, sarebbero invece collegate.
Succedeva così che la casa madre che aveva sede nello stato del Delaware, considerato il 'paradiso fiscale' degli Usa, attraverso società controllate comprava per pochi soldi il software che rivendeva ad aziende a lei riconducibili a cifre sovrastimante fino ad arrivare a quattro call center che pagavano: la B2b con sede legale a Catania ma operativa a Trapani, la Multimedia planet con sedi a Trapani e Bistritto (Bari), la Multivoice di Lametia Terme (Catanzaro) e la Soft4web di Vibo Valenzia.
I soldi erano però poi rimborsati dallo Stato con la 488 e ritornavano al vertice della 'piramide', cioé a chi secondo i pm gestiva la 'filiera''.
Per la Procura di Catania il progetto sarebbe stato creato da tre indagati ritenuti i "promotori dell'iniziativa": Ermanno Traverso, di 56 anni, di Torino; Giancarlo Catanzaro, di 50, di Genova; e Giancarlo Grenci, di 40, di Milano.
I primi due sono stati arrestati, il terzo è attualmente irreperibile.
Per la Guardia di finanza erano proprio Traverso e Catanzaro gli amministratori non soltanto delle società estere ma di 'fatto' i veri controllori di tutta la 'catena'.
Traverso e Grenci, inoltre, sarebbero anche i fornitori del 'software' incriminato attraverso società a loro riconducibili: la Virinchi international limited, con sede in una fattoria isolata della Nuova Zelanda nonostante abbia un fatturato di oltre 90 milioni di euro; e la Viviobio di Dublino.
Accertamenti sono stati eseguiti dalla polizia postale di Catania nella "collegata galassia Phonemedia, società Raf di Novara", azienda per la quale il 26 aprile scorso il Tribunale ha disposto l'amministrazione straordinaria e i cui lavoratori senza stipendio attendono la cassa integrazione straordinaria.
«In queste truffe mordi e fuggi - ha affermato il procuratore capo di Catania, Vincenzo D'Agata - l'aspetto più doloroso è l'utilizzo di giovani precari. Molti lavoratori hanno trovato la sede dell'azienda chiusa, perché gli organizzatori dopo avere incassato il denaro scomparivano».
Ma il settore del call center non era l'unico che interessava Traverso che intercettato al telefono subito dopo il terremoto in Abruzzo progettava, con un imprenditore la cui identità non é stata svelata, di realizzare una truffa anche nella zona colpita dal sisma.
L'idea è di creare una società che produce un carburante biologico in società con la Regione: devolvere gli utili per la ricostruzione ma trattenere per sé i finanziamenti.
«Tanto - spiega l'imprenditore - ci vorranno 20 anni per accertare un prodotto di merda, insomma alla fine...».

05/05/2010 19.32


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