L’interrogatorio di Vincenzo Angelini: non risponde al giudice

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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L’interrogatorio di Vincenzo Angelini: non risponde al giudice
CHIETI. Interrogatorio di garanzia per Enzo Angelini, dopo gli arresti domiciliari nella sua abitazione di Francavilla al mare. Alle 9,30, accompagnato dal suo avvocato Sabatino Ciprietti, l'ex patron di Villa Pini arriverà al Tribunale di Chieti dove sarà interrogato dal Gip Marina Valente. (Foto di Sebastiano Calella)
Come noto, da tempo Enzo Angelini si è spogliato delle cariche sociali che ricopriva, ma è sempre lui il protagonista delle vicende giudiziarie che hanno investito Villa Pini.
Il Gruppo che faceva capo a lui ora è diretto dalla figlia Chiara che deve fronteggiare le richieste di fallimento avanzate dalla Procura della Repubblica di Chieti. L'interrogatorio giunge al termine del periodo concesso dopo l'arresto per la convalida del provvedimento restrittivo ed avviene nel massimo riserbo per una scelta imposta dal procuratore Pietro Mennini che ha di fatto silenziato tutto quello che ruota intorno ad Angelini.
Può essere anche questa la spiegazione della poca attenzione che i media hanno riservato all'arresto pure eclatante.
In questa atmosfera soft, filtra poco sull'atteggiamento che Angelini terrà di fronte al giudice Marina Valente.
Altri imputati eccellenti spesso hanno scelto la via del silenzio come strategia processuale, ma conoscendo l'irruenza di Angelini non è escluso affatto che su alcuni punti vorrà dire la sua ed illustrare la tesi del complotto che i poteri forti gli hanno teso per appropriarsi di Villa Pini.
Dall'altra parte, il procuratore e gli investigatori del pool messo in campo per scandagliare i conti delle società replicheranno che non c'è nessun complotto, ma solo un uso disinvolto dei soldi delle varie società in un intreccio di spese, di crediti e di debiti che alla fine hanno generato un buco da 100 milioni di euro.
Una ammissione chiara fatta già a marzo 2008 quando Angelini si sedette per la prima volta davanti ai magistrati pescaresi Trifuoggi, Di Florio e Bellelli e, deciso a raccontare tutto, precisò «premesso che anche in Tibet sanno che sono uno scialacquatore, ho distratto oltre 100milioni di euro dalle casse della Novafin la finanziaria del gruppo». Questo fu l'incipit il seguito furono i racconti delle presunte mazzette versate a Del Turco e gli altri. Una ammissione che si è trasformata in bancarotta fraudolenta il giorno stesso in cui il tribunale di Chieti ha dichiarato il fallimento di Villa Pini srl.
Un buco che ha contribuito a creare una serie di conseguenze come il mancato pagamento di stipendi ai dipendenti ed i sequestri delle opere d'arte.
Intanto non sono ancora pronte le decisioni del Tribunale fallimentare alle prese con la complessità dei piani presentati per il concordato preventivo per San Stefar e per Maristella.
Potrebbe perciò avvenire che per le richieste di fallimento alcune saranno decise a breve (quelle per le società più piccole) altre avranno bisogno di più tempo.
Per l'interrogatorio di stamattina davanti al Gip, in sostanza, sembra però che la linea difensiva di Angelini potrebbe essere quella già annunciata prima degli arresti: non ci sarebbe stata distrazione dei beni da una società all'altra, ma solo “libera” circolazione dei capitali all'interno del Gruppo: si trattava non di società singole, ma di società sorelle che attingevano dalla stessa cassa, il che era di fatto riconosciuto anche dalla Regione che - quando pagava - erogava le cifre in maniera indistinta. Oggi Angelini dovrà spiegarlo al Gip che deciderà se gli arresti domiciliari erano motivati o no.
Il tutto in un giorno storico, il 5 maggio, che per una strana coincidenza (certamente non voluta dalla Procura) potrebbe segnare il tramonto dell'ex re della sanità privata, il quale però in passato è stato capace di resuscitare più volte.

05/05/2010 8.59



ANGELINI NON RISPONDE


Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Enzo Angelini non ha detto una parola durante l'interrogatorio di garanzia davanti al Gip.
Così in meno di dieci minuti l'udienza è stata aperta e chiusa ed il patron di Villa Pini è tornato agli arresti domiciliari.
Nonostante l'impossibilità di parlarci ed il riserbo dell'avvocato Sabatino Ciprietti, Angelini è apparso provato, non si sa se per una strategia processuale o perché fiaccato dagli arresti.
Probabilmente per entrambe le cose, visto che stamattina al Tribunale di Chieti, oltre la Finanza e la Digos, c'erano un paio di Vigilantes assunti dalla figlia Chiara per stare vicino al padre.
Tutto è cominciato un po' in anticipo rispetto all'ora di convocazione e cioè le 9,30.
Da una parte, ingresso principale, sono arrivati il procuratore Pietro Mennini, accompagnato dai sostituti Falasca e Dell'Orso.
Dal retro è salito invece Angelini, accompagnato dall'avvocato, come aveva prescritto l'ordinanza che ha concesso ad Angelini l'arrivo da Francavilla nell'auto di Ciprietti.
C'è stata un po' di ressa, perché i giornalisti inizialmente non sono stati ammessi nell'atrio del Tribunale, anche se poi il cordone di sbarramento si è allargato.
Alle 9,15 è arrivato anche il Gip Marina Valente, ma dopo un quarto d'ora è uscita proprio perché non c'era niente da ascoltare.
Nei corridoi, ad aspettare la fine dell'udienza, uno stretto servizio di controllo da parte della Guardia di Finanza del Colonnello Gabriele Miseri e della Digos, da tutti giudicato un po' eccessivo, perchè in altri Tribunali e con altri arrestati le maglie per i giornalisti sono sicuramente più larghe.
Molto più difficile il lavoro dei giornalisti in queste condizioni e difficile poter informare.
Alle dieci circa, Angelini, scortato dall'avvocato Ciprietti, dalla Gdf e dai vigilantes, è uscito dalla porta della sala dell'udienza, ha sceso i gradini che portano all'uscita secondaria del Tribunale ed è stato fatto salire su un'auto civetta della Finanza, scortata dall'Alfa di servizio dei Finanzieri.

Sebastiano Calella 05/05/2010 11.18



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