Disabili non autosufficienti, delusione a Lanciano per la proposta bocciata

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Deluse le aspettative dell’associazione A.I.A.S. Sezione di Lanciano Onlus e di alcuni disabili di Lanciano.

Nell'ultima seduta di concertazione per l'elaborazione dei contenuti da promuovere in favore della non autosufficienza, hanno vista bocciata la loro proposta di avviare in modo sperimentale alcuni progetti di Vita Indipendente.
Due le riunioni promosse dall'assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Lanciano per condividere con alcuni rappresentanti di categoria, la Asl Lanciano-Vasto-Chieti, i sindacati e i funzionari del settore, i contenuti tematici ed economici da elaborare all'interno del PLAN (Piano Locale per la Non Autosufficienza) per gli anni 2010 – 2011.
«Nonostante la gran parte dei presenti fosse favorevole alla proposta dell'A.I.A.S. e quindi all'avvio, per le annualità 2010/2011, di alcuni progetti sperimentali di Vita Indipendente», racconta Cinzia Di Sebastiano, presidente dell'Aias, «il piatto della bilancia è pesato maggiormente sull'impossibilità di scorporare o aggiungere dal budget finanziario generale un capitolo di spesa per la Vita Indipendente, ma soprattutto, sono pesate maggiormente le opinioni dubbiose di una minoranza di partecipanti, rappresentanti degli anziani e dei pensionati, che hanno avuto l'accortezza di esprimere pareri su tematiche, relative alla disabilità grave a loro completamente sconosciute».
La promessa dell'assessore alle Politiche Sociali, Angelo Palmieri, non risulta essere soddisfacente per l'associazione A.I.A.S. che ha apertamente mostrato la propria delusione perchè il “gruppo di lavoro” «non ha saputo cogliere l'originalità, l'innovazione e soprattutto la possibilità di razionalizzare la scelta delle risorse del terzo settore, come auspicato dalla Regione Abruzzo e dal Piano per la Non Autosufficienza».
Dal 2006 l'associazione sta promuovendo, sul territorio regionale, una svolta culturale relativamente all'approccio e alla presa in carico della persona con disabilità e la propria famiglia. «Non è' più possibile – precisa Di Sebastiano - promuovere o avere solo e semplicemente una proposta di aiuto standardizzata in favore della persona con disabilità. Le persone di una comunità sono completamente diverse l'una dall'altra e lo stesso, anzi, sicuramente ancora di più, accade per le persone con disabilità, anche se queste sono “classificate” secondo una medesima patologia».

05/05/2010 8.06