Inchiesta Vestina. Luciano Tarantelli: «io e la Ciajka siamo parti lese»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

3382

PESCARA. «In tutta questa vicenda la Ciajka e il sottoscritto sono parti lese». E' questo il commento fatto a PrimaDaNoi.it da Luciano Tarantelli, presidente della cooperativa.


Entrato nell'inchiesta per via di alcune conversazioni e intercettato insieme ad altri indagati oggi Tarantelli vuole però fare la sua ricostruzione dei fatti.
E parte da un dato che lui dichiara certo: «non ho mai cenato o pranzato a Elice o altrove in presenza di Mazzetti».
Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura di Pescara che sta indagando su presunti appalti pilotati dal sindaco di Farindola, Antonio De Vico in qualità di consigliere della comunità montana Vestina, la Agorà si aggiudicò il bando, così come era stato stabilito a monte.
A farne le spese tutte le altre, tra le quali anche la Ciajka la cooperativa che aveva gestito sino ad allora le borse lavoro. E Tarantelli si lamentò con De Vico.
Ma, dice la procura, la struttura del bando pubblicato dalla Comunità Vestina fu concepita per eliminare le piccole cooperative e lasciare libero il campo alla prescelta.
Anche quella di Tarantelli venne fatta fuori.
«De Vico», ricorda oggi a PrimaDaNoi.it proprio Tarantelli, «presa a male una mia reazione contro un nuovo bando affossa-locali che da lui, noto esponente Pd intercomunale, dissi di non aspettarmi. Volle farmi incontrare con Mazzetti (dell'Agorà, ndr) per individuare possibilità di collaborazione in vista della gara. Gli obiettai che l'Agorà si era appena liberata dell'associata coop Filadelfia per accettare una nuova palla tra i piedi, ma rispettosamente dimostrai di essere in grado di ascoltare e di non essere un ottuso, fermo sulle sue "anacronistiche" posizioni».
Nessuna cena a tre ad Elice, però, come si evince dalle carte della Procura, assicura Tarantelli: «con Mazzetti potetti parlare appena 15 minuti, a Penne: il tempo per capire che De Vico aveva solo cortesemente voluto dimostrarsi propositivo con me. Mazzetti mi fece riferimento alla possibilità di un sub-appalto indicando persino una percentuale sbagliata. E' noto agli operatori locali che la Ciajka non ha mai accettato di lavorare in sub-appalto».
Ma c'è un altro fatto che Tarantelli oggi ritiene importante e che non è stato riportato: «altre telefonate mie documentano che per la stessa gara cercavo di chiudere la trattativa con una grande Coop piemontese, per far rientrare la Ciajka in attività. Combinazione volle che la Coop piemontese e l'Agorà di Arezzo si conoscevano, a mia insaputa: stavano associandosi per prendere la Casa di Riposo di Caprara. Lo seppi troppo tardi, un paio di mesi dopo, quando venne fuori la notizia dell'affidamento della Casa di Riposo alle due mega-coop associate. Spiegandomi solo allora, in tal modo, quell'indugio di troppo della Coop piemontese, sotto scadenza di appalto, che mi consigliò la rinuncia alla partecipazione alla gara».
«De Vico voleva solo distogliermi dal fare ricorso?!», domanda oggi Tarantelli.
Dalle intercettazioni telefoniche, infatti, si evince proprio che il sindaco di Farindola si preoccupò di un possibile ricorso e tirò un sospiro di sollievo quando seppe che Tarantelli non lo avrebbe presentato.
«L'onere del ricorso poteva riguardare decine di imprese interessate», ricorda oggi il responsabile di Ciajka, «da ogni dove; e poi tutti, nel settore, sanno che in 20 anni ho prodotto solo una volta ricorso, e per una gara vinta: mi bastò la lezione (gara scippata per un assurdo cavillo formale e consistenti spese legali da pagare) e non ho più inteso sprecare soldi per contrastare inutilmente volontà politiche contrarie».

04/05/2010 14.06


[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=26295&page=1]LA GARA VINTA E LA PAURA DEI RICORSI[/url]