L'opposizione di Farindola: «adesso De Vico deve dimettersi»

Alessandro Biancardi

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FARINDOLA. Forse è arrivato il momento che il sindaco Antonio De Vico si dimetta. Lo pensa anche l'opposizione dopo giorni in cui non aveva premuto troppo sulla richiesta.


Il primo cittadino è stato arrestato il 22 aprile scorso ma resta saldo al comando del Comune. Da due settimane è agli arresti domiciliari. Aveva chiesto di poter almeno andare a lavorare nel suo studio medico ma il gip ha detto no. All'interrogatorio non ha parlato, così come stabilito dai suoi legali di fiducia. Lui, se avesse potuto fare come voleva, avrebbe risposto.
Almeno così ha detto il suo avvocato che nei giorni scorsi ha spiegato ai giornalisti di aver insistito affinchè preferisse il silenzio.
Un silenzio dettato da una linea difensiva a quanto pare già chiara e che si paleserà solo quando gli avvocati avranno finito di leggere i venti faldoni allegati all'ordinanza di custodia cautelare.
Intanto la vita politica nel Comune di Farindola va avanti. O almeno ci prova.
Per Luca Labricciosa, capogruppo della minoranza, a quindici giorni dall'arresto «il nostro primo cittadino, anche per riportare un clima tranquillo e sereno tra i cittadini», è opportuno che «venga spinto da un alto senso civico e morale e compia un forte gesto di responsabilità rassegnando le proprie dimissioni da sindaco del Comune di Farindola».
Il 23 aprile scorso, giorno successivo all'arresto del primo cittadino si è svolto il consiglio comunale.
In quella occasione Labricciosa espresse piena solidarietà nei confronti del sindaco stesso ed in particolar modo, della sua famiglia sottolineando, inoltre, la sua «completa fiducia verso l'operato della magistratura».
«Sono però ormai passate due settimane», spiega il consigliere per motivare il suo cambio di rotta, «e la situazione appare ben lungi dall'essere risolta. In questi giorni infatti, il GIP ha confermato gli arresti domiciliari e sono stati consegnati a tutti i Consiglieri Comunali, me compreso, sia il verbale nel quale sono elencati i reati contestati e sia il provvedimento di sospensione, da parte del prefetto, dalla carica di sindaco».
Il rischio che la vicenda si protragga ancora per molto tempo è più che concreto, dice ancora Labricciosa.
«Ne consegue che sia il Consiglio che la Giunta Comunale, privati della loro guida politico-amministrativa, non saranno in grado di espletare al meglio le proprie funzioni a discapito di tutta la collettività, con conseguenze negative per il Comune di Farindola ed i suoi abitanti, smarriti e confusi dall'accaduto».

04/05/2010 10.46


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