Cassazione. Il Comune è sempre responsabile per i danni causati da cani randagi

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ROMA. I Comuni devono assumere provvedimenti per evitare che gli animali randagi arrechino disturbo alle persone nelle vie cittadine.


Lo ricorda la Cassazione, annullando con rinvio una sentenza con cui la Corte d'appello di Napoli aveva escluso la responsabilita' del Comune di Roccamonfina in merito all'aggressione, subita da una signora ultraottantenne, da parte di un cane randagio.
Per i giudici di secondo grado, la donna era caduta rompendosi il femore non a causa del cane, ma solo per il timore di essere aggredita.
La Suprema Corte (terza sezione civile, sentenza n.10190) ha accolto il ricorso presentato dall'anziana, definendo «intrinsecamente illogica ed antigiuridica» la motivazione della Corte d'appello, nella parte in cui «ha ritenuto che la tarda eta' della vittima e la piccola taglia del cane valessero a porre a carico della danneggiata l'intera responsabilita' dell'incidente».
Infatti, «sussistendo l'illecito, cioe' l'indebita presenza sulla strada del cane randagio - si legge nella sentenza - la peculiare debolezza e sensibilita' della vittima che si e' spaventata ed e' caduta, per il timore di essere morsa dall'animale che le abbaiava contro, manifestando intenzioni aggressive, non rende il danno meno grave ed ingiusto»: anche «le persone anziane - rilevano i giudici di 'Palazzaccio' - debbono poter circolare sul territorio pubblico, senza essere esposte a situazioni di pericolo, ed in particolare a quelle che l'ente pubblico e' espressamente obbligato a prevenire, quali il randagismo».
Per questo, «ne' l'eventuale debolezza o lo scarso controllo dei propri movimenti da parte della vittima - conclude la Cassazione - valgono di per se' ad escludere il nesso causale fra l'illecito e il danno, salvo che si dimostri che tali condizioni fossero di tale gravita' da potersi considerare sufficienti da sole a produrre l'evento».

29/04/2010 15.23