Ex sindaco Farindola presenta in Procura esposto contro De Vico

Alessandro Biancardi

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INCHIESTA VESTINA. PESCARA. L'ex sindaco di Farindola Romano Scarfagna, ex deputato del partito liberale negli anni 90, ieri si è presentato spontaneamente in Procura a Pescara. * L'INCHIESTA, ASSUNZIONI E FINANZIAMENTI SOTTO ACCUSA, «DECIDEVA DE VICO»
Un passo meditato e calcolato bene in quest'ultima settimana, dopo l'arreso del sindaco Antonello De Vico. Poi l'ex deputato ha organizzato una conferenza stampa per spiegare ai giornalisti i motivi della sua mossa.
L'ex amministratore pubblico ha così raccontato di aver consegnato agli inquirenti che stanno indagando sulla corposa inchiesta Vestina (5 arresti e 31 indagati) una memoria su fatti riguardanti l'amministrazione del suo Comune da parte del sindaco ancora in carica.
Scarfagna ha usato parole pesanti e ha parlato di «una cupola nascosta esistente in paese, dove la cosa pubblica viene amministrata in modo pesante».
I fatti contestati risalirebbero al 1992 quando Scarfagna sedeva ai banchi dell'opposizione.
Allegati alla memoria - ha detto l'ex amministratore pubblico- ci sono degli atti pubblici in cui vengono evidenziati «dei comportamenti di illegalità».
Scarfagna si è riservato di consegnare ulteriore materiale interessante, magari la prossima settimana. A dimostrazione che le cose da raccontare sono tante.
Ma come mai l'ex deputato ha deciso solo oggi, a distanza di quasi dieci anni, di denunciare questi fatti?
«Lo scontro tra di noi è stato sempre feroce», ha spiegato. «Se avessi depisitato prima questa mia memoria sarei stato accusato di una vendetta politica».
Invece, sostiene Scarfagna, motivi politici non vi sarebbero ma solo fatti precisi e dettagliati che adesso dovranno essere vagliati dagli investigatori.
Inoltre, anche se i fatti che hanno portato all'arresto del sindaco non riguardano il Comune di Farindola «non è ammissibile», per l'ex primo cittadino, «che De Vico si dimetta solo dalla Comunità montana vestina e non da sindaco, perchè non è possibile che nella sua veste di amministratore pubblico ci sia stato uno sdoppiamento, nei comportamenti.De Vico dovrebbe dimettersi, quindi, collaborare con la giustizia e chiarire la propria posizione, assumendosi le proprie responsabilità».
L'ex sindaco ha anche ricordato che a suo tempo è stato scagionato da un'inchiesta ma durante le indagini De Vico e altri lo hanno invitato a dimettersi arrivando all'occupazione dell'aula consiliare per tre giorni.
Scarfagna ha infine detto di aver messo a punto la memoria rispondendo ad una esigenza di giustizia sociale e sentendosi in dovere di farlo come cittadino.
Adesso bisogna vedere se la magistratura riterrà fondate le sue denunce.
29/04/10 8.13

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L'INCHIESTA, ASSUNZIONI E FINANZIAMENTI SOTTO ACCUSA, «DECIDEVA DE VICO»

INCHIESTA VESTINA. PESCARA. Anche la possibilità di gestire le assunzioni presso un privato costituisce per il pubblico ufficiale «una utilità in termini di ritorno politico e di consenso».

Lo ha stabilito la Cassazione con una sentenza dell'ottobre del 2009 e su questa stessa strada si starebbe muovendo il pm Gennaro Varone per contestare al sindaco De Vico comportamenti giudicati illegittimi
Già, perchè se un pubblico ufficiale si prodiga tanto per far assumere qualcuno di sicuro si aspetterà in cambio qualcosa: o lo chiede o lo lascia intendere.
Così come, pure è successo, secondo la ricostruzione dell'inchiesta Vestina, un pubblico ufficiale, in questo caso l'assessore Di Norscia, abbia versato «provvidenze economiche», leggasi soldi, a cittadini bisognosi.
Una «anomalia», la definisce Varone, che «senza filtro ed il controllo del consenso politco» permette al donatore di farsi propaganda «anche presso cittadini che non hanno mai presentato richiesta di sussidio».
La contestazione di questi reati, concussione e corruzione, sembra così assumere nuove forme, che potrebbero essere messe sotto attacco sia dalla difesa che dal tribunale del Riesame.
In altri casi potrebbe aprirsi la strada verso una nuova considerazione giuridico-penale della spintarella e delle classiche raccomandazioni.

ASSUNZIONI ALLA COMUNITA' VESTINA

Secondo l'accusa era sempre De Vico a gestire le assunzioni alla Comunità Vestina.
Quando invece si prodigava di far scivolare senza intoppi accordi di programma ad una ditta specifica chiedeva soldi, per sé, per la Banca vestina che doveva nascere e anche per il partito.
E' piena di episodi specifici l'ordinanza di custodia cautelare che disegna il piano d'azione dei cinque indagati e di una serie di altre persone che ruotavano intorno.
I metodi, nel corso dei mesi, pare siano stati sempre gli stessi.
Stesso copione, dice l'accusa anche quando l'ufficio del Piano del'Istituzione Vestina doveva nominare un nuovo direttore.
La scelta è ricaduta su Arturo Brindisi, che secondo la Procura si era già dimostrato nel tempo «fedele agli uomini e non alle istituzioni»
E non tutti sono contenti di quel nome, però, come intercettato in una telefonata tra Gianni Della Volpe, dell'ufficio di Piano dell'Istituzione Vestina e Di Norscia.

Della Volpe: «Va bò, ci sta il nuovo direttore che, come si chiama? Arturo Brindisi...»
Di Norsia: «Arturo? Ma non sa che deve fare!»
Della Volpe: «Si vabbò, ma scusa perchè quando l'avete messo al Comune, manco lo sapeva che doveva fare...e che cambia?»

Il primo problema che deve affrontare Brindisi è la conferma dei dipendenti con contratti in scadenza dell'Ufficio di Piano.
La soluzione adottata, secondo la Procura, «ricorda molto da vicino l'operato della giunta di Penne e dello stesso Brindisi in relazione al concorso da cui è scaturita, l'intera inchiesta penale».

LA SUDDITANZA NEI CONFRONTI DI DE VICO

I rapporti di Franco Mezzanotte, presidente del Cda dell'Istituzione Vestina per i Servizi Sociali e del sindaco di Farindola, Antonello De Vico, semplice consigliere della Comunità «sono quotidiani ed indicano una sudditanza del primo verso il secondo». In ogni caso, secondo la Procura, era De Vico a decidere sulle assunzioni.
E si riporta un fatto «sintomatico», ovvero le dimissione di Emanuela Buccella dalla Agorà che «sente il dovere di parteciparle al De Vico».
Il sindaco nell'apprendere che si è liberato un posto si attiva immediatamente, sempre secondo l'accusa, per reperire un suo sostituto.
Così De Vico chiama Mezzanotte e giustifica la sostituzione.

«Questa è una cosa provvisoria, ci serviva perchè questa....è da mò che il marito! E' venuto tramite dieci persone là, e in qualche modo abbiamo cercato di accontentarlo».

Ma De Vico torna a rimarcare: «e vabbò, a Farindola, ma provvisoriamente»

Il sindaco non contento richiama poi Buccella per chiederle se avesse preannunciato l'intenzione di dimettersi e la donna gli risponde «No, no...stamattina gli ho detto che potevo vedere se trovavo qualcuno che era interessato, mi hanno detto: 'chiamiamo il dottore De Vico, parliamo con lui, magari aveva già qualcuno sotto mano».
De Vico continua a discutere dell'episodio con Mezzanotte, questi lo rassicura sul fatto che le assunzioni presso Agorà sono suo appannaggio: «pare che oggi, quando si è andata a licenziare, questa gli ha detto...eh telefona a Franco o a De Vico perchè se non sia mai mettiamo qualcuno che non è di questi, questi si incazzano».

Mezzanotte inoltre diede assicurazioni a De Vico che la sostituzione sarebbe stata temporanea (con contratto a termine) perchè disposta solo per evitare, mentre si rifletteva sulla persona giusta da designare, che sul posto lasciato libero potessero addensarsi troppo appetiti.
De Vico fece pressioni perchè venisse impiegata una persona di Farindola dove avrebbe poi presentato la sua candidatura a sindaco.
A giugno del 2008 il posto si è liberato nuovamente e Mezzanotte ha informato prontamente De Vico che ha iniziato a studiare la situazione con Rosita Costantini, che per conto della Agorà gli prospettò la possibilità di assumere due persone per undici ore lavorative cadauna.

a.l. 29/04/10 8.21

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