Dopo l'arresto di Angelini, nuovi scenari per Villa Pini

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6694

 Dopo l'arresto di Angelini, nuovi scenari per Villa Pini
CHIETI. Adesso tutti diranno che se l'aspettavano. Che sì, «l'arresto ai domiciliari di Enzo Angelini era nell'aria». * VILLA PINI: OGGI IL TAR L'AQUILA DECIDE SUGLI ACCREDITAMENTI
Non è così, se non si vuole contrabbandare come previsione certa il desiderio di “fargliela pagare” da parte dei dipendenti senza stipendio oppure il timore di chi ancora oggi lo segue ed ha fiducia «nel dottore perché è tutta una congiura».

RISERBO ASSOLUTO E SORPRESA

In realtà erano pochissimi a sapere dell'arresto ed a questi era stata imposta assoluta riservatezza da parte di Pietro Mennini, Procuratore della Repubblica di Chieti (nella foto).
Uno stile peraltro noto, quello del riserbo impenetrabile da parte della Procura che forse in questo caso –giustamente- ha voluto giocare sul fattore sorpresa, ma che non sempre funziona (come ad esempio in altri casi di “attesa di giustizia” dopo anni di inchieste di cui non si è sentito più nulla).
E invece la Procura indagava, mentre tutti erano stati distratti artificiosamente dai sequestri delle opere d'arte conservate in garage o negli appartamenti.
L'inchiesta sulle vere “distrazioni” dei fondi di Villa Pini invece andava avanti ed ha accertato che dalle casse della società sono evaporati milioni e milioni di euro, quasi cento.
Destinazione Novafin, la cassaforte di famiglia, che è poi scomparsa anche fisicamente, visto che la sede era nella villa abbattuta improvvisamente da Angelini a San Salvatore, quasi per cancellare ogni traccia fisica dei soldi.
La ricostruzione certosina dei movimenti di denaro è stata affidata al software sofisticato della Gdf ed alla squadra di investigatori del colonnello Gabriele Miseri e quindi non c'è stata partita: le operazioni dei consulenti di Villa Pini sono state scoperte e segnalate al Procuratore Pietro Mennini che il 26 marzo ha chiesto l'arresto al Gip, che ha concesso gli arresti domiciliari dopo un mese, quando nemmeno Enzo Angelini se lo aspettava.
Come hanno riferito i suoi familiari, il provvedimento è giunto inatteso e imprevisto. Sia perché erano stati altri i momenti di tensione con le Procure della Repubblica di Pescara e Chieti, sia perché ieri la giornata per Angelini era iniziata sotto tutta un'altra luce.

LA GIORNATA DI ANGELINI ERA COMINCIATA CON LA RICHIESTA DI CONCORDATO PREVENTIVO

Poco dopo le nove, infatti, insieme alla figlia Chiara, al genero Duilio e a due consulenti, si è presentato alla cancelleria fallimentare del Tribunale di Chieti, in via Arniense.
Lì si è trattenuto oltre mezz'ora con una serie di documenti che ha depositato in vista dell'udienza fallimentare su 5 società del Gruppo e che servivano per la presentazione della richiesta del concordato preventivo.
Faldoni molto grandi che contenevano sia la proposta di salvataggio per San Stefar e per Maristella, sia una novità imprevista.
E cioè alcune perizie sui beni e sullo stato di salute delle due società che nell'intenzione di Enzo Angelini dovevano fare la differenza rispetto alla precedente esperienza di Villa Pini, quando la proposta di concordato non venne nemmeno discussa.
«Stavolta ne vedremo delle belle», ha commentato il gruppo Angelini all'uscita da via Arniense in direzione della Camera di Consiglio del Tribunale.
L'udienza di ieri era stata già prevista da circa un mese, secondo il calendario che il presidente Geremia Spiniello aveva stabilito e che non è stato modificato nonostante qualcuno avesse promesso di intervenire per una possibile anticipazione.
Con il presidente c'erano anche questa volta gli stessi giudici della Camera di consiglio precedente e cioè Adolfo Ceccarini e Nicola Valletta.
Dall'altra parte sono intervenuti il Procuratore Mennini con il consulente tecnico Sergio Cosentino, la famiglia Angelini ed alcuni avvocati dei creditori (tra cui diversi dipendenti) che hanno presentato istanza di fallimento.
Da quel poco che si è appreso è sembrato che anche questa volta il collegio non abbia gradito di ricevere la proposta di concordato preventivo all'ultimo momento, il che avrebbe fatto aumentare le perplessità per il concordato stesso. Paradossalmente, solo lì in udienza gli avvocati dei creditori hanno potuto sfogliare qualche documento e farsi un'idea nemmeno tanto precisa della proposta, tanto che si sono riservati di decidere.

IL PROCURATORE IN UDIENZA IMPASSIBILE

Più complessa la situazione dei crediti che San Stefar e Maristella avanzano dalla Asl di Chieti in particolare e dalle Asl abruzzesi in generale.
Si tratta, infatti, di prestazioni ambulatoriali, tutte riconosciute nelle varie fasi dei controlli.
Quindi Chiara Agelini ha chiesto un provvedimento esecutivo per riscuotere 8,9 milioni di euro, con cui pagare quasi tutti gli stipendi arretrati, che però sono 15 milioni.
Ma da quello che filtra (anche qui la cortina di silenzio è quasi impenetrabile) anche se la Asl pagasse subito, questo fatto non potrebbe modificare il quadro di grave insolvenza delle società per le quali è stato richiesto il fallimento e che sono 5: vanno infatti aggiunte le cliniche Santa Maria di Avezzano e Sanatrix di Atessa, oltre la Residenza “La Cicala” di Atessa.
Ed i tre giudici della camera di Consiglio in effetti debbono fare una cosa abbastanza semplice, quasi matematica: valutare cioè soltanto se c'è o non c'è insolvenza e se i debiti sono tali che i crediti rischiano di non essere sufficienti a coprirli.
Al resto pensa la Procura.
“Ma di che parliamo” deve aver pensato il Procuratore Mennini mentre si svolgeva il rito della richiesta di concordato preventivo.
Lui sapeva che il Gip aveva già dato via libera alla Gdf, come è avvenuto all'ora di pranzo. Il tempo per Angelini di tornare a casa a Francavilla ed i finanzieri hanno suonato al campanello.
Dopo il lancio flash su PrimaDaNoi.it ieri pomeriggio la notizia si è sparsa in un baleno, mandando in tilt i telefoni ed il server.
Scene contrapposte di entusiasmo e di scoramento: qualcuno ha festeggiato l'evento come una liberazione, quasi una ricompensa morale per le lacrime versate in un anno di sofferenza, altri in clinica – sconfortati - hanno comunicato il fatto senza parole, facendo solo il segno dei polsi ammanettati.

Sebastiano Calella 28/04/2010 9.56

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK


[pagebreak]

VILLA PINI: OGGI IL TAR L'AQUILA DECIDE SUGLI ACCREDITAMENTI

A mente fredda, l'arresto di Enzo Angelini potrebbe aprire nuovi filoni di indagine dal punto di vista penale.
Ma di questo si saprà di più nei prossimi giorni.
A livello regionale invece la sua uscita di scena potrebbe mutare il quadro di riferimento nelle trattative per l'esercizio provvisorio di Villa Pini e per gli accreditamenti.
Finora la Regione ha usato il metodo del bastone e della carota.
Da una parte promette che gli accreditamenti torneranno, dall'altra si oppone al Tar alle richieste del curatore.
Presenta al Presidente del Tribunale amministrativo dell'Aquila documenti per dire che è tutto in via di soluzione, dall'altra attraverso il manager della Asl di Chieti si oppone all'ingiunzione di pagamento dei due milioni di cui la Asl è debitrice verso Villa Pini.
Un andamento altalenante che mette in serio pericolo la gestione dell'esercizio provvisorio, che il giudice aveva deciso con la sentenza di fallimento proprio per salvaguardare il funzionamento dell'impresa come bene da tutelare in favore dei creditori. Almeno secondo quello che chiede la riforma del diritto fallimentare, che forse in Regione non è molto condivisa.
Fatto sta che oggi il Tar L'Aquila dovrebbe pronunciarsi sulla sospensiva per gli effetti della legge regionale che ha sospeso gli accreditamenti per Villa Pini.
Un'applicazione, secondo il curatore, che è del tutto errata perché retroattiva. I tre mesi senza stipendi per sospendere gli accreditamenti andavano calcolati dal 29 novembre (data di pubblicazione della legge) cioè fino alla fine di febbraio.
Ma intanto c'era stato il fallimento con la nomina del curatore che ha pagato gli stipendi (nonostante qualcuno si ostini a contare i giorni senza stipendio), c'è stata la cassa integrazione in deroga per 13 settimane, c'è stata la richiesta di un'ulteriore proroga, insomma la situazione è completamente cambiata. E l'arresto di ieri è l'immagine plastica di questo mutamento genetico.

Sebastiano Calella 28/04/2010 9.58

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK