Gli avvocati di Pescara: «giustizia a rischio paralisi»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il sindacato Anf degli avvocati del foro pescarese lancia l'allarme: «il tribunale è in grande difficoltà. Carenze di personale, scarsità di mezzi e risorse tecnologiche cominciano a rallentare il regolare andamento della giustizia civile».


L'allarme è stato lanciato nella newsletter realizzata in proprio dal sindacato e si dice che se anche a Pescara, così come in altre città d'Italia, «il principio della ragionevole durata del processo resterà una promessa non mantenuta, la responsabilità non potrà essere addebitata, come nei tanti talk show televisivi si vuol far credere, solo a giudici in ritardo nel deposito delle sentenze, ad avvocati che si trastullano tra un rinvio e l'altro, o ad impiegati fannulloni».
In realtà, sottolinea il sindacato, «la causa preponderante è da ascrivere soprattutto al crescente deficit di risorse umane e finanziarie che da qualche anno va interessando an che il mondo della giustizia».
E anche a Pescara, ammettono gli avvocati, sede del maggior tribunale della regione, «il settore civile versa in gravi difficoltà e rischia, in un futuro nemmeno troppo lontano, il collasso, se non si interverrà quanto prima con adeguate misure di sostegno».
A lanciare l'allarme è in particolare l'Osservatorio sulla Giustizia istituito da qualche anno presso il Tribunale cittadino, un organismo costituito spontaneamente da avvocati, magistrati e personale amministrativo per monitorare l'attività e cercare di ottimizzarla per dare un servizio migliore.
«I tagli governativi al comparto giustizia», si legge sempre nel documento del sindacato, «stanno in effetti creando una situazione insostenibile. Le cancellerie aprono a macchia di leopardo, le file davanti agli sportelli crescono sempre più (ormai si ricorre al ticket come nei supermercati) e il malumore tra gli addetti ai lavori è più che palpabile».
Uno dei problemi maggiori, però, «è la progressiva diminuzione di personale, con piante organiche già carenti che continuano ad assottigliarsi col passare del tempo a causa dei pensionamenti e della impossibilità di procedere a sostituzioni per via del blocco delle assunzioni. A breve andranno via altre tre unità, tutte operanti alle esecuzioni mobiliari e l'ufficio corre dunque il rischio di restare sguarnito, salvo coperture provvisorie».
Altri servizi, come ad esempio i decreti ingiuntivi «sono ancora accettabili solo perché l'avvocatura ha deciso di correre in soccorso fornendo risorse umane e materiali».
Ma alla carenza di personale si aggiunge la mancanza di indispensabili strumenti di lavoro: «dai computer, ai fax, alle foto copiatrici, agli scanner. I giudici lavorano o con computer propri o forniti da terzi, avvocatura compresa. Vi sono cancellerie», raccontano ancora dal sindacato, «che addirittura non ne dispongono, talora manca la carta per le fotocopiatrici. I Giudici di Pace, dopo
l'aumento della competenza per valore introdotta dall'ultima riforma, hanno già registrato un considerevole incremento delle cause, valutato in percentuale a doppia cifra e i loro uffici stanno scoppiando». Ma il Ministero?
«Fa spallucce», assicurano dal sindacato, «dice che i conti dello Stato sono in rosso e che bisogna fare economie; ergo, niente assunzioni e scordatevi computer ultima generazione, scanner, fax e quant'altro».
L'Osservatorio sulla giustizia pescarese ha quindi deciso di portare la questione fuori dal Palazzo di Giustizia, annuncia l'Anf «per darne conoscenza anche ai non addetti ai lavori».
A giugno convocherà dunque un'assemblea pubblica, segnalerà la drammaticità del problema agli organi istituzionali, chiedendo un incontro al Ministro Alfano «perché possano essere adottate le misure del caso, a cominciare dall'arrivo di nuovo personale»

27/04/10 10.52

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