Inchiesta Vestina, De Vico non risponde al gip e non si dimette da sindaco

Alessandro Biancardi

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Inchiesta Vestina, De Vico non risponde al gip e non si dimette da sindaco
INCHIESTA VESTINA. Saranno interrogati questa mattina nel tribunale di Pescara le cinque persone agli arresti domiciliari indagate nell’ambito della operazione “Vestina” che ha scoperchiato e fatto luce sull’ennesima “cricca” che si sarebbe impadronita delle istituzioni in cambio di favori, soldi e utilità.
Si presenteranno davanti al giudice per fornire eventualmente le loro versioni dei fatti Antonello De Vico, 46enne, sindaco del Comune di Farindola, nonché ex coordinatore provinciale del partito politico Udc, per ora sollevato dalla carica ma che ha subito raccolto la piena solidarietà del suo raggruppamento Alberto Giancaterino, 52enne consigliere del Comune di Penne, già assessore ai Lavori Pubblici, Femio Di Norscia, 52enne consigliere del Comune di Penne già assessore alle Politiche sociali. Infine Rocco Petrucci, 51enne ingegnere titolare di uno studio di progettazione nel centro vestino insieme a Giancaterino. Già nel 2003 Petrucci finì in carcere per tangenti. All'epoca era consigliere provinciale dove ricopriva le deleghe all'edilizia pubblica e alle grandi infrastrutture, quando la Provincia era amministrata da Luciano D'Alfonso.
Il giorno prima dell'arresto lasciò l'assessorato forse sperando di evitare le manette. Ma il rischio non venne scongiurato e arrivò così l'avviso di garanzia per associazione a delinquere finalizzata alla concussione ai danni del colosso aquilano fallito, Irti spa, cui erano stati appaltati lavori, per 14 miliardi di vecchie lire, della strada Lungofino che da Città Sant'Angelo corre verso il Teramano. Ultimo tra gli arrestato Daniele Mazzetti, 48enne amministratore della Società Cooperativa Agorà per la gestione dei servizi sociali.
Le accuse formulate dal sostituto procuratore Gennaro Varone e accolte dal gip Maria Michela Di Fine parlano di una serie di reati che vanno dal peculato alla corruzione, abuso d'ufficio, falsità ideologica, estorsione truffa, tutti reati commessi in serie e con l'aggravante della continuità.
In totale sono 31 gli indagati che per la procura si sono impossessati delle istituzioni pubbliche e le hanno sfruttate per tornaconti politici, per arricchirsi personalmente e per accrescere il loro potere.
La corruzione sarebbe avvenuta secondo i metodi consolidati e già emersi in altre inchieste: l'imprenditore che voleva inserirsi nel territorio aveva l'assicurazione di poter vincere un appalto. In cambio doveva assicurare ai referenti politici locali e di turno utilità di vario genere.
Per esempio i carabinieri della compagnia di Pescara che hanno indagato hanno potuto documentare come il sindaco di Penne Ezio di Marcoberardino insieme a Di Norscia avessero “consigliato” caldamente all'imprenditore Mazzetti, amministratore della società cooperativa Agorà di Arezzo, di elargire un generoso contributo al Penne Calcio.
Secondo gli inquirenti Mazzetti aveva già ricevuto l'assicurazione di vincere l'appalto e per questo doveva “sdebitarsi”. Una soluzione molto in voga quella di costringere gli imprenditori a pagare per avere tornaconti indiretti (ma per la procura sempre reato).
In questi casi, infatti, grazie al contributo versato dall'imprenditore, perché costretto da un patto illecito, gli amministratori di turno potevano vantare la loro intercessione presso i beneficiari che al momento giusto si sarebbero sdebitati con il voto.
Altro fenomeno cristallizzato dalle numerose intercettazioni telefoniche è quello del clientelismo sempre più spinto fino a diventare una cosa normalissima. Gli indagati al telefono parlano tranquillamente di sistemazione di persone, di amici, in ogni possibile ente pubblico e dunque politicizzato e lottizzato.
Il partito diventa una squadra, un sodalizio, forse qualcosa di più nel quale tutti giocano per sé e per tutti cercando di raggiungere il profitto maggiore a qualunque costo.
I sodali eseguono gli ordini dei vertici piegandosi ad eventuali illeciti avendo la certezza di far parte della squadra e di ricevere la propria parte.
Per questo tra le accuse risulta anche quella del voto di scambio, una accusa pesante che in qualche modo certifica come dalla corruzione al taroccamento delle elezioni il passo possa essere molto più breve di quello che si pensa.

26/04/2010 7.47

DE VICO SI È AVVALSO DELLA FACOLTA' DI NON RISPONDERE

Consueta ressa di giornalisti questa mattina al Tribunale di Pescara per gli interrogatori di garanzia dei 5 arrestati dell'inchiesta ''Vestina'': scene già viste nei mesi scorsi a seguito di altre maxi inchieste che hanno tenuto banco nelle pagine di cronaca giudiziaria.
Dopo 20 minuti dal suo ingresso è uscito dal Palazzo di Giustizia il sindaco di Farindola Antonello De Vico accompagnato dal suo avvocato che nel corso dell'interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Ma il primo cittadino ha rilasciato però alcune dichiarazioni ai giornalisti presenti e ha ribadito che si sente innocente «perchè sono innocente e non ho fatto nulla».
Come ha poi spiegato il suo legale, l'indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice perchè, «sono stati depositati 12 faldoni allegati all'ordinanza di custodia cautelare», tutti documenti che la difesa non avrebbe fatto in tempo a studiare.
L'avvocato ha contestato l'operato della procura lamentando il fatto di non consentire in questo modo il diritto alla difesa» e «qualsiasi strategia difensiva viene rimandata all'udienza preliminare», che si terrà solo tra qualche mese.

26/04/10 11.45

DIMISSIONI ANNUNCIATE

Oltre cinque ore in totale la durata degli interrogatori dai quali sarebbero emersi ulteriori elementi forniti da chi ha deciso di rispondere nel merito.
Spunti e informazioni che la procura dovrà ora verificare e dunque eventualmente rafforzare gli elementi d'accusa o indebolirli.
Di Norscia e Petrucci hanno deciso di rispondere al gip Maria Michela Di Fine anche se il primo pare abbia contestato di più la misura cautelare piuttosto che entrare nel merito dei fatti. Per l'indagato il provvedimento sarebbe stata sproporzionata o non condivisa perché mancherebbero alcuni presupposti.
Petrucci, invece, ha parlato per oltre un'ora e sarebbe sceso nel merito tecnico delle questioni sollevate dalla procura.
In particolare il gip si sarebbe focalizzato molto sul suo legame con Giancaterino. La procura sostiene che Giancaterino nel momento in cui era in giunta collaborava in maniera molto stretta con Petrucci, titolare di uno studio tecnico, una collaborazione improntata a velocizzare e far passare pratiche urbanistiche parrebbe anche non rispettando precisi requisiti di legge.
Petrucci ha sostenuto e smentito che Gincaterino fosse socio occulto del suo studio. Molte intercettazioni telefoniche però conterrebbero spunti opposti.
Nel frattempo Di Norscia e Giancaterino hanno annunciato le proprie dimissioni dalle cariche pubbliche che ricoprono.
Mentre De Vico ha abbandonato per ora il suo ruolo politico di coordinatore dell'Udc e sta valutando il da farsi. Ha ribadito, però, che non si dimetterà da sindaco, al massimo dalla sua carica di consigliere nella Comunità Montana Vestina.
L'inchiesta conta in totale 31 indagati tra i quali anche il sindaco di Penne Di Marcoberardino.

26/04/2010 13.36