Rottura tra sindacati e Neuromed sul concordato per Angelini

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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CHIETI. Proposta rigettata: «l'offerta della Neuromed non ci soddisfa e soprattutto non ci rassicura», dicono i sindacati. (Nella foto il curatore fallimentare Giuseppina Ivone) * VILLA PINI NON FIRMA AL BUIO IL CONTRATTO CON LA REGIONE





CHIETI. Proposta rigettata: «l'offerta della Neuromed non ci soddisfa e soprattutto non ci rassicura», dicono i sindacati. (Nella foto il curatore fallimentare Giuseppina Ivone)

* VILLA PINI NON FIRMA AL BUIO IL CONTRATTO CON LA REGIONE


«Sconcerto per il voltafaccia»: questo il senso di un comunicato ufficiale della società molisana che negli ultimi 10 giorni ha incontrato i sindacati per illustrare la sua proposta di subentro nelle società del Gruppo Angelini, non ancora fallite.
Si trattava della possibilità di raggiungere un accordo da presentare al Tribunale fallimentare di Chieti per il concordato preventivo, a fronte di diverse istanze di fallimento per le cinque società (San Stefar, Maristella, La Cicala, Sanatrix e Santa Maria).
Al momento di concludere le trattative che già si erano articolate in quattro diversi incontri alla Regione, lo scoglio insuperabile per i sindacati Cisl-Cgil-Uil-Ugl-Cimop è stato quello del trasferimento del posto di lavoro.
La richiesta era quella dell'assoluta continuità del rapporto rispetto al passato, senza intterruzioni e perdita di alcuni diritti.
Invece Neuromed chiedeva una deroga all'articolo 2112, perché pur avendo preso l'impegno dell'assunzione di tutti, questo poteva essere rispettato solo in presenza di un budget non ridotto, come invece si prospetta oggi.
I sindacati proponevano solo piccole deroghe (superminimi individuali, contenziosi pregressi ecc.), Neuromed si trincerava dietro all'impossibilità i assumere tutti subito e diluiva le assunzioni in un semestre, massimo un anno.
Insomma un improvviso muro contro muro che secondo la società molisana era stato preordinato. «Nei fatti l'Istituto Neuromed – riporta una nota ufficiale della società molisana - si è trovato di fronte ad un ultimatum, nonostante abbia fatto richiesta espressa di entrare nel merito dei vari punti ritenuti insoddisfacenti. Non si può fare a meno di pensare, di fronte ad un cambio di atteggiamento così repentino e incomprensibile, che altre siano le motivazioni che hanno spinto i sindacati ad invertire completamente la rotta».
Come si ricorderà, c'era stato un progressivo miglioramento dell'offerta sugli aspetti “quantitativi”, dal pagamento 70% degli stipendi non riscossi, all'accollo del Tfr, al pagamento immediato di due mensilità.
Il che, all'unanimità, non è stato ritenuto sufficiente dai sindacati, in quanto era carente l'aspetto “qualitativo”, cioè la salvaguardia dei diritti maturati dai lavoratori.
Abbiamo rigettato la proposta finale perché addirittura peggiorativa rispetto ai parziali risultati ottenuti durante la trattativa», spiegano Davide Farina, Cisl e Andrea Gagliardi, Cgil.
La trattativa però, al di la dei toni ultimativi dei comunicati, sembra continuare.
I sindacati hanno infatti rilanciato una loro proposta in tre punti, da discutere prima che nei prossimi giorni abbia inizio l'udienza fallimentare.
Si tratta della continuità del posto di lavoro, della parziale disponibilità a trattare su alcuni aspetti contrattuali e soprattutto – questo sembra essere il nodo centrale della rottura – il mantenimento del Tfr nell'azienda che presenta il concordato, e cioè le società “madri”, e non in Neuromed.
Questo per dare maggiori garanzie di sicurezza ai lavoratori. 
Sebastiano Calella 24/04/10 8.58

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VILLA PINI NON FIRMA AL BUIO IL CONTRATTO CON LA REGIONE

CHIETI. E se i conti della Regione sui tetti di spesa per le Cliniche private fossero sbagliati? Se cioè  il budget assegnato a ciascuna fosse solo il risultato di un artificio contabile?   
Dopo la firma dei contratti, la domanda sorge spontanea, pur in presenza di dati che si conoscono solo per grandi linee: i totali restano inalterati (cioè il limite assegnato dal Piano di rientro dai debiti), ma le singole cifre non sono state completamente digerite dagli imprenditori privati (Aiop soprattutto) per i quali togliere qui ed aggiungere lì è sembrato fin da subito un procedimento senza una logica univoca, addirittura contraddittorio.
La formula per il ricalcolo della produzione con riferimento al 2008, depurato delle inappropriatezza di alcune prestazioni, avrebbe prodotto infatti un risultato strano: l'abbattimento maggiore avrebbe colpito le Cliniche più virtuose.
Del che si è parlato durante le trattative, ma la volontà di chiudere a tutti i costi per opposte convenienze ha fatto passare in seconda linea i calcoli matematici.
Che però potrebbero rispuntare di nuovo a causa di una variabile di cui non è stato tenuto suffcientemente conto: Villa Pini.
I 20 milioni di budget assegnati alla Clinica fallita sono infatti il risultato della differenza che avanzava per far quadrare i conti o sono la cifra che viene da una decurtazione proporzionale di tutti i contratti in essere con i privati?
La domanda, in mancanza di dati ufficiali, potrebbe essere questa: dei 60 milioni di Angelini previsti per il 2010, 40 sarebbero stati stati spalmati sulle altre cliniche e 20 sarebbero andati a Villa Pini?  

LE CLINICHE ADESSO ASPETTANO IL PAGAMENTO REALE

Il dubbio non è di poco conto per almeno due motivi: se il taglio a Villa Pini non fosse identico in percentuale a quello delle altre cliniche, il curatore fallimentare non potrebbe accettarlo, nemmeno se volesse.
Suo compito, infatti, è solo quello di tutelare i creditori i quali sarebbero titolati a prendersela con la procedura fallimentare se scoprissero che ha accettato di meno di quanto spetta a Villa Pini per legge.
Da ciò deriverebbe l'apertura di un contenzioso che potrebbe far sballare i conti del Piano di rientro e rimetterebbe in gioco le richieste delle altre cliniche, soprattutto di quelle Aiop che hanno firmato con il mal di pancia.
Secondo questi imprenditori tutta  l'operazione ha un qualcosa di irrazionale se con il taglio della mobilità attiva non ci sarà un recupero (rectius: un aumento) di quella passiva: l'assessore lo ha promesso, ma deve decidere Roma. Se si terrà fede all'impegno, al di la delle polemiche “sull'estorsione” della firma (purtroppo però i dati su questa mobilità passiva non sarranno noti prima del 201-2012) tutta l'operazione avrà una logica. Tra l'altro sblocca i pagamenti sulle annualità 2008 e 2009 che stanno per essere autorizzati, dopo la fine dei controlli da parte delle Asl. Perché di tutta “l'operazione contratti” l'effetto collaterale più importante per i privati è l'aver avuto di fatto la certificazione che la produzione 2008 è stata fatta propria dalla Regione e quindi sarà pagata senza ulteriori contestazioni o contrattazioni (al massimo si parlerà di quantificazione degli interessi sugli arretrati).  
 
VILLA PINI NON FIRMA SE I TAGLI NON SONO PROPORZIONALI

Di questi dubbi ci sarebbe traccia nelle controdeduzioni che la procedura fallimentare di Villa Pini ha inviato alla Regione, dopo che è stata convocata per il giorno 3 maggio, data nella quale ci dovrebbe essere la firma del contratto già predisposto. Facile prevedere che la firma non ci sarà, se la Regione, come ha fatto finora, non farà conoscere al curatore i documenti richiesti e se da questi documenti non emergerà la linearità dei tagli e dei comportamenti.
Come non ci sarà, se la Regione farà conoscere la documentazione all'ultimo momento, secondo una prassi già consolidata: vedi la presentazione all'ultimo momento al Tar L'Aquila delle delibere per il riaccreditamento, che hanno costretto il presidente al rinvio della sospensiva per il 28 aprile, vedi le proteste dell'Aiop per la mancata esibizione dei conti.
In realtà, dal muro impenetrabile del lavoro del sub commissario Baraldi, filtra la notizia che già lunedì ci sarebbe stato un incontro di “negoziazione” tra il direttore sanitario di Villa Pini ed un collaboratore del curatore fallimentare che avrebbero chiesto di conoscere i criteri che hanno portato al budget assegnato.
A questo si aggiungono le controdeduzioni già inviate dal curatore alla Regione. Dentro – al di la delle motivazioni giuridiche - ci sono anche tutte le notizie fornite dai medici di Villa Pini: in clinica ci sono specializzazioni particolari di cui finora la Regione non ha tenuto conto ai fini dell'accreditamento e che si inseriscono proprio nel quadro delineato dall'assessore: cioè la Regione acquista dai privati le prestazioni che non ha. A queste controdeduzioni la Regione deve rispondere entro 10 giorni che scadono proprio a ridosso del 3 maggio.  

LA CORSA PER METTERE IN REGOLA LE CASE FAMIGLIA

Sul versante riaccreditamento il curatore ha chiesto al sindaco di Chieti, che tra l'altro lo aveva promesso pubblicamente, di prorogare i termini per mettere a norma le strutture della riabiliatzione psichiatrica. Come noto, le prescrizioni erano state inviate prima del fallimento e quindi il curatore non ha avuto il tempo materiale per intervenire. Si apprende comunque che le verifiche continuano a tamburo battente e si sta valutando anche il trasferimento delle strutture riabilitative psichiatriche in altri locali idonei, se quelli attualmente in uso non fossero riadattabili. In particolare per la case famiglia si sta pensando ad affitti in altri appartamenti idonei. Infine il contenzioso con la Asl di Chieti che ritarda il pagamento dei due famosi milioni la cui mancanza ha costretto il curatore a rivolgersi alla Carichieti, alla Carispaq ed alla Bls per ottenere lo scoperto bancario necessario per pagare gli stipendi, i medicinali e la gestione dell'esercizio provvisorio. Dopo una serie di colloqui e contatti infruttuosi, sembra che sarà scelta la linea dura e cioè il pignoramento presso la Asl. Quello che non si capisce in questa interpretazione del dare e avere tra Asl e procedura è un aspetto elementare: che la Asl abbia dei crediti con Villa Pini è possibile, anzi è noto. Ma questo non autorizza la Asl ad effettuare alcuna compensazione, quasi un'autoliquidazione. I crediti Asl sarranno ammessi al passivo del fallimento, dopo la verifica. Si tratta di crediti chirografari che saranno pagati in moneta fallimentare, cioè nelle percentuali che verranno definite, a differenza dei crediti dei lavoratori che saranno i primi ad essere pagati ed in totalmente. Senza dire che nello specifico dei due milioni ci sarebbe una lettera ufficiale della Asl che la scorsa estate certificò che quei soldi dovevano essere pagati ad Angelini (e quindi ora vanno al falimento). 

PROROGA DI ALTRE 13 SETTIMANE PER LA CASSA INTEGRAZIONE

La richiesta per una proroga della cassa integrazione per altre 13 settimane a Villa Pini è stata firmata ieri dopo un incontro tra i sindacati ed il curatore fallimentare.
La richiesta interesserà tutti i dipendenti di Villa Pini (422), che ne usufruiranno a rotazione.
Ai sindacati presenti, il curatore ha illustrato la situazione dell'esercizio provvisorio: perdurando i provvedimenti della Regione sulla sospensione degli accreditamenti, c'è stata una quasi totale contrazione dell'attività produttiva.
Per cui si rende necessaria la richiesta di proroga della cig in deroga a partire dal 3 maggio 2010.
D'accordo i sindacati presenti: Cgil (Ranieri, Gagliardi, Cavallucci, Sbaraglia, Carozza), Cisl (Farina), Uil (Cardo), Ugl (Morabito e Lazovic).
Analoga richiesta è stata inoltrata per gli altri dipendenti delle rimanenti società del gruppo (635).
Su un altro fronte si apprende che il centro agroalimentare “Valle della Pescara” (cioè il mercato ortofrutticolo all'ingrosso) di Cepagatti ha predisposto la consegna gratuita di frutta e verdura per i dipendenti di Villa Pini, nei giorni di mercoledì e sabato mattina (dalle 9 alle 11), su iniziativa del presidente Stefano Costa in accordo con molti grossisti che hanno aderito alla distribuzione.

Sebastiano Calella 24/04/10 10.31