Strassil respinge tutte le accuse e denuncia errori e inesattezze

Alessandro Biancardi

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INCHIESTA MAREMONTI. PESCARA. Ha respinto le accuse, tutte, su tutta la linea. Avrebbe indicato anche errori ed imprecisioni a tratti grossolane contenute nell’accusa e nell’ordinanza di custodia cautelare. Carlo Strassil ha risposto al gip Luca De Ninis per circa tre ore nel carcere di Pescara. * I FONICI SCIOPERANO, UDIENZE IN TILT
L'interrogatorio di garanzia avrebbe toccato i punti salienti della composita accusa che riguarda la costruzione della statale 81, la cosiddetta 'Mare Monti'.
L'inchiesta, condotta dal pm Gennaro Varone, conta in totale 12 indagati tra cui gli imprenditori Carlo, Paolo e Alfonso Toto e l'ex presidente della Provincia di Pescara, Luciano D'Alfonso.
Al termine dell'interrogatorio di garanzia il legale di Carlo Strassil, l'avvocato Andrea Melucco, ha riferito che il suo assistito ha cercato di chiarire «la sua assoluta estraneita'» ai fatti che gli vengono contestati.
Strassil si trova in carcere da lunedi' scorso con l'accusa di corruzione.
«L'ingegnere ha svolto la sua attività di progettista, in quest'opera complessa, in termini trasparenti e leciti», ha detto l'avvocato Melucco.
Il professionista è accusato tra l'altro di avere stravolto l'appalto per renderlo vantaggioso agli imprenditori Toto, i quali avrebbero redatto direttamente atti pubblici e progetti.
Il legale ha aggiunto che la questione sarà comunque oggetto di ulteriore precisazione e saranno presentate a breve alcune memorie.
Sul fatto che Strassil, per la sua attività, si sarebbe autoliquidato un compenso di 2,2 mln di euro, l'avvocato ha detto che «si tratta di un clamoroso equivoco della normativa, che sarà chiarito in termini lineari e semplici».
Per Melucco «vi sono gravi lacune nella valutazione tecnica della vicenda».
Riguardo alle attività di ricostruzione post-sisma dell'Aquila, in cui Strassil figura come consulente, l'avvocato ha detto che nell'ordinanza «ci sono cenni assolutamente impropri a cose che non hanno nulla a che vedere e che servono a colorare la misura cautelare, a dimostrazione che si mettono insieme tante cose diverse» e che «quando si avranno ulteriori elementi saranno chiarite dallo stesso Strassil».
Il legale ha inoltre aggiunto che presenterà istanza di revoca e sostituzione della misura cautelare. Oltre al professionista, accusato di corruzione, nell'inchiesta sono indagate altre 11 persone, tra le quali gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto, e l'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso.

23/04/2010 16.15

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=INCHIESTA+MAREMONTI&mid=6&action=showall&andor=exact]TUTTE LE ACCUSE DELL'INCHIESTA MARE MONTI[/url]

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I FONICI SCIOPERANO, UDIENZE IN TILT

PESCARA. Una situazione difficile quanto sconosciuta ai più quella dei trascrittori, fonici, stenotipisti dei tribunali in Italia.
Sono 30 i dipendenti del settore in tutto Abruzzo, 6 quelli che lavorano per il tribunale di Pescara «dove si concentra la maggior parte del lavoro», ammette Davide Frigelli della Fisascat Cisl Pescara.
Loro registrano, sbobinano e trascrivono quanto accade nel corso di ogni udienza, in pratica trascrivono i processi, interrogatori, testimonianze, ogni parola detta all'interno di un processo.
Un lavoro importante quanto delicato.
Alcuni lavorano anche da casa: dai loro appartamenti maneggiano dati fondamentali quanto riservati che escono così dal Tribunale.
Oggi la 'categoria' («purtroppo non possiamo definirla propriamente così», dice sempre Frigelli), ha incrociato le braccia e creato non pochi problemi.
Già, perchè senza questi trascrittori invisibili che lavorano «con contratti da fame senza straordinari e trasferte pagate», qualcuno si è accorto di quanto siano fondamentali.
Se ne sono resi conto bene oggi al tribunale di Pescara dove era in programma una delle udienze del processo Fira, una delle inchieste più grandi degli ultimi anni che ha investito tutta la regione, iniziata con quasi tre ore di ritardo proprio a causa delle sciopero.
«Sono molteplici i motivi che ci hanno spinto a questa azione di forza», spiega a PrimaDaNoi.it Frigelli: «non esiste un contratto per questi lavoratori per i quali viene proposto un contratto multiservizio, quello che si fa per le imprese di pulizia, per intenderci».
«Questi lavoratori, infatti, non sono dipendenti del Tribunali ma appartenenti a società esterne alle quali il ministero della Giustizia esternalizza i lavori, sempre con la logica del risparmio. Gli stipendi, poi, arrivano in ritardo».
Ma vista proprio la delicatezza del ruolo di questa figura professionale poco nota, il sindacato rivendica la necessità di far sì che questi lavoratori facciano parte a tutti gli effetti dei palazzi di giustizia: «si maneggiano dati delicati», continua Frigelli, «che possono compromettere anche l'andamento di un processo. Vengono affidati appalti a società che non avevano mai fatto prima questo mestiere...si figuri che ora a Pescara la ditta che si occupa di questo servizio è la Rapida, una impresa di pulizie»

a.l. 23/04/2010 16.43