Il sindaco De Vico tra corruzione, abuso di potere ed estorsione

Alessandro Biancardi

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INCHIESTA VESTINA. PESCARA. Tra gli indagati dell'operazione 'Vestina' condotta dai carabinieri di Pescara e coordinata dal pm Gennaro Varone ci è finito anche il sindaco di Farindola Antonello De Vico, arrestato questa mattina e al momento agli arresti domiciliari.
De Vico, insieme a Di Norscia, a Franco Mezzanotte, già presidente del Consiglio di Amministrazione dei servizi sociali della Comunità Montana vestina, a Brindisi Arturo, direttore della stessa CMV ed al sindaco di Penne, Ezio di Marcoberardino, è ritenuto responsabile di «corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio» per aver ricevuto promesse di assunzione, poi realizzate, e utilità economiche, dall'imprenditore Daniele Mazzetti, responsabile delle strutture residenziali della cooperativa Agorà affidataria di numerosi servizi comunali.
In cambio la cooperativa avrebbe ricevuto l'aggiudicazione di appalti per i servizi sociali della Comunità Montana vestina e presso il comune di Penne, nonchè per finanziamenti alla Penne Calcio in cambio dei quali il Mazzetti «usufruiva della preordinata assegnazione della gestione della struttura ospedaliera in disuso in Contrada Carmine del comune di Penne».
De Vico, inoltre, sarebbe responsabile di estorsione ai danni della segretaria della stessa Comunità Montana Vestina la quale non intendeva prorogare il contratto all'avvocato Cucculelli, oggetto di perquisizione questa mattina e indagato quale diretto referente esecutivo di De Vico e di Mezzanotte.
La donna, secondo la ricostruzione degli inquirenti sarebbe stata oggetto della minaccia di essere esautorata della propria funzione di ufficiale rogante del contratto di appalto conseguente all'aggiudicazione dell'appalto alla cooperativa Agorà, costringendola ad eseguire quello che può considerarsi un vero e proprio “ordine” del sindaco De Vico.

IL CARISMA E L'ATTIVISMO DI DE VICO

Quest'ultimo, inoltre, personaggio di rilevanza politica e «di più manifesto carisma nell'area vestina», scrivono gli inquirenti, è altresì ritenuto responsabile di “millantato credito” presso il sindaco del Comune di Penne, Di Marcoberardino, ed i dirigenti locali.
Il primo cittadino, infatti, «avvalendosi della sua forte personalità e potere derivante dal peso all'interno del partito politico Pd» di cui faceva parte prima di approdare nell'Udc, avrebbe ottenuto dall'imprenditore Angelo Antonacci, interessato ad un accordo di programma per la propria ditta Edilpav, utilità consistite nell'acquisto di quote della costituenda Banca Vestina, cui il De Vico era interessato poiché promotore.
De Vico avrebbe ricevuto anche il versamento di denaro al partito politico in vista della candidatura a sindaco di Farindola.

IL CAPITOLO SPAZZATURA

Un capitolo a parte viene considerato dal pm Gennaro Varone sulla posizione di De Vico, in concorso con l'architetto Paolo Cucculelli, in merito alla dazione ed alla promessa dagli imprenditori Luca Giordano, legale rappresentante della “Ecologica Srl” e Ettore Paolo e Roodolfo Di Zio, di finanziamenti alla propria attività politica ed assunzioni di “protetti”.
La contropartita? Per la Procura sarebbe stato il condizionamento delle gare in materia di gestione di rifiuti a beneficio della stessa Ecologica Srl e con l'esclusione degli altri partecipanti.
Per fare questo, sostengono gli inquirenti, De Vico avrebbe sollecitato l'intervento di un parlamentare e modulato ad hoc il bando di gara.
Lo stesso De Vico, come accertato dalle investigazioni dei militari del Nucleo operativo della Compagnia Carabinieri di Penne, è stato tra l'altro uno dei maggiori sostenitori, insieme al sindaco di Penne e altre persone già indagate nella recente indagine parallela del Corpo Forestale dello Stato, della realizzazione della famosa incompiuta “Mare-Monti”.

IL SINDACO DI PENNE

Per quanto riguarda il sindaco di Penne sarebbe stata evidenziata irregolarità commesse nella falsificazione della composizione della Commissione elettorale dello stesso Comune, insieme al segretario rogante Silvi Raffaele, nell'assunzione dei 6 collaboratori amministrativi presso il Comune di Penne, tutti beneficiari di votazioni e valutazioni dei titoli «precostituite a tavolino in modo da elevarne il punteggio definitivo», e nell'aggiudicazione dell'appalto dei lavori relativi al mercato coperto e della contestuale assunzione, presso il costruendo Conad, di numerosi protetti in cambio «non soltanto dell'assegnazione dei lavori ma anche di una modifica artificiosa della procedura concorsuale relativamente agli importi da corrispondere quale affitto alla locale Amministrazione comunale».
Il gip Maria Michela Di Fine parla nell'ordinanza di custodia cautelare di «un “sistema composito” gestito da persone aduse a concepire le pubbliche funzioni, come strumento per affarismi o per perpetuare situazioni di privilegio e potere personale, e le relazioni tra pubblico e privato occasione per il condizionamento delle attività amministrative sul territorio».

22/04/10 11.21