Svolta per l'omicidio di Ateleta, rinviati a giudizio moglie vittima e amante

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Svolta nella vicenda giudiziaria sull'omicidio di Giuseppe Petrilli, il cameriere di Ateleta trovato morto carbonizzato nella sua auto il 7 dicembre del 2003.


Ieri pomeriggio il gup del tribunale di Sulmona ha rinviato a giudizio davanti alla Corte d'Assise dell'Aquila, Antonio Di Bucci e la sua ex amante nonché moglie della vittima, Rita Guerra (43 anni), accusati di omicidio volontario, distruzione e occultamento di cadavere.
La prima udienza del processo è stata fissata al prossimo 23 settembre.
Antonio Di Bucci era stato arrestato nel luglio del 2007. Rita Guerra, foggiana, sospettata di essere la mente che ha architettato l'omicidio.
La vicenda aveva avuto una prima svolta con la decisione del Gup Massimo De Cesare il quale in sede di udienza preliminare aveva ordinato l'immediata scarcerazione del principale sospettato del delitto, rimettendo gli atti al pubblico ministero per la riformulazione del capo di imputazione.
Il gup De Cesare, pur confermando la validità dell'ipotesi dell'omicidio, aveva ritenuto non aderente alla realtà la ricostruzione dell'omicidio fatta dal sostituto procuratore Aura Scarsella.
Di diverso avviso i giudici del Riesame, ai quali si era rivolta la Procura dopo la scarcerazione di Di Bucci.
Il corpo di Giuseppe Petrilli, cameriere di Ateleta, fu trovato carbonizzato nell'auto.
Inizialmente si pensò a una tragica fatalità: a causa del fondo stradale ghiacciato l'auto sulla quale viaggiava Petrilli finì fuori strada incendiandosi.
L'uomo rimase intrappolato nell'auto e morì carbonizzato.
Ma le tante anomalie riscontrate dalla polizia stradale nel corso del sopralluogo (impronte sulla neve fresca, il corpo di Petrilli rinvenuto all'interno del bagagliaio della sua Fiat Panda e l'auto che si è incendiata mentre era in corso una violenta bufera di neve), indussero gli investigatori a seguire la pista dell'omicidio. I primi riscontri arrivarono dall'autopsia effettuata qualche mese dopo il fatto, dalla quale è emerso che Petrilli sarebbe morto in seguito a un colpo ricevuto alla testa.
Il movente dell'omicidio sarebbe stata proprio la relazione tra Antonio Di Bucci e la moglie della vittima.
Nella ricostruzione del delitto, l'accusa ritiene che Di Bucci, vedovo da qualche anno, aveva avviato una relazione con la sua dirimpettaia, moglie del cameriere.
Sola in casa e con il marito tutte le sere al lavoro in un ristorante dell'Aremogna, la donna avrebbe ceduto alle lusinghe del vicino.
Il rapporto sarebbe andato avanti per mesi, fino a quando i due avrebbero sentito l'esigenza di eliminare chi intralciava la loro passione.
Quella sera Antonio avrebbe aspettato il suo rivale sul pianerottolo di casa per colpirlo e ucciderlo con un colpo alla testa.
Poi avrebbe caricato il cadavere sull'auto e, subito dopo una curva stretta tra Ateleta e Pietransieri, avrebbe spinto l'auto nel burrone per poi darle fuoco.
All'inizio fu indagato anche il figlio della coppia, Jonny, sospettato di avere aiutato a trasportare il cadavere del padre nell'auto, ma le indagini successive esclusero ogni coinvolgimento del giovane.

22/04/2010 9.20