Corruzione 2.0: la nuova frontiera del saccheggio degli enti pubblici

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Corruzione 2.0: la nuova frontiera del saccheggio degli enti pubblici
 INCHIESTA MEREMONTI. PESCARA. Sarà interrogato venerdì prossimo, alle 10, nel carcere di Pescara, Carlo Strassil, arrestato l’altro ieri nell'ambito dell'inchiesta sulla realizzazione della S.S. 81 (Mare-Monti) su disposizione del gip del tribunale di Pescara, Luca De Ninis, e su richiesta del pm, Gennaro Varone. *RIFONDAZIONE: «LA POLITICA HA CHIUSO GLI OCCHI»
Contestualmente all'arresto è stata anche perquisita l'abitazione di Strassil, che attualmente si trova in carcere a Roma, e gli investigatori hanno acquisito diversi documenti, tra cui anche quelli riguardanti le consulenze per la ricostruzione a L'Aquila.

IL PRESENTE DEVASTANTE

Il dato allarmante risulta essere uno: i metodi svelati da questa inchiesta erano ben collaudati, secondo la procura, e venivano replicati all'infinito da anni. Non solo, venivano applicati persino mentre l'ingegnere -con un curriculum lungo come un lenzuolo- stava per essere arrestato.
Fatti recenti, incarichi con quel presunto «sistema gelatinoso», chiamato così dal giudice di Firenze che ha arrestato Angelo Balducci e fatto luce su un sistema di clientele che ha investito la protezione civile e di striscio la ricostruzione aquilana, in realtà mai partita.
Ma stranamente questa inchiesta, che pure tocca le stesse persone, svela gli stessi metodi, investe la ricostruzione e certe logiche non ha trovato molto spazio sui giornali nazionali e sembra non destare interesse.
Invece l'inchiesta pescarese ci dice che Strassil è consulente per la ricostruzione e delegato a sovrintendere alla agibilità nelle scuole aquilane del post sisma.
Non un incarico qualsiasi e casuale perché pare che gli inquirenti abbiano in mano carte importanti per poter affermare che anche in questo caso Strassil faceva tutto da solo dopo aver conquistato la “fiducia” del pubblico ufficiale di turno.
A casa sua, infatti, sono stati trovati documenti timbrati e spesso firmati da amministratori pubblici che attendevano di essere compilati, come un assegno in bianco ma firmato.
C'è qualcuno a L'Aquila che si è accorto che qualcosa non andava?
Non si esclude che dall'esame della documentazione sequestrata e dei pc non possano spalancarsi nuovi filoni di inchieste che puntano dritti su L'Aquila ma anche in altre regioni come la Sardegna e la Toscana.
In questa ultima fase di indagine, infatti, sono state le intercettazioni a svelare la pervicacia dell'ingegnere ad operare in maniera «spregiudicata» nonostante buona parte della “cricca” fosse stata già arrestata.
Strassil secondo quanto scrive il gip De Ninis continuava ad operare con metodi «gelatinosi» tranquillamente anche dopo l'arresto di Fabio De Sanctis per le vicende del G8.
Per esempio il 14 aprile 2010 Strassil conversa con tale Enrico e a proposito di una conferenza di servizi in corso per un affare a Ladispoli, lo rassicura di aver «parlato con le persone» e di «aver sponsorizzato chi doveva sponsorizzare». Enrico gli sollecita però un ulteriore intervento perché a causa del cambio di amministrazione la Regione Lazio è al momento ferma.
Riprendendo poi la conversazione precedente Strassil incoraggia l'interlocutore mostrandosi in grado «di parlare e cambiare sistema e meccanismi, visto che certi spazi che c'erano prima vanno ritrattati».
Il 15 aprile parlando della nuova amministrazione sarda sollecita l'interlocutore Peppino a riprendere i contatti con «il nostro assessore».
«E' evidente che Strassil utilizzi le sue capacità di relazione», scrive il gip, «per svolgere una pervasiva mediazione tra i pubblici ufficiali e le imprese interessate dai lavori, sempre con la finalità di asservire gli interessi pubblici a quelli dei privati».

IL PASSATO DEVASTATO: TERRA BRUCIATA E CONSEGUENZE PESANTI


La corruzione non è un fatto privato che riguarda due persone: corrotto e corruttore. Lo capiscono bene a Penne dove da decenni si parla di una importante arteria che gli faccia guadagnare ore di vita per raggiungere Pescara.
Invece, hanno avuto la prova che quell'opera è incompiuta per una sola causa: la corruzione. Amministratori pubblici che avrebbero stravolto le logiche per propri tornaconto.
Di sicuro non hanno fatto l'interesse pubblico visto che la strada non c'è, mentre milioni di euro sono stati spesi in consulenze.
Nell'inchiesta della forestale della Mare-Monti, difficilissima per condizioni logistiche (indagati sparsi in varie regioni) e per tempistica (i fatti si riferiscono a molto tempo fa), appare chiaro che solo in seguito all'esposto del responsabile della riserva violata di Penne del Wwf parte una inchiesta. Non erano bastate le polemiche degli anni precedenti, gli scontri politici, i ricorsi di alcuni cittadini, i moltissimi dubbi finiti pure sui giornali intorno ai primi anni del 2000.
Al momento il ruolo dell'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, nell'inchiesta appare marginale, dunque un profilo penale secondario, non così invece la responsabilità politica che sembra emergere dalle carte della procura poiché non è un mistero che la sua influenza è sempre stata determinante in questa ed in altre vicende.
Lo ha ribadito più volte e gli inquirenti lo sanno bene: sono provati certi rapporti confidenziali con i vertici dell'Anas: bastava che D'Alfonso alzasse il telefono e si aprivano porte e si spianavano strade, i progetti di questo o quel ponte viaggiavano...
Inoltre la procura ha certificato incontri tra D'Alfonso ed il progettista Strassil, per quale ragione?
Sono scattate inoltre anche le consuete verifiche bancarie per verificare i diversi conti correnti e verificare se per caso le cifre incamerate con tanta facilità da Strassil non venissero poi redistribuite magari ad un livello politico.
E sono un fatto anche i sequestri finalizzati alla confisca per un valore di circa 3 milioni, sequestri che potrebbero essere contestati dalle parti ma che per ora rimangono in piedi.

LA CORRUZIONE 2.0

Tutto si evolve, perché non dovrebbe farlo anche la corruzione?
Così si è passati agevolmente dalle valigette in contanti degli anni 80-90 a qualcosa di diverso, le cosiddette tangenti ''legalizzate'', regolarmente fatturate con la scusa di una consulenza o di un servizio, meglio se mai realizzato.
Con l'inchiesta di Pescara si è arrivati a individuare le tangenti dietro regali al sindaco che tra le altre cose in alcuni casi li sbandierava e non li ha mai negati in seguito: tangenti sotto forma di servizio apparentemente utile per la collettività che invece per la procura servivano ad aumentare il potere del politico e della sua forza contrattuale.
Anche nell'inchiesta della Mare-Monti il gip De Ninis individua una evoluzione che tuttavia visti i tempi dei fatti si deve retrodatare di almeno dieci anni.
«Si delinea così una forma per così dire evoluta di corruzione», scrive il gip, «più moderna e raffinata di quella tradizionale e sicuramente di più alto impatto lesivo per l'interesse pubblico sotteso all'azione amministrativa: non più il passaggio della mazzetta in cambio di atti favorevoli all'impresa ma la totale e sistematica condivisione della attività della controparte pubblica. Attraverso la cattura delle pubbliche funzioni e la conseguente sostituzione del corruttore alla stessa attività tecnica del pubblico ufficiale. Essa determina il singolare risultato per cui la tangente viene corrisposta dall'impresa per così dire in natura ovvero con lo svolgimento del lavoro tecnico-professionale del pubblico ufficiale ma viene poi monetizzata dallo stesso ente pubblico per cui lavorano i corrotti attraverso il pagamento dei loro ragguardevoli compensi, peraltro ampiamente gonfiati da una serie di ulteriori condotte fraudolente».
Insomma lauti compensi pubblici gonfiati ad arte e spesso non dovuti perché frutto di accordo fraudolento.
Benvenuti nella corruzione 2.0

a.b. 21/04/2010 8.11

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RIFONDAZIONE: «LA POLITICA HA CHIUSO GLI OCCHI»

PESCARA. Dopo l'arresto del progettista Strassil e la scoperta di 12 indagati la politica resta in silenzio e non commenta.
Gli unici a parlare sono gli esponenti del Partito della Rifondazione comunista che contesta in toto la classe politica pescarese, sia il centrodestra che il centrosinistra, che ha avuto la possibilita' di intervenire per tempo nella vicenda della strada mare-monti, ma non lo ha fatto e ha «chiuso gli occhi».
Si e' assistito ad un «balletto trasversale», e c'e' stato un «ostruzionismo trasversale» alla costituzione di parte civile da parte dell'amministrazione provinciale, negli anni scorsi.
Lo hanno ricordato ieri mattina Marco Fars e Sandro Di Minco.
«Quello che sta succeddendo oggi, ha detto Fars, noi lo andiamo dicendo da anni e da tempo abbiamo parlato del coinvolgimento dell'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso in questa vicenda. Queste non sono inchieste che cadono dal nulla, spesso sono anticipate da chi ha cercato di amministrare correttamente la cosa pubblica».
Sandro Di Minco, ex consigliere provinciale del Prc, ha ricordato le battaglie portate avanti su questa vicenda, le perplessità avanzate sul progetto e i tentativi di far dirottare i fondi dalla zona della riserva su un altro tratto della mare-monti, ma quando si e' trattato di votare «il Pdl non lo ha fatto, l'Italia dei valori ha chiesto di far continuare i lavori e il sindaco di Penne propose di spostare la riserva. Anche l'Anas - ha concluso - difese il progetto a spada tratta e l'anno scorso si e' cercato di modificare il perimetro della riserva con una legge».
Anche il Wwf commenta l'arresto e l'indagine e sottolinea come stiano emergendo «non solo reati ambientali ma anche gravissimi reati contro la pubblica amministrazione».
La vicenda ha avuto inizio da un esposto presentato dal direttore dell'Oasi Wwf del Lago di Penne e da diverse segnalazioni che l'associazione fece pervenire agli inquirenti.
In quei giorni del 2008, ricordano dall'associazione ambientalista, il cantiere della cosiddetta Mare-monti entrò, senza alcuna autorizzazione, per centinaia di metri all'interno del perimetro dell'Oasi, che è dichiarata Riserva Naturale Regionale.
In breve, con un accesso agli atti, l'associazione scoprì che negli elaborati del progetto della strada depositati presso il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione il confine della riserva risultava spostato rispetto a quello reale, tanto da far ricadere la strada al di fuori dell'area protetta. Seguì il sequestro da parte della Forestale.

«Con il nostro intervento e con l'azione immediata del Corpo Forestale dello Stato di Pescara comandato da Guido Conti», commenta il consigliere nazionale Dante Caserta, «abbiamo scongiurato la realizzazione di un vero e proprio ecomostro all'interno di una delle aree protette più famose d'Italia. Il tutto spendendo decine di milioni di euro in un progetto mastodontico con grandi viadotti, cambiato in corso d'opera più volte. Nel 2008 abbiamo realizzato un depliant che illustra bene le enormi criticità di questo intervento sia dal punto di vista dell'impatto ambientale sia dal punto di vista dell'uso delle risorse pubbliche. In questi anni abbiamo subito pressioni enormi da chi ci additava di aver bloccato un'importante opera pubblica, arrivando a proporre di spostare la riserva per consentire la realizzazione dei viadotti. Non sarebbe stato meglio dedicare il proprio tempo alla ricerca delle responsabilità amministrative di questo scempio? Non sarebbe stato opportuno seguire le nostre proposte per risolvere il problema della mobilità nell'area in maniera più sostenibile, da tutti i punti di vista? Più in generale sembra emergere che troppo spesso queste grandi opere paiono ideate e realizzate più per l'interesse di progettisti e imprese che non per risolvere i problemi dei cittadini e perseguire il reale interesse collettivo».


Penne, Mare-Monti depliant del Wwf                                                            

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