«10 anni di illegalità inquietante. Interesse pubblico annullato dal privato»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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«10 anni di illegalità inquietante. Interesse pubblico annullato dal privato»
INCHIESTA MAREMONTI. PESCARA. Dieci anni di criminalità senza sosta, con un metodo che nel corso del tempo sarebbe riuscito addirittura a «raffinarsi». Tutto con un unico obiettivo: spolpare le casse pubbliche e girare i soldi nelle tasche di politici, funzionari, tecnici e consulenti. STRASSIL: LA MANO OPERATIVA DEI PRIVATI PRONTO AD ESPATRIARE
Sono 12 gli indagati in totale nell'inchiesta coordinata dal pm Gennaro Varone: tra questi l'ingegnere Carlo Strassil rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, Carlo, Alfonso, Paolo Toto, Luciano D'Alfonso, il funzionario Anas Roberto Luccetti, Paolo Lalli, direttore dei lavori dell'appalto, il geologo Angelo Di Ninni, Fabio De Sanctis.
Ed è impietoso il giudizio del gip Luca De Ninis che parla, nell'ordinanza di custodia cautelare di sessanta pagine, di una «criminalità davvero inquietante».
Due gli elementi che saltano fuori: «l'esercizio della corruzione» si è «evoluto» e si registra anche una «destrutturazione del procedimento di evidenza pubblica» che diventa «un mero simulacro», «una formale veste giuridica» che in realtà nasconderebbe un «invincibile volontà di saccheggio delle risorse pubbliche».
Una farsa, in pratica, messa in piedi solo per girare i soldi pubblici nelle casse 'giuste' che spesso corrisponderebbero proprio a chi prende le decisioni, partecipa agli appalti e cuce su misura i bandi di gara. Ed in questo caso la procura ritiene di aver raccolto prove inconfutabili che dimostrerebbero come tutto venisse orchestrato dal privato e dunque dalla ditta Toto che avrebbe svolto il lavoro dell'impresa più quello degli enti pubblici, predisponendo materialmente i documenti.
Ma il gip De Ninis sottolinea anche «l'eclatante solidarietà di intenti criminali» che metterebbe d'accordo «professionisti pubblici e privati, realizzando la totale commistione di ruoli».
Uno scenario desolante, quello ipotizzato dalla Procura pescarese, nel quale il bene pubblico non è più una priorità e difficilmente riesce a distinguersi da quello privato con il quale si fonde magicamente: tutto questo, secondo il gip, sarebbe andato avanti «almeno per dieci anni» senza che nessuno «abbia mai tentato di recuperare dignità per la funzione pubblica esercitata e tuttora ben lungi dall'essere esaurita», nonostante le continue perquisizioni, i sequestri e probabilmente anche l'intuizione che si stesse indagando su determinati fatti.
A guadagnare più di tutti sarebbe stata la ditta Toto che avrebbe incassato già 2 milioni di euro «senza aver svolto alcuna opera». La strada, infatti, non c'è. Ma dalla ditta si dicono tranquilli di aver operato secondo le norme e nella piena regolarità.
L'importo incassato, secondo la procura, però, costituirebbe il profitto sia della truffa aggravata sia della corruzione, ragione per cui è stata confiscata sia in via diretta che per equivalente.
«I lavori», si legge in una brevissima nota della Toto spa, «sono stati in seguito sospesi per problematiche ambientali estranee alla Società, la Toto S.p.a. conferma di aver operato correttamente e nel rispetto di Leggi e Regolamenti. I signori Toto sono certi che sarà riconosciuta la loro estraneità ai fatti addebitati».
L'azienda del patron di Airone, oggi assorbita da Alitalia, sarebbe risultata in netta «posizione di supremazia» tanto da «riuscire a far convergere sui propri interessi», scrive De Ninis, «la volontà di tutti i soggetti pubblici intervenuti nel progetto». Tutti d'accordo in nome del profitto.
La società vince l'appalto con un enorme ribasso, poi interrompe i lavori, nasce un contenzioso (strumentale per la procura) sulla variante al progetto, l'impresa chiede un risarcimento danni e lo ottiene dall'Anas.
L'opera da realizzare sta sempre sullo sfondo e pare che nessuno la identifichi come la priorità da portare a termine.

L'ANAS: UN ENTE DA SPOLPARE

Vittima sacrificale dell'operazione sarebbe l'Anas, o meglio le sue casse. L'ente committente dei lavori, infatti, sarebbe stato trasformato nel corso degli anni, secondo quanto scrive il gip «in uno strumento di distribuzione di denaro pubblico». E' l'ente nel quale è ancora assunto l'ex sindaco di Pescara e che qualche anno prima dei fatti contestati era dirigente per poi andare in aspettativa e diventare presidente della Provincia. Proprio D'Alfonso in qualità di dirigente avrebbe trattato nel suo dipartimento l'appalto della Mare Monti, poi saltato il fosso se ne sarebbe occupato in quanto esponente della amministrazione pubblica Provincia.
Questo avveniva anche grazie a documenti e atti che «solo in apparenza», sostiene la Procura, provenivano dalla Pubblica amministrazione, ma erano in realtà redatti dal privato «esclusivamente nel proprio interesse».
Per il momento il Corpo Forestale dello Stato ha applicato le misure cautelari con il sequestro preventivo di beni ed immobili per una somma totale pari a circa 3.500.000 euro che sarebbero le somme derivanti dagli illeciti commessi e dalle persone che avrebbero ottenuto soldi e utilità in maniera illegale.
Sono state colpite dal provvedimento la società Cra Spa di Strassil, la R&L, gestita e di proprietà di Sergio Strassil, figlio dell'arrestato, e la Archingroup di Paolo Cuccioletta, in realtà un prestanome dello stesso Strassil.
La Cra spa sarebbe la beneficiaria del compenso erogato dall'Anas per le prestazioni affidate all'ingegnere, che costituiscono il profitto della truffa aggravata- sostengono gli inquirenti.
La cifra ammonta a 2,2 mln euro ma il pm Gennaro Varone ha richiesto il sequestro preventivo solo di 1 milione di euro. La R&L risulta invece beneficiaria dell'importo di 308mila euro e il pm ha chiesto il sequestro preventivo di 200 mila euro. La Archigroup è invece la beneficiaria di 173mila euro per consulenze che la procura chiama profitto di truffa.

Alessandra Lotti 20/04/2010 7.56

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STRASSIL: LA MANO OPERATIVA DEI PRIVATI PRONTO AD ESPATRIARE

L'uomo chiave dell'operazione Mare Monti secondo la procura è l'ingegner Carlo Strassil, 63 anni, finito ieri in carcere a Regina Coeli dove verrà ascoltato nei prossimi giorni dal gip Luca De Ninis.
Strassil non è un uomo qualunque ma il progettista della S.S. 81 meglio nota come "Mare e Monti", ed era stato incaricato dal commissario straordinario Valeria Olivieri, anche lei indagata.
Il gip De Ninis lo descrive come un uomo spregiudicato, con una spiccata abitudine «al falso e alla dissimulazione, della dimostrata esperienza a governare, in un 'perverso gioco delle parti', l'azione dei suoi interlocutori pubblici».
Un soggetto che «appare colluso con i vertici del potere pubblico e economico».
Accuse ancora tutte da dimostrare ma ben definite da una lunga serie di prove documentali che la Procura sostiene di aver trovato, tra i quali atti ufficiali, testimonianze, tracce sui pc di altri indagati.
Trattandosi di fatti datati le intercettazioni non sarebbero state utilizzate perché di scarso rilievo, in compenso la documentazione in possesso della procura sarebbe enorme.
Il professionista Strassil, spiega il gip, è in grado di «accedere all'interno e di condizionare i più importanti centri di spesa della nazione» e il carcere viene vista come l'unica alternativa per l'indagato che non avrebbe mostrato «nessun pudore» ma che avrebbe avuto come unico fine «l'arricchimento personale».
I domiciliari vengono scartati, invece, vista anche la difficoltà di «localizzare la sua dimora attuale».
Secondo il gip, inoltre, dalle perquisizioni sarebbe emerso che l'uomo era pronto a partire per un lungo soggiorno all'estero.

UNA LUNGA CARRIERA E I LAVORI CON BALDUCCI & C

L'ingegnere ha alle spalle numerosi incarichi e progettazioni importanti.
Molte delle quali in Abruzzo.
Una predilezione per le strade “mare-interno” e per le consulenze milionarie. Progetta strade, opere di consolidamento, partecipa a gare d'appalto in diverse regioni anche con la sua società “Roma Eur”.
Ha uno stretto legame con l'Anas vista la sua partecipazione al comitato Comitato tecnico-consultivo per l'accelerazione dei lavori, nominato dal Commissario straordinario dell'Anas Vincenzo Pozzi nel 2001.
Nel 2000 già si parlava di consulenze d'oro per il collaudo dell'Alta Velocità.
Strassil faceva parte di quel gruppo di commissari (tecnici, ingegneri e anche politici) incaricati di collaudare la Bologna-Firenze. In otto avrebbero dovuto incassare 50 miliardi di vecchie lire.
Del gruppo facevano parte Aurelio Misiti e Gianfranco Saraca e l'allora provveditore delle opere pubbliche per il Lazio, Angelo Balducci, il prefetto Leonardo Corbo, il giurista Spagnuolo Vigorita, un ex alto dirigente delle Ferrovie, Francesco Massaro.
Oltre alla progettazione della Mare-Monti, Strassil ha prestato la propria opera nel 1996 per la progettazione di un tratto della Teramo-Mare «per un importo di 2 milioni 345mila euro», ma il pagamento sarebbe ancora in sospeso da parte della Provincia di Teramo. Un'altra opera infinita e travagliata che mostra alcuni lati in comune con l'arteria che sfiora Penne.
Nel 2007 ha progettato le opere di consolidamento delle cascate delle Marmore in Umbria realizzate da un Associazione Temporanea di Imprese la cui capofila è la Todini Costruzioni Generali. La Società, con filiali in 12 paesi, fa capo alla Salini costruttori s.p.a. e alla Todini finanziaria s.p.a. di Luisa Todini, esponente del Pdl e già europarlamentare.

APPALTI ALLA MADDALENA E IL LEGAME CON DE SANCTIS


Recentemente Strassil avrebbe ottenuto incarichi anche per gli appalti per il G8 alla Maddalena (affidatigli da Fabio De Sanctis) e finiti nel mirino della Procura di Firenze.
Quel Fabio De Sanctis, provveditore (al momento sospeso) alle opere pubbliche della Toscana finito in carcere a febbraio scorso insieme agli altri funzionari statali Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e all'imprenditore Diego Anemone, accusati di corruzione.
Dopo l'arresto, per il provveditore una valanga di ordinanze per altre vicende.
De Santis è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere lo scorso 4 marzo per il filone d'inchiesta relativo alla Scuola Marescialli dei Carabinieri di Castello nella quale e' accusato di corruzione.
E' inoltre indagato anche per rivelazione di segreti d' ufficio per un altro filone d'inchiesta sui Grandi Eventi per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Secondo le ipotesi di accusa, facendo parte del dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio fornirono all'architetto Paolo Desideri indicazioni tecniche relative all' appalto del Parco della Musica di Firenze.
Ciò accadde, secondo la procura, nella primavera del 2007.

STRASSIL E L'AUTO INVESTITURA

Tornando a Strassil, secondo la Procura pescarese, l'ingegnere talvolta si sarebbe anche auto-attribuito incarichi e compensi.
Gli investigatori abruzzesi, infatti, hanno trovato durante alcune perquisizioni presso le sue società numerosi atti predisposti con la firma di altri, con timbri ed intestazioni di enti e soggetti pubblici.
Alcuni di questi erano in bianco: ci pensava lui, sostengono gli inquirenti, a riempire i vuoti e poi chi di competenza firmava.
Anche via telefono il professionista non faceva mistero di questa sua attività parallela e in una conversazione intercettata l'8 aprile scorso ha dettato candidamente alla sua segretaria una ennesima lettera di incarico che lo riguardava, commentando con la donna il fatto «che è un'idea che mi è venuta stamattina, mentre viaggiavo».
In quel caso parlava di un incarico per la progettazione per la viabilità del centro polifunzionale della Protezione Civile di Castelnuovo di Porto.
Lui viene disegnato come l'interfaccia tra i poteri pubblici e gli imprenditori che sono interessati alla realizzazione di grandi infrastrutture.
La sua specialità, sostiene il gip De Ninis, sarebbe quella di «svolgere una persuasiva mediazione tra il privato e il pubblico spesso con procedure derogatorie delle regole dell'evidenza pubblica, sempre con la finalità di asservire gli interessi pubblici a quelli privati».
Per la Procura nell'ambito dell'inchiesta Mare-Monti i suoi poteri erano illimitati e avrebbe avuto il via libera anche dalle più alte gerarchie politico amministrative dell'Anas per predisporre, nell'interesse proprio e della Toto Spa di atti e documenti che i funzionari, ai più vari livelli, si sarebbero solo limitati a sottoscrivere acriticamente.
L'arresto è arrivato in quanto, secondo la Procura, c'è il rischio fondato che l'ingegnere potesse commettere altri reati simili.

Alessandra Lotti (ha collaborato Manuela Rosa)

20/04/2010 7.56