Elettrodotto Avezzano-Scalzagallo, arriva lo stop del Tar

Alessandro Biancardi

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AVEZZANO. Il Tar Abruzzo ha confermato il blocco dei lavori dell'elettrodotto di Avezzano-Scalzagallo non interrato disposto dalla Provincia, rigettando la richiesta di sospensiva di Rfi.


Mercoledì scorso è stata discusso davanti al Tribunale amministrativo il ricorso presentato da Rfi contro la diffida dell'11 gennaio del 2010 con cui la Provincia dell'Aquila ha bloccato i lavori della variante dell'elettrodotto di Scalzagallo dopo aver constatato il mancato perfezionamento delle procedure stabilite dalla Legge, che impone un'autorizzazione finale rilasciata dalla Provincia.
I giudici amministrativi hanno respinto le richieste cautelari di Rfi con l'Ordinanza n. 124/2010 ritenendo che le delicate questioni giuridiche (che riguardano le procedure autorizzative degli elettrodotti, e la ripartizione delle competenze normative) dovranno essere vagliate in
sede di merito, e inoltre che non sussista il pericolo di un pregiudizio grave e irreparabile per RFI.
Grande soddisfazione viene espressa dal Comitato dei Cittadini che si oppone alla realizzazione dell'elettrodotto, e che da sempre evidenziano che il Piano regolatore vigente nel Comune di Avezzano impone obbligatoriamente l'interramento dell'impianto, e che la “Variante aerea” non è stata mai autorizzata dall'Ente competente, ossia la Provincia (che più volte ha ribadito che l'impianto non è autorizzato).
I cittadini che fanno parte del Comitato si sono costituiti nel giudizio con un atto di intervento 'ad opponendum', e sono difesi dagli avvocati Renato Simone, Herbert Simone, Domenico
Sabatini.
Anche il Comune di Avezzano si è costituito in giudizio a sostegno della Provincia, ed è stato difeso dagli avvocati Giampiero Nicoli e Antonio Milo.
La Provincia è invece difesa dagli avvocati De Nicola e Aniceti.
«I cittadini ribadiscono», spiega l'avvocato Herbert Simone, «che i lavori di spostamento dell'elettrodotto localizzati lungo il tracciato della linea ferroviaria non si sarebbero dovuti nemmeno iniziare, mentre finora sono stati mandati avanti contro ogni logica e contro ogni regola
giuridica».
Secondo i legali dei cittadini il Comune dovrà necessariamente revocare il protocollo d'intesa che autorizza il prosieguo dei lavori, «dato che l'amministrazione pubblica non ha nessun potere di stabilire unilateralmente che la predetta opera possa essere realizzata pur in mancanza dell'autorizzazione provinciale prescritta dalla legge, né di disapplicare le norme degli strumenti urbanistici».
«Inoltre», continua Simone, «il protocollo stabilisce illegittimamente che l'interramento è solamente eventuale e che la maggior parte delle spese per l'interramento stesso sono a carico dell'Ente e quindi dei contribuenti. Tali spese a nostro avviso devono essere invece sostenute da RFI, dato che questa è tenuta a rispettare le prescrizioni di legge e degli strumenti urbanistici».

17/04/2010 9.44