Ari, Salerno contesta il sindaco: «non è il paese dell'illegalità»

Alessandro Biancardi

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ARI. «E' il paese di Ari a vivere nella illegalità diffusa o il sindaco ad emanare provvedimenti frettolosi e illegittimi?» IL SINDACO: RISPETTIAMO LA DECISIONE DEL TAR
A domandarselo è Marcello Salerno, capogruppo di minoranza al Comune di Ari dopo la denuncia del sindaco Elena Di Biase che ieri aveva parlato di impossibilità di far rispettare le leggi proprio nel paese che ha dato i natali al giudice Emilio Alessandrini (esempio positivo di una legalità di cui oggi sono in molti a sentire la mancanza) e che da anni solidarizza concretamente con gli eroi dello Stato caduti nell'adempimento del dovere verso le istituzioni democratiche.
«E' il caso di ricordare», spiega Salerno, «che quella citata dal primo cittadino non è la prima ordinanza a danno degli esercizi commerciali che l'amministrazione emana in questi ultimi mesi. Recentemente il vicesindaco Renato D'Alessandro», racconta l'esponente della minoranza, «aveva fatto istituire un divieto di sosta e di fermata dinanzi ad un negozio di abbigliamento a pochissimi giorni dall'inaugurazione dell'attività. In pratica non ci si poteva fermare neanche per un secondo, né per far scendere un cliente, né per caricare o scaricare della merce. La titolare dell'esercizio, assistita dall'avvocato Paola Santone, ha fatto ricorso al Tar ottenendo la sospensione del provvedimento».
I giudici evidenziarono la carenza di un'istruttoria, «chiara, puntuale e partecipata da parte dell'Amministrazione» e ipotizzarono persino la presunta violazione di norme costituzionali, quali la libertà di impresa ex articolo 41 della costituzione»
«Nonostante questo primo chiarissimo provvedimento cautelare del Tar», continua Salerno, «e prima che i giudici si pronunciassero in via definitiva, il sindaco ha annullato l'ordinanza pendente dinanzi al Tribunale amministrativo, sostituendola con un'altra di solo divieto di sosta. Ma anche in questo caso ha ottenuto una nuova sonora bocciatura. Il secondo provvedimento», continua il consigliere, «è stato pubblicato proprio ieri e conferma la sospensione del provvedimento e il conseguente obbligo di rimuovere la segnaletica».
«Forse sarebbe più saggio, prima di gridare all'illegalità», va avanti Salerno, «attendere le decisioni dei giudici, visto che anche nel caso del provvedimento di chiusura del bar pende un giudizio dinanzi al Tar. Altrimenti si produce solo l'effetto di denigrare ingiustamente il nostro Paese dinanzi alla pubblica opinione e, tramite iniziative a dir poco eccessive e scomposte, persino dinanzi alle più importanti Istituzioni della Repubblica Italiana. E questo, sorprendentemente, proprio ad opera del sindaco, che della comunità arese dovrebbe essere la massima espressione».

16/04/10 9.25

[url=http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Pescara/Sezione%201/2010/201000027/Provvedimenti/201000033_05.XML ]LA PRIMA SENTENZA DEL TAR[/url]
[url=http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Pescara/Sezione%201/2010/201000027/Provvedimenti/201000075_05.XML]LA SECONDA SENTENZA DEL TAR[/url]

IL SINDACO: «RISPETTIAMO L'ORDINANZA DEL TAR


«Rispettiamo l'ordinanza del Tar, e presto procederemo a delimitare il posto auto prescritto nella sospensiva del tribunale amministrativo regionale, dove non ci viene però fatto obbligo di rimuovere la segnaletica, che quindi rimarrà al suo posto». Il sindaco, Elena Di Biase, prende atto dell'ordinanza con cui la sezione staccata di Pescara del Tar abruzzese ha regolato per il momento la controversia con la commerciante Brunella D'Onofrio, che aveva fatto ricorso contro la segnaletica di divieto di sosta e fermata installata dal Comune in prossimità dell'esercizio in via Sant'Antonio, nel tratto urbano della provinciale Ari-Filetto.
«A parte l'esito legale della vicenda, che farà il suo corso nelle sedi competenti dalla prima udienza del 21 ottobre prossimo fino alla sentenza», osserva il sindaco, «non possiamo non far notare ancora una volta che i divieti in quel tratto erano motivati dalla sicurezza di pedoni e automobilisti, visto che il negozio in questione è a ridosso di una curva cieca e in pendenza, per giunta in un punto privo di marciapiedi. Ne deriva», prosegue Elena Di Biase, «che il posto auto prescritto nell'ordinanza del Tar e destinato ai clienti del negozio, dovrà essere delimitato in piena carreggiata. Verrà così sottratta un'intera corsia alla circolazione, una sorta di doppio senso alternato. Ci chiediamo, per esempio», annota il sindaco, «cosa potrebbe accadere in caso di incrocio tra due bus extraurbani, o quando un'auto proveniente a forte velocità da Filetto -e succede anche in pieno centro abitato, nonostante la segnaletica del limite dei 50 all'ora- sbucherà su quella curva mentre dal senso opposto un altro veicolo ha già impegnato la corsia per superare l'auto in sosta. Continuiamo a sostenere che di fronte a quel negozio c'è un parcheggio con alcuni posti, certamente più sicuri di quello reclamato dalla commerciante. Ma notiamo con tristezza», conclude il sindaco, «che una questione di sicurezza stradale viene strumentalizzata a uso politico, mentre noi abbiamo fatto soltanto quanto era nelle nostre possibilità per salvaguardare l'incolumità delle persone».
17/04/10 10.15