Delitti irrisolti, Leonardo ucciso in auto e coniugi Masi massacrati in villa

Alessandro Biancardi

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Delitti irrisolti, Leonardo ucciso in auto e coniugi Masi massacrati in villa
TERAMO. Se per Leonardo Paolini si spera ancora di arrivare ad una soluzione del caso, l'omicidio dei coniugi Masi avvenuto cinque anni fa è stato invece archiviato.
Sono passati tre anni dalla morte di Leonardo Paolini, morto carbonizzato nella sua auto a Colleparco e i genitori cercano ancora la verità.
Ieri la signora Paola, mamma del giovane, ha partecipato alla trasmissione televisiva 'Chi l'ha visto?' per chiedere ad eventuali testimoni di collaborare e di raccontare cosa è accaduto quella notte.
Testimoni che finora hanno taciuto, indizi che finora non hanno raccontato nulla di quello che i familiari indicano come un delitto vero e proprio.
Adesso il rischio è che la vicenda venga archiviata e che non si scopra mai come è finita la vita di Leonardo, un 23enne «con un passato nella droga dalla quale era uscito», ha assicurato la la mamma.
La famiglia è convinta che il ragazzo sia stato ucciso:«parlano le carte e la perizia legale», ha ribadito ieri la signora Paola, «il corpo è stato bruciato vivo».
Secondo la ricostruzione, infatti, il ragazzo sarebbe stato ferito fuori dalla macchina, messo in auto, cosparso di alcol e bruciato.
«L' innesco è stato veloce», ha ribadito anche l'avvocato Tommaso Navarra, «infatti l'auto e un ettaro di terreno sono bruciati in pochi minuti».
I periti hanno anche fatto una simulazione per verificare se il giovane fosse morto a causa di una sigaretta accesa. «Questa versione è assolutamente impossibile», ha ribadito l'avvocato.
«Leonardo non voleva rientrare nel giro della droga», ha raccontato ancora la mamma. «Magari quella sera è scoppiato un alterco che ha scatenato la reazione. Forse era un avvertimento perchè chi vuole uscire dal giro può essere un testimone scomodo».
«Faccio appello col cuore», ha continuato la mamma, «affinchè, anche in forma anonima, chi sappia quello che è accaduto racconti la verità. Abbiamo bisogno di ritrovare un pò di serenità. Lotteremo andremo avanti alla ricerca giustizia però che ci aiutino».
Le indagini si sono subito concentrare nel mondo dei tossicodipendenti. Per gli inquirenti quella notte Leonardo non era solo ma si sentì male dopo una iniezione letale di eroina. A questo punto le persone che stavano con lui potrebbero essersi spaventate e aver appiccato l'incendio.
Però delitti come questi –insegnano gli inquirenti- o si risolvono nel giro di 48 ore o altrimenti la verità sarà quasi impossibile da raggiungere.

ARCHIVIAZIONE SENZA COLPEVOLI

Ma per un procedimento giudiziario ancora aperto ce n'è, invece, un altro che è stato archiviato senza riuscire a risalire ai responsabili. Nonostante una proroga imposta dal giudice anche in questo caso a troppi anni di distanza dal delitto è stato praticamente impossibile trovare nuovi elementi e piste da battere alla ricerca dei colpevoli. Liberi.
Si tratta di un'altra vicenda teramana molto nota, ovvero l'omicidio dell'avvocato Libero Masi e di sua moglie avvenuto il 2 giugno di cinque anni fa a Nereto dove la coppia (avevano entrambi 57 anni) viveva.
Lui è stato colpito quattro volte al capo e la donna due con una violenza e un accanimento che gli investigatori hanno definito sconcertante.
Non si saprà mai chi è stato.
Le indagini non hanno portato a nulla di concreto e quello che è certo è che al momento sono ancora in libertà gli assassini che quella notte entrarono nella villa dei due coniugi uccidendoli.
Anche su queste indagini sono piombate polemiche da più parti. Difficile dire se siano stati compiuti errori.
«In molti abbiamo sperato in questi anni che non si arrivasse a un simile sconfortante risultato», commenta oggi Pio Rapagnà, amico di vecchia data della coppia. «L'avvocato Masi», continua Rapagnà, «non era una persona qualunque ed il suo assassinio, insieme alla sua compagna Emanuela, forse meritava maggiore attenzione, più impegno e solidarietà da parte di tutti, dei cittadini di Nereto e delle istituzioni della provincia di Teramo prima di tutto: Libero Masi era un integerrimo e preparatissimo operatore della Giustizia ed un grande rappresentante di associazioni molto rilevanti della società civile e della cultura, che spero non lo dimenticheranno».
Rapagnà spera ancora che nel prossimo futuro «qualcuno faccia e dica “quel qualcosa” che possa permettere, così come qualche volta accade anche nella provincia italiana, la riapertura delle indagini con mezzi, strumenti e competenze maggiori e che, come si dice si possa magari scoprire indizi e tracce che 5 anni fa, nei primi momenti decisivi per il successo delle indagini, forse non è stato possibile individuare».

a.l. 13/04/2010 16.18

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