Mediamuseum, Mascia: «nessun rischio per la cultura cittadina»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Nessun rischio per il Mediamuseum. Torna a ribadirlo il sindaco Albore Mascia dopo le polemiche delle scorse settimane.


«Nessuno ha mai detto di voler sfrattare il Mediamuseum dall'ex Tribunale», ha spiegato ancora una volta il primo cittadino. «Non esistono documenti in tal senso, né ci sono stati altri eventi che possano giustificare polemiche alimentate da congetture e ipotesi fantasiose».
Per ora l'immobile è stato semplicemente inserito nell'elenco delle unità immobiliari disponibili a un'eventuale dismissione in quanto non funzionali all'attività dell'ente, insieme ad altre 62 proprietà comunali.
«Sulle altre, però a tutt'oggi», ha detto Mascia, «non mi sembra sia comparso alcun cartello con la scritta ‘vendesi'».
In merito alla cessione della struttura alla Rai, per ora c'è stata solo un'interlocuzione, che non si è ancora tradotta in documenti, carte, accordi, contratti, «anche se è chiaro», ha aggiunto il primo cittadino, «che la realizzazione a Pescara della nuova sede regionale della Rai rappresenta per il nostro governo e la nostra maggioranza un obiettivo prioritario, previsto anche nel nostro programma di governo. Avere il privilegio di ospitare una struttura di dimensioni rilevanti, quale centro di produzione e non solo di trasmissione, significherebbe creare su Pescara un indotto oggi inimmaginabile, che dovrebbe vedere interessate e mobilitate tutte le forze culturali della città, anziché perdere tempo ed energie in progetti e ipotesi fantasiose, che non poggiano su alcun fondamento concreto».
Intanto il sindaco ha annunciato l'elaborazione di un cartellone «di respiro internazionale», per la prima edizione del Festival Dannunziano: «lo stiamo facendo coinvolgendo tutte le realtà culturali territoriali e creando al tempo stesso legami al di fuori dei confini regionali. E un'amministrazione comunale che considera la cultura la propria bandiera identificativa, a differenza dei sei anni di eclissi totale dalla quale stiamo ora riemergendo, non potrebbe mai pensare di distruggere una realtà riconosciuta come il Mediamuseum».

10/04/2010 10.02