Morte detenuto, scatta blitz antidroga nel carcere di Sulmona

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Un detenuto è stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Sulmona; al momento sono ignote le cause del decesso.

SULMONA. Un detenuto è stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Sulmona; al momento sono ignote le cause del decesso.


A scoprire il corpo senza vita, nella notte, è stato il compagno di cella che ha dato l'allarme.
Sulla vicenda sono state avviate due inchieste, una interna e una della Procura della Repubblica di Sulmona; gli investigatori non escludono alcuna ipotesi.
Per fare luce sull'episodio, il capo della Procura, Federico De Sierbo, probabilmente disporrà l'autopsia nel pomeriggio.
Solo una settimana fa, nel carcere abruzzese, un detenuto si era impiccato al rientro da un permesso premio, il secondo suicidio dall'inizio dell'anno nel penitenziario.
Due giorni fa un altro tentativo era stato sventato dagli agenti.

PROIETTILE FUORI PENITENZIARIO

Proprio ieri un proiettile calibro 9 è stato trovato davanti al portone d'ingresso del supercarcere di Sulmona.
Non è la prima volta che accade: un episodio analogo avvenne nel febbraio scorso, dopo il suicidio di un detenuto. Un atto intimidatorio? Un caso?
La notizia è stata resa nota dal segretario segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), Donato Capace.
Il segretario ha denunciato che «manifestazioni di intolleranza verso l'Istituzione penitenziaria sono sempre più frequenti, come dimostra il lancio qualche giorno fa di bombe carta nell'intercinta del carcere milanese di San Vittore».
«Proprio dopo l'attacco di Milano - afferma Capece - temiamo possibili attentati ad appartenenti all'istituzione penitenziaria ed in particolare al corpo di polizia. Per questo chiediamo una maggiore attenzione anche da parte delle altre forze di polizia e l'impiego di militari per i servizi di vigilanza esterna degli istituti penitenziari». Una situazione tesa che il sindacato porta alla luce ormai quotidianamente.
Ma in serata l'allarme è rientrato quasi del tutto.
Da fonti interne al supercarcere di Sulmona, si è appreso, infatti, che il proiettile potrebbe essere stato smarrito da un componente delle scorte che ogni giorno si recano al carcere.
Sul proiettile - è stato riferito - è impresso l'anno di fabbricazione e da questo particolare è stato possibile accertare che appartiene alle forze di polizia penitenziaria, ma non a personale in servizio nella struttura sulmonese.
09/04/2010 9.46

«MORTE PER EDEMA POLMONARE»

E' stato un edema polmonare, conseguente all'assunzione di stupefacenti, a uccidere Domenico Cardarelli, 39 anni di Roma, trovato morto questa notte nella sua cella nella sezione internati del carcere di Sulmona.
E' quanto emerso dalla ricognizione cadaverica effettuata dal medico del penitenziario.
Secondo quanto appreso, l'uomo era tornato pochi giorni fa da una permesso premio, occasione nella quale potrebbe essere entrato in possesso della sostanza stupefacente che poi gli è stata fatale. Non si esclude, però, che a fornire la droga possa essere stato il compagno di cella, rientrato ieri in carcere da una licenza per le festività pasquali.
09/04/10 13.20

SABATO L'AUTOPSIA

L'anatomopatologo Ildo Polidoro sara' incaricato di effettuare l'autopsia sul corpo di Domenico Cardilli.
«Domani - riferisce Ildo Polidoro, consulente medico della Procura della Repubblica di Sulmona - mi sarà notificato l'incarico e il quesito della Procura per fare chiarezza sulla morte del detenuto». L'esame potrebbe tenersi nel pomeriggio di domani. La ricognizione cadaverica, effettuata in cella dal medico legale della Asl, avrebbe attribuito la morte a edema polmonare acuto. Il detenuto era in cura al Sert per il programma di recupero dalle tossicodipendenze e sottoposto ai metaboliti generali era quasi sempre risultato positivo. Per questo in sede di autopsia potrebbe essere disposto anche l'esame tossicologico».
09/04/10 15.33

OPERAZIONE ANTIDROGA IN CARCERE

E' in corso una operazione antidroga con due squadre di unita' cinofile dopo la morte di questa mattina del detenuto, probabilmente a causa di overdose.
Lo riferisce il sindacato di Polizia Penitenziaria Sappe, rilevando che «nelle carceri italiane il 25% circa dei detenuti è tossicodipendente e ciò determina moltissimi problemi, di natura sociale, detentiva e di sicurezza: se per un verso è opportuno agire sul piano del recupero sociale, è altrettanto necessario disporre di adeguate risorse per far fronte alla possibilita' che all'interno del carcere entri la droga».
Alcuni recenti fatti di cronaca, secondo Donato Capece, leader del sindacato, «hanno dimostrato che è sempre più frequente il tentativo, anche da parte dei detenuti appena arrestati o di familiari e/o amici a colloquio, di introdurre sostanze stupefacenti all'interno degli istituti penitenziari. Spesso la professionalita' della Polizia Penitenziaria consente di individuare i responsabili e di denunciarli all'Autorita' giudiziaria, ma ciò non è sufficiente. Bisogna investire concretamente sulla sicurezza, sulla prevenzione ed anche sulla repressione del crimine».
Il Sappe auspica quindi che «si provveda ad istituire in tutte le Regioni d'Italia un distaccamento di unita' cinofile del Corpo di Polizia Penitenziaria, servizio oggi limitato solo ad alcune realta' del Paese». 09/04/10 18.14