A Spoltore pratiche veloci se c’è Roselli: corruzione tutta da dimostrare

Alessandro Biancardi

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  PESCARA. E’ una inchiesta giovane quella che l’altro ieri ha portato gli inquirenti a rovistare tra le carte ed i pc di una decina di indagati tra i quali spiccano il sindaco di Spoltore, Franco Ranghelli, e l’ex Pd prodigio del 2005, Marino Roselli. * NESSUN DUBBIO: SOLIDARIETA’ INCONDIZIONATA E MANIFESTAZIONE DI “POPOLO”



 


PESCARA. E' una inchiesta giovane quella che l'altro ieri ha portato gli inquirenti a rovistare tra le carte ed i pc di una decina di indagati tra i quali spiccano il sindaco di Spoltore, Franco Ranghelli, e l'ex Pd prodigio del 2005, Marino Roselli.

* NESSUN DUBBIO: SOLIDARIETA' INCONDIZIONATA E MANIFESTAZIONE DI “POPOLO”


Roselli, l'uomo più votato che ha goduto della sponsorizzazione dell'ex sindaco D'Alfonso, arrestato per tangenti, e dell'ex presidente del Senato, Franco Marini.
Gli inquirenti che non si sbottonano hanno le idee chiare e sanno molto più di quanto possa far credere il mandato di perquisizione consegnato agli indagati.
Cinque o sei mesi di osservazioni sono bastati per raccogliere elementi utili a disegnare per ora l'ipotesi accusatoria attraverso alcuni fatti incontestabili.
Per esempio sono fatti incontestabili che lo studio di architettura di Marino Roselli ha lavorato moltissimo nell'ultimo periodo ed ha sempre lavorato molto bene nel suo feudo elettorale.
Sarà pure un caso ma tutte le pratiche di cui veniva investito avevano una breve e fiorente vita, arrivando subito al punto.
E non è un caso che Roselli abbia avuto incarichi prezzolati da una serie di grossi imprenditori che poi si sono stabiliti ed hanno trovato la loro dimensione imprenditoriale a Spoltore.
C'è il forte sospetto che le decisioni della pubblica amministrazione fossero fortemente condizionati da interessi privati e da favori da fare agli amici.
Per ora sono cinque o sei i filoni individuati dagli inquirenti e che riguardano il decennale progetto di costruzione delle due torri a Villa Raspa a pochi metri dal fiume, un iter amministrativo molto particolare e contestato nasconde ancora passaggi non chiari, l'ampliamento del cimitero, alcune decisioni che hanno riguardato la formazione del Prg o il cambio di destinazione d'uso di alcuni terreni per alcune speculazioni edilizie. Scelte che potrebbero essere condizionate dalla corruzione, ipotizza per ora la Procura.
Il fulcro di tutto, però, sembra essere il potente (un tempo potentissimo) architetto Roselli, quello con alle spalle colui che poteva tutto, che pare abbia lavorato molto come professionista.
Anche la ditta City Moda, con base in provincia di Bari, si è affidata completamente ai buoni uffici dell'architetto.
Tutto regolare e magari anche fatturato ma alcune incongruenze hanno però destato l'attenzione della procura che avrebbe già avuto i suoi riscontri preliminari.
Se corruzione c'è stata gli investigatori sanno bene che difficilmente troveranno tracce delle classiche valigette con contanti o nei conti bancari.
Ma tecnicamente e giuridicamente il reato di corruzione può perfezionarsi anche senza la necessità di trovare i soldi o le utilità frutto della corruzione.

DUE STORIE, DUE DESTINI

Le incongruenze ci sono e sono pure da sempre state denunciate.
Incongruenze che, nell'ultimo tormentato anno spoltorese, sono il sintomo di un terremoto sotterraneo e silenzioso di cui si intravedono solo alcune propagini.
Perché per esempio una maggioranza formata da Pd e Pdl, possibile che dietro vi siano interessi comuni?
Perché continue lotte intestine e denunce anche pubbliche su irregolarità palesi e mai smentite?
E' possibile che anche a Spoltore la politica abbia abdicato in favore degli interessi personali e delle tangenti?
Alcuni favori sarebbero già stati provati dalla procura, vantaggi per gli imprenditori e vantaggi per alcuni indagati.
Esemplare per esempio i destini di due pratiche apparentemente identiche ma con destini fortemente diversi.
Una lenta lentissima, fino ad arenarsi inspiegabilmente. L'altra velocissima, un fulmine, quella di City Moda con incarico a Roselli.
A luglio 2008 la società dell'Arca presenta la pratica per aprire un nuovo centro commerciale nell'area antistante il complesso già esistente.
La pratica viene istruita dall'ufficio urbanistica del Comune: parere favorevole. Dopo un po' arriva anche il parere positivo della commissione edilizia. Il 20 marzo 2009, la direzione dell'ufficio prepara la delibera per far approvare il progetto di urbanizzazione.
La delibera dovrebbe essere firmata dall'assessore alla Pianificazione Dino D'Onofrio e ratificata dalla giunta del sindaco Franco Ranghelli.
Ma dal 20 marzo 2009 la pratica si arena. Per mesi ci si è domandati il perché.
Eppure un'altra pratica presentata quasi un mese dopo, quella di City Moda, viaggia come un fulmine: presentata il 30 luglio 2008, viene istruita in 24 ore, il primo agosto la giunta Ranghelli approva il piano di urbanizzazione. A metà agosto il cantiere era già aperto. Fatti che oggi dovranno essere spiegati alla procura e bisognerà essere convincenti.

IL CENTRO COMMERCIALE APRE MA MANCANO AUTORIZZAZIONI

Avviati i lavori e portati a termine in tempi record i problemi non finiscono perché City Moda apre ma le carte non sono in regola. Tra le tante cose la procura contesta anche alcuni atti amministrativi rilasciati con troppa leggerezza.
Il parcheggio, per esempio, non era in regola e mancavano i collaudi ma in Comune in un primo momento non se ne accorgono ed intervengono solo in un secondo tempo.
Anche le opere di urbanizzazione che il Comune avrebbe dovuto pretendere prima dell'apertura del negozio sarebbero ancora incompiute ed anche di questo Ranghelli e soci non avrebbero fatto molto.
Verso la fine di luglio 2009 la giunta Ranghelli però sospende l'attività a City Moda proprio perché aveva aperto con qualche «pezzo di carta mancante».
In quel caso però c'era un rapporto dei vigili urbani che il sindaco avrebbe fatto fatica ad ignorare. Secondo gli inquirenti questi atti, apparentemente contrari e di ostacolo all'impresa commerciale, dovrebbero essere inquadrati in un contesto più ampio. La volontà di Ranghelli di agevolare City Moda sarebbe provata da numerosi indizi già raccolti dagli inquirenti.

LE PROVE NEI PC

Ben tre periti sono al lavoro per scandagliare una decina di computer che sono stati sequestrati e nei quali si potrebbero trovare le prove che inchiodano in maniera inconfutabile gli indagati.
Proprio dai pc gli inquirenti hanno trovato prove sull'aggiustamento di alcuni appalti nell'altra inchiesta per tangenti di Pescara, come l'area di risulta o il progetto di finanza dei cimiteri. In quell'inchiesta che ha travolto il sindaco D'Alfonso una delle tante tangenti contestate riguardava proprio un finanziamento per una cena elettorale organizzata dall'ex sindaco per la campagna elettorale di Marino Roselli (proprio quella campagna che lo vide stravincere come il più eletto).
Il lavoro per controllare i pc è lungo così come quello per selezionare e catalogare tutti i documenti cartacei sequestrati.
Nel frattempo sono partite anche le verifiche bancarie a largo raggio per incrociare numeri e sospetti, nomi di società, consulenze, incarichi ed altre elargizioni che la procura potrebbe, a torto o a ragione, scambiare per tangenti.

09/04/2010 8.09

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NESSUN DUBBIO: SOLIDARIETA' INCONDIZIONATA E MANIFESTAZIONE DI “POPOLO”

SPOLTORE. Dall'arresto di D'Alfonso in poi, ormai, è diventato un rito, forse scaramantico forse studiato a tavolino, forse davvero spontaneo come vogliono far credere i partecipanti.
Sta di fatto che ad ogni inchiesta per presunte ruberie (e ce ne sono sempre di più) scatta l'incondizionata solidarietà a prescindere senza se e senza ma e soprattutto senza conoscere le carte.
E' successo anche a Spoltore dove c'è già aria di “rappresaglia” ed in paese circolano già le solite voci sulla solita inchiesta deviata da interessi politici pronta a colpire innocenti e onesti amministratori.
Fino a pochi anni fa questo accadeva per i solidali a medesimi partiti per rivendicare lo spirito di appartenenza e di “squadra”.
Da poco in Abruzzo accade che è “la gente” che scende in piazza per protestare, rivendicare, qualche volta ingiuriare o proporre teoremi che spiegano come mai l'ennesima inchiesta è fallace o è viziata da un interesse subdolo ad attaccare questo e quello.
E' successo all'indomani dell'arresto del sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, con una manifestazione “spontanea” addirittura nella sala consiliare con slogan, striscioni e cori per sostenere e giurare sull'innocenza dell'ex sindaco.
Ed in quel momento nessuno conosceva alcun particolare dell'accusa ma già si era sicuri della onestà senza dubbi.
E' successo qualcosa di simile anche dopo gli arresti del direttore del distretto della Asl di Scafa dove molti si sono prodigati a manifestare solidarietà mentre altre persone si sono rinchiuse nel silenzio per paura di protestare e subire vessazioni di chissà quale tipo.
E' successo ancora con l'arresto del sindaco di Nocciano e del segretario generale del Comune: per giorni sotto il balcone del sindaco si sono ritrovati capannelli di persone pronte a lanciare un sorriso in attesa di un gesto messianico dell'amministratore agli arresti domiciliari.
Tutti sono pronti a giurare sulla onestà del sindaco, anche il vicesindaco aveva assicurato di spiegarci dove e perché l'inchiesta della procura di Pescara si sbagliava. Poi impegni sopraggiunti hanno fatto mancare questa necessaria versione dei fatti.
Così, ieri sera, molti cittadini si sono ritrovati in Piazza Di Marzio a Spoltore per esprimere solidarietà agli amministratori coinvolti nell'inchiesta spoltorese.
Alla serata hanno partecipato simpatizzanti e gente comune, arrivate fin dalle frazioni di Caprara, Santa Teresa, Villa Raspa, Villa Santa Maria e del centro storico di Spoltore.
Una manifestazione spontanea.
Qualcuno ha preso la parola per dire «noi non crediamo a questa storia, perchè conosciamo da anni Franco, Marino, Pino e Claudio, e sulla loro moralità non ci sono dubbi, chiediamo pertanto alla magistratura di fare in fretta per chiarire al più presto la loro posizione e quella di imprenditori del posto come D'Onofrio e Sborgia, molto conosciuti e rispettati».
Sono comparsi striscioni, uno recitava "giù le mani dagli onesti", il secondo "unico reato… Spoltore pulita".
Secondo gli stessi partecipanti sarebbero stati oltre 500 «con moltissime macchine parcheggiate in doppia fila».
Alla fine alcune persone sono andate a prendere a casa il sindaco Ranghelli che è stato portato in Piazza insieme alla moglie.
Al suo arrivo è partito un grande applauso, negli occhi del sindaco in molti hanno letto una grande commozione, più tardi è giunto sul posto accompagnato dalla moglie anche l'assessore Santurbano.
Roselli è stato raggiunto telefonicamente, ha ringraziato gli amici presenti ma non è intervenuto.
Anche il responsabile del movimento Spoltore Libera, Francesco Tartaglione, il capogruppo Della Torre e il presidente del Consiglio comunale, Spadaccini, hanno espresso incondizionata solidarietà all'assessore Santurbano, «certi della sua totale estraneità perchè persona fidata affidabile, rappresentante di legalità, chiarezza, coerenza».
Voce fuori dal coro, come sempre, quella di Rifondazione Comunista. «L'inchiesta non ci stupisce», commentano Marco Fars, segretario regionale Prc e Pina Pagliuca, segretario circolo Prc di Spoltore. «Siamo usciti dall'amministrazione comunale denunciando proprio il potenziale intreccio perverso tra imprenditori del mattone e politica. Abbiamo sostenuto la necessità di una svolta netta sulle politiche urbanistiche. Ad esempio da 10 anni ci battiamo contro lo scempio delle torri sul fiume all'altezza dello svincolo di Villa Raspa. Le scelte di Raghelli e Roselli sono invece andate nella direzione dell'inciucio politico con il centrodestra pur di mantenere in piedi la baracca».
Per Rifondazione «è compito della magistratura verificare eventuali illegalità. Quel che è certo è che l'amministrazione di Spoltore vive una lenta agonia politica evidentemente subalterna ad interessi estranei alle esigenze dei cittadini».

09/04/2010 9.37