La Regione al Tar: «Villa Pini non ha i requisiti per l'attività sanitaria»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Il sindaco Umberto Di Primio in difesa del suo predecessore Francesco Ricci?Impensabile fino a pochi giorni fa, nella bagarre della campagna elettorale. * REGIONE E SINDACATI ESAMINANO CONCORDATO PREVENTIVO PER 5 SOCIETÀ DI ANGELINI
Probabile oggi: la Regione ha fatto opposizione all'ordinanza comunale con cui a fine marzo Ricci certificò a tutti (dal commissario Chiodi al prefetto di Chieti, alla Procura della Repubblica ai Nas) che Villa Pini aveva i requisiti per l'esercizio dell'attività sanitaria e chiese alla Regione di ripristinare gli accreditamenti.
Ora questo ricorso in parte imprevisto, stando alle ultime dichiarazioni di alcuni assessori regionali che criticavano la curatela fallimentare perché «si è messa di traverso con i ricorsi al Tar, altrimenti avremmo già risolto».
Si tratta di un'iniziativa che mette in difficoltà la nuova amministrazione comunale di Chieti che dovrà decidere se resistere o no al Tar Pescara.
Nel primo caso dovrà difendere le ragioni di Ricci, nel secondo dovrà buttare a mare il personale di Villa Pini, la curatela ed il giudice fallimentare che puntano sull'attività sanitaria per rilanciare la clinica.
Non è uno scoglio semplice per Di Primio, anche come avvocato, ma sono le spine del potere.
A meno che, invece di resistere o no, il sindaco non ritiri l'ordinanza ottenendo però lo stesso risultato negativo per i dipendenti che rimarrebbero tutti senza lavoro: altro che cassa integrazione...
Quello che suscita maggiori perplessità sono però le affermazioni ufficiali del Commissario Chiodi sulla vicenda Villa Pini, sia con la procedura fallimentare sia con l'opinione pubblica.
Padronissimo Chiodi di decidere in un modo o in un altro, salvo le sentenze del Tar o del Consiglio di Stato, ma i messaggi non dovrebbero essere contraddittori.
E invece una volta si legge: no, gli accreditamenti a Villa Pini non li vogliamo ridare, un'altra volta, dopo l'incontro con il Governo (ma c'erano le elezioni): sì, li possiamo restituire, magari non tutti.
Oggi rimane solo l'attesa del Tar L'Aquila e - con questo ricorso - del Tar Pescara, oppure si aspetta la decisione del Tribunale sul fallimento di tutto il Gruppo Angelini. Come dire che le risposte al Giudice fallimentare ed al curatore sono state finora solo negative: cioè “di traverso” al funzionamento di Villa Pini finora non si è messa la procedura fallimentare, ma la Regione.
In realtà, per chi conosce i documenti, il ricorso non era del tutto imprevedibile: il presidente Chiodi solo due giorni dopo l'ordinanza aveva scritto al Comune di Chieti prendendo atto della decisione di concedere l'esercizio dell'attività sanitaria e ricordando che gli accreditamenti erano di competenza regionale (cosa peraltro mai messa in discussione).
Ora, invece, l'opposizione alla prima parte dell'ordinanza, quella dell'esercizio dell'attività sanitaria, che però il sindaco Ricci ha emesso come ufficiale di governo e responsabile della sanità sul territorio, facendo esplicito riferimento ai requisiti che la clinica ha.
Risulta dalle ispezioni della Asl stessa (cioè della Regione) e dalla documentazione fornita dal curatore fallimentare.
Cosa farà adesso il sindaco Di Primio, anche lui nella veste di ufficiale di Governo? Ritira l'ordinanza? Dirà che Villa Pini ha i requisiti o no? Angelini freme e spera che la risposta sia no: quanto basta per chiedere che gli stessi criteri utilizzati contro la clinica siano applicati alle altre strutture sanitarie private presenti nell'area metropolitana.....

Sebastiano Calella 09/04/2010 9.24

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REGIONE E SINDACATI ESAMINANO CONCORDATO PREVENTIVO PER 5 SOCIETÀ DI ANGELINI

ABRUZZO. L'assessore Paolo Gatti ha avuto un gorno in più per decidere cosa dire oggi durante l'incontro previsto alle 10 nella sala gialla dell'Assessorato al lavoro della Regione per affrontare con i sindacati l'incontro con il Gruppo Angelini.
Sul tavolo la proposta di concordato preventivo per le società non fallite, attivata insieme a Neuromed.
Chiara Angelini si presenta ai sindacati ed all'assessore proponendo un'ipotesi di intervento della società molisana che prevede un contratto di affitto con futuro acquisto per 5 società: San Stefar, Santa Maria, Maristella, Sanatrix e la Cicala. Sul piatto della trattativa l'offerta del pagamento di tutti gli stipendi arretrati e dei relativi contributi previdenziali, una proposta alla quale l'assessore, anche se fa il gioco di squadra con il suo presidente Chiodi, difficilmente potrà dire di no. Anche perché l'assessorato al lavoro regionale si dovrebbe battere contro le ipotesi di fallimento ed in favore del concordato preventivo che assicura i posti di lavoro e la continuità lavorativa, senza i tempi morti del fallimento (soprattutto quando è il committente principale, cioè la Regione, a non pagare ….).
Una situazione imbarazzante anche per un altro aspetto. Più volte la Regione ha fatto sapere di essere interessata ad assorbire la riabilitazione con il relativo personale, ma finora sono state solo parole e non c'è nessun atto formale che indichi tempi e modi di questo “assorbimento”.
Che farà l'assessore Gatti?
Terrà conto che dei 16 centri San Stefar ben 5 sono in provincia di Teramo?
E che la vertenza interessa circa 600 dipendenti diretti più un altro paio di centinaia di liberi professionisti?
Per molto meno la Regione si è attivata ed in più qui ci sono i malati ai quali una risposta assistenziale va comunque data.
L'impressione è che le difficoltà incontrate dall'esercizio provvisorio per il fallimento di Villa Pini spingano l'opinione pubblica a guardare positivamente il concordato preventivo che tutela meglio e subito il dipendente.
Anche tra i sindacati si fa strada l'idea che mai si debba chiedere il fallimento di una società.
Però questo in un sistema economico non drogato: i dati che oggi verranno illustrati alla Regione dimostrano che ci sono crediti per decine e decine di milioni di euro da riscuotere e che la Regione non eroga, pur a prestazioni avvenute.
Una volta eccepisce che i contratti non sono stati firmati (ma a detta di Angelini fa di tutto per non firmarli), un'altra che alcuni ricoveri sono inappropriati, un'altra che le prestazioni sono fuori budget.
Intanto dal 2004 al 2009 il fatturato di Villa Pini scende da 100 milioni di euro a 45, quello del San Stefar passa dai 19 ai 13 dell'altro anno, Santa Maria scende da 8,4 a 5,6, Sanatrix da 6 a 1,6, Maristella da 4,6 a 3,7, la Cicala rimane stabile a 1,3.
Tutta colpa di Angelini o c'è stata una regìa che ha organizzato a tavolino l'eutanasia del Gruppo?
Quello che l'opinione pubblica ed i dipendenti non comprendono è perché, pur in presenza di un contenzioso robusto, la Regione ha tagliato i pagamenti tout court, invece di rifare bene i conti e pagare il dovuto.
Ed ha tagliando così anche l'assistenza, gli stipendi ed il futuro di tanti dipendenti incolpevoli che ormai sono allo stremo: «oggi mi restano solo 20 euro e la Regione mi chiede di avere pazienza.....» scrive una dipendente con genitori anziani a carico.

Sebastiano Calella 09/04/2010 9.15