Caserma Gdf su lungomare sud. Masci: «fermare i lavori»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il leader di Pescara Futura-Rialzati Abruzzo, Carlo Masci, vuole un incontro con il Comando Regionale della Guardia di Finanza per rivedere la localizzazione della Caserma sul lungomare sud.


Il cantiere è partito qualche giorno fa e uno stop sembra altamente improbabile. La discussione va però avanti e la conduce proprio Masci. Perchè questo cambio di rotta in corsa?
Sarebbe bastata una passeggiata e l'assessore regionale si sarebbe convinto (più di quanto non lo fosse già) che quella non è la postazione ideale.
«Mi sono trovato ad attraversare il lungomare sud», ha spiegato, «e non posso negare di essere rimasto negativamente colpito dalla lettura di cartelli quali “limite invalicabile…”, “inizio lavori…”. Si tratta di segnali lì posti dalla Guardia di Finanza che ha provveduto a recintare l'intera zona, dove dovrebbe sorgere la nuova sede del Corpo. Una nuova sede che nessuno contesta. Il fatto è che, messa lì, è come ricevere un vero e proprio pugno nell'occhio e la eventuale realizzazione non rispecchia la volontà espressa dal Consiglio Comunale che, solo pochissimi mesi fa, aveva invitato la Finanza ad un ripensamento sull'ubicazione della struttura».
L'appello però è rimasto inascoltato e Masci oggi ribadisce il concetto: «quella è una scelta sbagliata. Ne sono convinto da sempre, sin dall'epoca dell'amministrazione D'Alfonso, quando ho contestato insieme agli amici del centrodestra l'assegnazione dello spazio assegnato alla Guardia di Finanza. Abbiamo purtroppo ancora pochissime aree di pregio. Il lungomare sud è una di queste e non è pensabile per una città come Pescara che un terreno, per di più prospiciente l'arenile, venga utilizzato per motivazioni diverse da uno sviluppo turistico-commerciale. La caserma della Finanza lì, rappresenterà una ferita per i cittadini pescaresi».
Masci si rivolge così al sindaco ed allo stesso Comando della Guardia di Finanza, «affinché ci si sieda attorno ad un tavolo con l'avvio di un confronto sulla destinazione di quell'area con il coinvolgimento dell'intero Consiglio Comunale, che già si è espresso. Sono certo che i vertici stessi del Corpo si faranno carico di questa visione dell'assetto urbanistico anche perché, in fin dei conti, un' alternativa alla realizzazione della nuova sede del Corpo è a pochissima distanza, pochi metri più indietro, nell'area Di Properzio, tanto per capirci. Uno spostamento che comporterebbe solo vantaggi per la collettività».
Ma per il Partito Democratico «ormai il tempo è scaduto».
L'area fu trasferita all'Agenzia del demanio dello Stato nel corso dello scambio riguardante l'operazione che portò nella proprietà del Comune di Pescara il parco della ex caserma di Cocco.
La successiva messa a disposizione al Provveditorato delle Opere Pubbliche e per esso alla Guardia di Finanza di quell'area, da parte dell'Agenzia del demanio dello Stato, ha comportato l'aspettativa dello stesso Corpo militare di realizzarvi la propria sede.
«Questa evenienza», dicono oggi dal Pd, «fu fortemente ostacolata dalla passata amministrazione che si adoperò fino all'ultimo nell'offrire ai comandi della Guardia di Finanza un sito alternativo, quale quello di Via Tirino rinveniente dall'accordo di programma ADROM o ancora la disponibilità all'interno del piano particolareggiato PP7 – ex fonderia Camplone -».
Nessuna di queste soluzioni fu ritenuta adeguata dai rappresentanti della Guardia di Finanza che in una riunione tenutasi a L'Aquila ribadirono la forte volontà di realizzare sull'area in questione le strutture a loro necessarie.
«La legislazione vigente riguardante il Corpo della Guardia di Finanza», continua il Pd, «non consente alternative alle amministrazioni comunali, e quindi anche al Comune di Pescara, che “subiscono” le iniziative della stessa Organizzazione. Questi aspetti comunicati durante un Consiglio comunale sortirono le proteste del consigliere Masci che si impegnò a modificarne la scelta non appena la guida del Comune sarebbe tornata nelle mani del centrodestra.
Sono trascorsi, purtroppo, dieci lunghi mesi senza che nessun atto rispetto a questo argomento specifico sia stato adottato».
«Se si fosse impegnato per tempo, invece di reclamare assessorati e dirigenze», chiude il Pd, «oggi sarebbe certamente più credibile e potrebbe legittimamente rivendicare una soluzione diversa».

31/03/2010 11.09