Villa Pini, i malati fantasma del Cdr

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2831

CHIETI. Cdr, cioè trapiantati in coma, paralizzati e intubati, tracheostomizzati per poter respirare.


Questo si nasconde dietro la sigla “Cdr” che viene citata nei documenti della Regione e della Asl a proposito dei malati ancora presenti nella clinica Villa Pini.
Per gli addetti ai lavori, e per chi non ne vuole parlare, il Cdr è solo un Centro di riabilitazione ad alta intesità assistenziale, un reparto a metà tra la rianimazione e la terapia post-intensiva.
Solo uno è cosciente tra i 20 pazienti di questo tipo ricoverati qui, gli unici per i quali la vertenza Villa Pini non esiste, quasi come per certi politici regionali.
Terrorizzati sono invece i parenti di questi malati, arrivati a Villa Pini dopo peregrinazioni penose ed estenuanti in altri ospedali: tutti li avevano rifiutati o non erano in grado di accogliere queste patologie.
«Non ci lasciate soli – è questo il loro appello alla Regione – venite a vedere anche per un giorno solo come vivono i nostri figli in stato vegetativo».
Una delle ultime vicende è quella di un trapiantato in coma, arrivato a Chieti dall'ospedale Gemelli di Roma, e ricoverato per “ordine” della Polizia che lo aveva scortato, nonostante qualche perplessità dei medici che lo dovevavo accogliere, vista la situazione di crisi della struttura.
Gli altri ospedali lo avevavo rifiutato, Villa Pini lo ha accolto e curato con grande professionalità.
Lo dimostra il fatto che, rimandato per un controllo sempre al Gemelli di Roma, è stato trovato in condizioni nettamente migliori proprio per le cure e l'assistenza ricevute.
Però è stato rimandato a Chieti, nella Clinica fallita, dove medici, infermieri e tecnici lavorano senza stipendio da un anno e dove la Regione nicchia per restituire gli accreditamenti.
E così gli 8 medici, i 22 infermieri, i 16 ausiliari più logopedista e psicologo esistono nel momento in cui serve la loro professionalità (riconosciuta), ma sono fantasmi per il Piano sanitario regionale o per il budget cancellato alla Clinica.
Senza dire poi che questi malati rischiano lo sfratto perché la Asl, cioè la Regione, tra pochi giorni li vuole trasferire, ma senza sapere dove. La realtà è che nessuno ne parla, come se la rimozione del problema fosse la soluzione. E nessuno li vuole. Come spiega la storia di Gaetano, un ragazzo pugliese di venti anni, in coma dopo un incidente stradale del dicembre 2007.
«Non aveva nessuna ferita, nemmeno graffi – ricorda la mamma che lo assiste – e al momento non ci rendemmo conto della gravità delle conseguenze. Poi fu trasferito alla rianimazione di Foggia ed operato per la decompressione del cervello dove si era formato un ematoma. Gaetano per un anno e mezzo ha girato gli ospedali di Foggia, Pescara e Chieti, fino ad arrivare a Villa Pini. Qui ha trovato le persone giuste: mi hanno insegnato anche a gestirmelo e a capire il suo linguaggio attraverso gli occhi ed il corpo, con l'aiuto di qualche persona speciale del reparto che io chiamo angeli. Perché Gaetano adesso è in uno stato vegetativo: respira con l'aiuto di una macchina, è tracheostomizzato e viene alimentato con una sonda. Però lui c'è, è vivo, anche se in un mondo tutto suo. Ma sono certa che sente la mia presenza: quando gli parlo segue con gli occhi la mia voce e qualche volta mi muove le labbra se gli chiedo un bacio».
Sebastiano Calella 29/03/2010 9.55