Urbanistica, il consiglio comunale approva «le norme trasparenti»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Un maggior potere di controllo assegnato al Comune sulle opere pubbliche e soprattutto la certezza di veder realizzate fogne, strade, marciapiedi e parcheggi prima dei palazzi all’interno delle realizzazioni edilizie.


Sono le due conseguenze immediate del nuovo Schema di convenzione urbanistica approvato ieri dal Consiglio comunale di Pescara con 22 voti a favore e 4 astenuti. Uno schema che, ormai varato dall'aula, verrà utilizzato subito per far partire alcuni grandi progetti rimasti fermi, primo fra tutti il programma previsto presso l'ex Fornace Tinaro, sulla via Tiburtina, con la costruzione del maxi-parcheggio di scambio
«Dopo quattordici anni rivoluzioniamo completamente i Pue e i Piani attuativi del Comune di Pescara», ha commentato con soddisfazione l'assessore alla Gestione del Territorio Marcello Antonelli, «con l'introduzione di norme più trasparenti e più adeguate ai tempi rispetto a quelle sino a oggi in vigore datate 1996».
Sostanzialmente il nuovo schema di convenzione che d'ora in avanti le imprese private dovranno sottoscrivere va a modificare la disciplina relativa alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e di quota parte degli oneri relativi alle opere di urbanizzazione secondaria, come parcheggi o aree verdi.
Sino a oggi era prassi consentita che il soggetto privato che assumeva l'obbligo di realizzare quelle opere a scomputo totale o parziale degli oneri dovuti alla Pubblica amministrazione, realizzasse direttamente i lavori o li affidasse, senza seguire formalità o vincoli, a un'impresa di sua fiducia.
Una procedura che, oltre a essere stata messa in discussione dalla stessa Comunità europea, ha spesso dato vita a una vera ‘giungla', facendo registrare, a livello locale, episodi di mancata o tardiva realizzazione delle opere di urbanizzazione rispetto alla tempistica dell'edificazione privata, creando anomalie, disagi e disservizi ai cittadini che talvolta si sono ritrovati a vivere in nuovi complessi edilizi senza strade asfaltate, con reti fognarie incomplete o senza le aree verdi promesse nei progetti.
Così è stato adottato, primo caso in Abruzzo, il nuovo schema di convenzione urbanistica che fondamentalmente ha introdotto tre obblighi strategici: «innanzitutto», ha spiegato Antonelli, «il privato d'ora in avanti, per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria o secondaria, sarà obbligato a utilizzare le stesse procedure previste per l'Ente pubblico, in altre parole non potrà più realizzare personalmente o tramite un'impresa di fiducia gli interventi previsti, ma dovrà procedere con una regolare gara: se i lavori sono opere sottosoglia potrà invitare quattro ditte, valutando l'offerta più vantaggiosa, o potrà adottare l'appalto integrato».
Se l'importo dei lavori da realizzare è soprasoglia (ossia sopra i 5 milioni di euro), dovrà procedere con un bando pubblico.
«Tale procedure», ha spiegato l'assessore, «rappresenta anche una maggiore garanzia per l'amministrazione: se il privato deve infatti restituire, ad esempio, 100mila euro in opere pubbliche al Comune, la gara stessa non potrà essere inferiore a tale importo».
Nella nuova convenzione è stato previsto anche l'obbligo per il privato di iniziare la realizzazione delle opere di urbanizzazione, dunque le opere da cedere al pubblico, prima di aprire il cantiere per la parte dell'edilizia privata, dunque prima di iniziare a edificare palazzi o uffici, condizione ineludibile per ottenere il rilascio dei permessi a costruire. E per la realizzazione delle opere pubbliche, come fognature, percorsi pedonali e marciapiedi, strade veicolari, piste ciclabili, reti idriche per l'acqua potabile, le reti per la distribuzione del gas metano o l'energia elettrica o ancora la pubblica illuminazione e gli spazi di verde, ossia verde attrezzato, parco pubblico, verde per i giochi, con piantumazioni o meno, verranno fissati tempi di riconsegna precisi e rigorosi, che saranno di volta in volta riportati nella specifica convenzione.


6 MESI PER L'AGIBILITA'


«Infine – ha proseguito l'assessore Antonelli -, come ultimo obbligo abbiamo fissato che gli uffici comunali non rilasceranno i certificati di agibilità di appartamenti o abitazioni se prima non saranno state collaudate, con esito positivo, le opere pubbliche, una norma che di fatto ci tutela in merito ai tempi di conclusione degli interventi stessi».
Quest'ultimo punto è stato anche emendato dal consigliere Pd Enzo Del Vecchio: «In sostanza sinora la norma prevedeva che il Comune approvasse il collaudo delle opere pubbliche entro sei mesi dalla comunicazione, ma anche che, in mancanza di collaudo, la stessa approvazione fosse considerata come ‘tacito assenso', in altre parole si ammetteva una sorta di ‘silenzio-assenso' da parte del Comune. Con l'emendamento abbiamo invece puntualizzato che entro sei mesi il Comune deve sempre e comunque esprimersi, approvando o bocciando il collaudo, dunque abbiamo cancellato la possibilità del ‘silenzio-assenso'. Inoltre – ha proseguito il consigliere Del Vecchio - abbiamo precisato che tale approvazione dev'essere fatta dal responsabile del Servizio o dal Responsabile del Procedimento nominato dal Responsabile del Servizio».
Lo stesso emendamento è stato approvato da maggioranza e opposizione, per poi procedere al voto positivo dell'intera delibera.
Il Consiglio ha poi deciso di rinviare la sessione pomeridiana, convocata in seduta straordinaria per esaminare il progetto relativo alla realizzazione dell'elettrodotto che collegherà Pescara-Villanova a Tivat in Montenegro.
L'istanza di rinvio è stata proposta per consentire la convocazione di una nuova seduta straordinaria aperta ai contributi esterni di tecnici e utenti che hanno chiesto di essere ascoltati.

27/03/2010 9.52