Chieti: «Il 118 ha bisogno di soccorso»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Il 118 di Chieti ha forse bisogno di un intervento del 118. Rapido, efficiente, discreto e professionale quanto basta, possibilmente con l'ambulanza e non con l'auto medica.


L'intervento è stato chiesto da Maria Piccone (Fp Cgil), Mirella Triozzi (Smi, sindacato medici italiani), Andrea Gagliardi (Fp Cgil) e Romano Torto (Nursing Up) che il 5 marzo scorso si sono rivolti al manager ed al direttore sanitario della Asl di Chieti.
«Le criticità ed il malcontento presenti nel 118 – scrivono in un documento - compromettono qualità ed efficienza del servizio».
E' perciò urgente incontrarsi per chiedersi anche perché è così alto il tasso di conflittualità interna in questa unità operativa.
Secondo i sindacati che hanno firmato il documento di protesta, non vengono rispettate le norme contrattuali per i medici del 118, non c'è flessibilità nei turni di lavoro e c'è qualche perplessità sul personale sanitario impiegato per la guida dell'auto medica.
Inoltre si spendono inutilmente troppi soldi per le attività appaltate all'esterno a colpi di svariate decine di migliaia di euro: vedi il trasporto di sangue, il servizio navetta, i trasporti secondari, la postazione di Francavilla ed altro.
Ciò nonostante il direttore del servizio Ranalletta illustra all'esterno un'immagine del 118 che non è quella reale e attribuisce all'auto medica il merito della riduzione dei ricoveri in ospedale.
«Non è così - sostengono i promotori della protesta - trattare un paziente a casa senza ospedalizzarlo non dipende dal mezzo con cui l'equipe arriva, ma dalle sue condizioni di salute. Invece ci si ostina ad inviare l'automedica con medico e infermiere in prima battuta e un'ambulanza in seconda battuta con un secondo infermiere che, nella maggior parte dei casi, abbandona la sua postazione in centrale lasciando ai telefoni un solo operatore! Così sullo stesso evento si hanno: due mezzi, due infermieri e a volte due medici. Basterebbe inviare un'ambulanza medicalizzata e tutto sarebbe risolto», sostengono i sindacati, «in termini di risparmio di tempo, di personale e di soldi. Capita anche che l'autista raggiunga l'automedica con l'ambulanza senza personale a bordo. E' evidente che con questa gestione non sono diminuiti i ricoveri impropri, come il direttore del servizio Ranalletta vuole dimostrare, ma forse sono aumentate le uscite improprie».
Se poi si aggiunge un parco automezzi vecchio ed insufficiente, il quadro clinico è completo. Il timore di questi operatori è che si voglia coprire il tutto con la nomina di una “cabina di regia” locale, quando già ci sono organismi regionali che coordinano l'emergenza.

Sebastiano Calella 25/03/2010 9.01