Il porto di Pescara chiuso nuovamente per secche

Alessandro Biancardi

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Il porto di Pescara chiuso nuovamente per secche
PESCARA. Una ordinanza della capitaneria di ieri riapre nuovamente l’irrisolvibile problema dell’insabbiamento del porto.

Mentre tutti parlano di aeroporto affossato grazie alla sciatteria dei manovratori, il porto è praticamente chiuso da mesi, inservibile, inutile e pronto per le prossime gettate di…cemento.
Il pescaggio ormai è ridotto a 4,20 metri, praticamente possono entrare nel porto canale solo i pescherecci e le barche da diporto. Impossibile l'attracco per navi di medio cabotaggio come le petroliere che pure solitamente lavorano in questo scalo.
Le ragioni dell'insabbiamento sono chiare, lampanti ed incontrovertibili: errori progettuali hanno permesso la costruzione del porto alla foce del fiume, altri hanno permesso la costruzione della diga foranea. Il tutto permette e favorisce l'insabbiamento dello scalo. Diverse decine di centinaia di migliaia di euro sono serviti per studi di vario genere e progetti ipotetici mentre il Comune avrebbe pronto un progetto di massima che in sostanza dovrebbe correggere gli errori progettuali.
Per “sbianchettare” lo scempio però occorrerebbero almeno 100 milioni di euro. Non male per porre rimedio ad un errore così grossolano compiuto da un drappello di persone che non hanno mai pagato per il danno enorme che hanno provocato alle casse pubbliche e a quello inestimabile per mancato sviluppo.
Ora la classe politica e le associazioni di categoria avvieranno il triste spettacolo degli slogan triti e ritriti su rimpalli di responsabilità e per incalzare chi di competenza a finanziare altri dragaggi. Errori per tamponare altri errori all'infinito.
Il vicepresidente dei Giovani Imprenditri, Giuseppe Ranalli, è il primo a lanciare il “nuovo” allarme.
«L' attuale situazione ha raggiunto, infatti», dice Ranalli, «una gravità tale da determinare, nel prossimo futuro, gravi ripercussioni al sistema di approvvigionamento del Costiero (gasolio, benzina destinata alla rete ed extrarete) con evidenti problemi per la Rete, alle industrie locali (coils, vergella, olio, serbatoi, tubi ecc) stante l'impossibilità del naviglio a raggiungere i nuovi Moli commerciali. E' evidente, pertanto, che tali circostanze che hanno già ridotto il lavoro, comporteranno, a brevissimo, anche per l'ulteriore azione di fanghiglia connessa alle imminenti azioni del disgelo, la paralisi delle attività con evidenti problemi al già precario sistema industriale e turistico».
«E' evidente che ogni ulteriore indugio», ribadisce Ranalli, «comporterà ulteriori paralisi al già carente sistema produttivo locale con uno stop degli approvvigionamenti alla Rete petrolifera regionale oltre la cancellazione della programmata nave da crociera prevista il 26 luglio 2010 ed evidenti penalizzazioni al sistema turistico e commerciale e soprattutto occupazionale».

20/03/2010 12.47