Il direttore del Marrucino: «salvare i 120 lavoratori del teatro»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «La politica faccia la sua parte, i candidati alla elezioni scelgano o no l'argomento Teatro Marrucino, ma il direttore artistico non deve essere il capro espiatorio di vicende in cui non ha ruolo».


Il maestro Gabriele Di Iorio, che da tre anni dirige il Marrucino, legge un lungo comunicato per non sbagliare le parole e per evitare possibili strumentalizzazioni.
«Intervengo sulla questione», ha preciato, «solo per ristabilire alcune verità travisate e per esprimere la mia soddisfazione per l'attività artistica svolta, che non è inferiore al passato né per qualità né per quantità o successo».
Ma ci tiene a sottolineare che sotto la sua direzione l'attività non è stata inferiore per pubblico e per spettacoli alle precedenti stagioni, nonostante le difficoltà economiche. Bene le produzioni, le Settimane mozartiane, le collaborazioni con Teatri più importanti, i Concerti aperitivo.
Inoltre sono stati regolarizzati i contratti dei dipendenti ed è stata avviata la realizzazione della Fondazione. E soprattutto on sono stati creati buchi nel bilancio. «Non è mai capitato nella storia di qualsiasi teatro che un direttore artistico venisse attaccato personalmente per motivi che esulano dal suo compito - ha poi sottolineato il maestro Di Iorio - Mi auguro solo che il prossimo sindaco di Chieti, chiunque esso sia, si prenda carico dei 120 lavoratori del teatro, come avviene per altre aziende in difficoltà del territorio».
Tutto qui? La solita rivendicazione di meriti dimenticati dagli avversari?
Non è sembrato così.
Il fatto nuovo, appena accennato, è l'interessamento di «alcuni politici di levatura nazionale che si sono interessati personalmente al caso del teatro».
Il maestro non ha fatto nomi, forse per non interferire con le elezioni.
Ma chi sarà questo politico?
Probabilmente a fare notizia dovrebbe essere il nome non di un politico dell'opposizione, schierata contro la Regione “a prescindere” per la vicenda dei finanziamenti finora negati, ma di un personaggio della maggioranza, diverso dal senatore Fabrizio Di Stefano che sulla vicenda si è ampiamente espresso.
E allora chi? La caccia al nome è aperta: basta aspettare 10 giorni.

s.c. 20/03/2010 9.48