Impresa e controllore avevano stessi interessi e l'ospedale pagava le spese

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

5300

Impresa e controllore avevano stessi interessi e l'ospedale pagava le spese
INCHIESTA SU APPALTO ALLA ASL DI PESCARA. Franco D'Intino, funzionario della Asl, responsabile unico dei lavori finiti nel mirino della magistratura, Giulio Piancone 56 anni, imprenditore di Foggia della Cre Impianti Tecnologici e Giacomo Piscitelli, di 58 anni, di Barletta, responsabile del cantiere, vengono descritti come «autentici manovratori della intera vicenda». * «QUEI DUE CICCI BELLI GUADAGNANO SENZA FAR NULLA»
Una vicenda nella quale, scrive il gip Guido Campli «il privato (ovvero l'imprenditore ed il direttore dei lavori, dipendente del primo, ndr) e il controllore (il funzionario della Asl, ndr) avevano gli stessi interessi e a farne le spese era l'ente pubblico», quindi l'ospedale di Pescara.
Nessuno perseguiva l'interesse pubblico.
Nessuno sembrava preoccupato più di tanto di quello che stava accadendo se non nelle ultime settimane, quando i tre aveva cominciato ad intuire che i telefoni potessero essere stati messi sotto controllo.



Così sono cominciate frasi a mezza bocca, sono stati fatti sparire alcuni documenti e gli inquirenti, messi sull'avviso, hanno anche preferito non fare ulteriori perquisizioni per non allertare troppo gli indagati.
Il tutto ruota intorno ad un appalto, a costi lievitati, ad aggiustamenti di carte ufficiali.
Chi doveva controllare, sostiene l'accusa, perchè era pagato per fare il proprio lavoro, dava in realtà il lasciapassare e riceveva in cambio lavori presso il proprio domicilio o materie prime (si parla di mattonelle).
Gli inquirenti sono certi che i tre indagati fino a questa mattina stessero commettendo ancora illeciti e avrebbero potuto continuare a farlo se non fossero stati arrestati perchè «hanno completamente obliterato la loro funzione di amministratori imparziali, ovvero di esecutori diligenti di appalti pubblici».
Secondo il pm Gennaro Varone che ha coordinato l'indagine, D'Intino, in quanto responsabile unico del procedimento avrebbe ricevuto promesse di corresponsione di utilità economiche da parte dell'imprenditore Piancone che si era aggiudicato l'appalto.
Sarebbe così stata recapitata a casa del funzionario una ingente fornitura di mattonelle, tipo Gres, dell'importo di 4.577,81 euro. Gli sarebbero state anche attaccate al muro, così come gli sarebbero stati effettuati alcuni lavori di ristrutturazione presso la propria abitazione di Scafa.
Tutti questi 'favori', secondo l'accusa, varrebbero -euro in più euro in meno - oltre 40 mila euro.
Cosa doveva fare D'Intino per sdebitarsi?
Per la procura di Pescara il funzionario doveva dare il suo assenso a «una serie di atti contrari ai doveri d'ufficio», scrive il gip Guido Campli.
Tra questi: la promozione di una perizia di variante, la suddivisione della stessa variante per superare le violazioni, delegare funzioni e relazioni di contabilità pubblica all'impresa stessa, affidare direttamente all'Ati i lavori di rifacimento del terzo piano, ala 2, del reparto Maternità o estendere arbitrariamente l'appalto gonfiando i prezzi. Non mancano, infatti, fatture duplicate e attrezzature pagate anche più volte.

I PREZZI LI FACEVA LA DITTA


Ai domiciliari sono finiti questa mattina Alfonso Colliva, di Pescara, di 51 anni, e Damiana Bugiani, di 52 anni di Pescara, due liberi professionisti che sono direttori dei lavori nell'appalto incriminato.
Colliva e Bugiani, sostiene sempre l'accusa, in qualità di pubblici ufficiali in concorso tra loro e Piscitelli e Piancone avrebbero prodotto falsi documenti di contabilità dell'appalto: ma i calcoli venivano fatti in realtà non dall'ente pubblico ma dalla ditta stessa che faceva un po' come gli pareva «con duplicazione di documenti», scrive Campli, «e consentendo l'allibrazione di quantità non effettivamente poste in opera».
Anche in questo caso a nessuno importava se a farne le spese erano le casse pubbliche.
I due funzionari, scrive sempre l'accusa, «omettevano ogni doveroso controllo sulle quantità di materiale consentendo così all'impresa le frodi più varie».
Colliva e Bugiani avrebbero poi accettato retribuzioni di «assoluta consistenza economica» ma «non per controllare ma perchè l'illecito del privato trovasse soddisfazione».
Il manager dell'Asl D'Amario è indagato invece per falso in atto pubblico in quanto avrebbe concordato con D'Intino le condizioni per l'approvazione della perizia di variante poi fatta proprio dal direttore generale con la delibera 510 del 3 luglio del 2009.
Cosa precisamente voglia dire il gip quando scrive «concordato» per ora non è possibile saperlo e dunque nulla si può dire di più sulle responsabilità oggettive del manager.

IL MANAGER E' SCONCERTATO

«Sono sconcertato per la situazione che ha riguardato alcuni miei funzionari», ha detto questa mattina a caldo D'Amario.
Il manager ha aggiunto che la ricostruzione dei fatti risale al 1994 con il direttore generale Cordone.
L'appalto sarebbe stato poi bandito dal manager Balestrino con la successiva eredità' per la continuita' amministrativa ricaduta sul suo mandato durante il quale ha controllato tutti gli atti rilevando discordanze tra atti tecnici ed amministrativi attraverso accertamenti di fiducia di un pool di professionisti.
«Verificato lo stato dei fatti - ha detto D'Amario - ho annullato gli atti illegittimi ed avvertita la magistratura mentre continuo la verifica per obiettività clinica anche se durante il mio mandato non sono state svolte opere riferite alla varianti del materno-infantile».
D'Amario ha aggiunto che lui risulta indagato «per atto di garanzia e di fiducia nella magistratura». Il manager ha affermato che il suo operato continuera' «alla ricerca delle mele marce che tagliamo con provvedimenti disciplinari fino al licenziamento».

Alessandra Lotti 15/03/2010 16.45



[pagebreak]

«QUEI DUE CICCI BELLI GUADAGNANO SENZA FAR NULLA»

PESCARA. Quando un direttore dei lavori era troppo fiscale e controllava sul serio documenti e fatture D'Intino, funzionario dell'Asl, sapeva cosa fare: rimuoverlo dal suo incarico.
Sarebbe successo anche questo negli scorsi mesi all'Asl di Pescara con buona pace di chi era intenzionato a svolgere il proprio lavoro con correttezza e rettitudine e cercava di riportare a legalità il rapporto contrattuale.
Ma secondo quanto emerge dalle indagini D'Intino entrava in azione e piazzava uomini compiacenti.
La scelta sarebbe ricaduta proprio su Colliva e Bugiani che non si sarebbero fatti scrupoli di allargare le maglie del controllo, ovviamente dietro compenso.
Quanto veniva loro versato?
Gli inquirenti non danno cifre ma sottolineano che si tratta di «retribuzioni di assoluta consistenza».
Il loro compito? Chiudere un occhio e consentire al privato di compilare gli atti pubblici.
Una volta che l'imprenditore aveva scritto quello che risultava più comodo, poi, ripassava il materiale ai due 'controllori' che con poche formalità sottoscrivevano quanto scritto «senza neppure esaminare».
«I direttori dei lavori», scrive Campli, «si sono prestati a truccare i Sal (stato di avanzamento lavori) dietro promesse di pagamenti corruttivi».
Che bastasse pagare per avere il beneplacito ne hanno avuto conferma gli inquirenti anche da alcune intercettazioni telefoniche.
Piancone, parlando con Piscitelli, e discutendo sulla opportunità di un regalo a Colliva e Bugiani, afferma: «Diamo qualcosa a Roberto, se ce lo fa bello veloce, allora si ...».
E che il lavoro fosse non sempre semplicissimo lo conferma al telefono lo stesso Colliva che durante le serrate trattative per la ripresa dei lavori, già sospesi per il sospetto di gravi irregolarità afferma: «Ci siamo fatti un culo tanto per difendere pure l'impresa e farli continuare perché tu sapevi che volevano rompere il… e siamo stati noi che ci siamo adoperati in prima persona».
Talmente smaccata è la condotta dei due direttori dei Lavori, sostiene il gip, che persino Piscitelli non può fare a meno di commentare, con tono sarcastico, il fatto che i due «cicci belli» abbiano guadagnato decine di migliaia di euro senza fare nulla, tanto che é proprio lui
a definire questa vicenda: «uno sfregio alla comunità», evidentemente i un sussulto di civiltà. Passeggera.
Che le cose stiano proprio così, sarebbe confermato, secondo l'accusa, anche da quanto accade nel momento in cui si tratta di dover pagare la parcella all'architetto Bugiani; infatti la fattura che la professionista presenta è errata, non essendo conforme al disciplinare da lei sottoscritto, in cui si prevede uno sconto del 30% sulla tariffa professionale.
«Ora», scrive il gip, «a prescindere dalla dimostrazione di pochezza dell'architetto Bugiani (che si giustifica asserendo di non avere neanche preso visione del detto disciplinare ), è singolare la circostanza che a fare pressione sul D'Intino, affinché la parcella venga pagata egualmente, è il Piscitelli: cioè, la parte privata che, ovviamente, agisce per proprio tornaconto».

LA VARIANTE FATTA IN CASA

«E' davvero sconfortante», scrive ancora il gip Guido Campli, «apprendere che, secondo gli intendimenti dei cinque indagati (Piancone, Piscitelli, D'Intino, Colliva, Bugiani) anche la "variante della perizia di variante" verrà redatta dall'impresa (e, dunque, dal Piscitelli)».
Infatti, nella conversazione 3 dicembre 2009 Piancone riferisce alla Bugiani che l'impresa ha elaborato i calcoli.
Le successive conversazioni del 12 dicembre confermano che è l'impresa che ha redatto i calcoli.
Piscitelli, dal canto suo, si farà aiutare da un tecnico di sua fiducia, un certo Claudio con cui parla a telefono.
Piscitelli: «Ti regalo, ti regalo ... senti un po' mi devi dedicare 2-3 giorni di tempo, dobbiamo fare delle cose ... con ACCA solo con ACCA, se vuoi venire giù ... solo ACCA nel senso oggi ti mando l'ottavo Sal, mi devi fare la bozza del Sal. Poi è venuto fuori un problema che devi dividere le perizie. Allora la perizia grossa la dobbiamo dividere in due lotti»
Claudio: «Anche a livello di tavole ...»
Piscitelli: «Quello ci penso io, le tavole ci penso io, tu mi devi dividere solo a livello di numeri. Quindi mi devi dividere la perizia diciamo lotto 1 un importo, perizia di variante, lotto 2 un altro importo. Perché la fanno le seghe mentali... ieri sono addivenuti a questa soluzione... quindi io adesso ti sto gia preparando le divisioni che non sono molto complicate perché sono blocchi interi che dobbiamo andare a dividere ... mentre questa è una cosa. Mentre per la perizia di neonatologia gli dobbiamo togliere delle lavorazioni ... sulla perizia di neonatologia devi andare a togliere qualcosa. Mentre invece l'altra la dobbiamo dividere, hai capito?».
Ed ancora:
Piscitelli Giacomo: «Ascolta ti sto mandando la relazione, perché intanto te la cominci a masticare. Io avrei finito il lavoro di separazione»;
Colliva Alfonso: «Sii»;
Piscitelli Giacomo: «Penso di aver fatto una cosa discreta. Ti chiedevo se tu lunedì potevi passare di qua, in modo che così io ti davo i numeri e le indicazioni, in modo che nel frattempo che tu intanto vediamo se sei d' accordo, se ho fatto le cose giuste. Poi dopo se definiamo la cosa, io la mando a fare ... a mettere in "H" no?»
Colliva Alfonso: «Si»
«Le intercettazioni», scrive il gip Campli, «dimostrano con estrema chiarezza due fatti: i direttori dei lavori non si siano mai interessati della redazione di alcun atto contabile (i predetti si sono limitati a sottoscrivere acriticamente quelli predisposti dall'impresa e ad incassare le parcelle»
Piscitelli a Colliva: «Ho cambiato gli importi ... te li volevo far vedere per dire: guarda li ho aggiustati cosi, secondo te vanno bene?»

O ancora, dalla conversazione riportata nella informativa emerge che gli ordini di servizio siano stati predisposti dall'impresa. In una intercettazione, inoltre, la Bugiani chiede espressamente a Piscitelli di predisporre il conteggio per il cappotto termico, o in un'altra intercettazione ancora Piscitelli comunica a Piancone di avere predisposto il conteggio e preparato l'ordine di servizio.

LAVORI A TEMPI RECORD

Il sesto Sal (stato avanzamento lavori) sarebbe stato poi redatto, secondo gli inquirenti, personalmente da D'Intino dopo l'estromissione dei primi due direttori dei lavori.
Il tutto sarebbe stato confezionato in appena un giorno «non per le particolari capacità di sintesi del D'Intino», suggerisce Campli, «ma perché preparato dall'infaticabile Piscitelli».
E che sia proprio così se ne ha conferma dalla conversazione in cui Piscitelli afferma
che quel Sal se lo sono «inculato»: come a dire che l'hanno completamente sottratto al Direttore dei Lavori, violando, così, le disposizioni sulla contabilità pubblica, costituita da atti pubblici.

a.l. 15/03/2010 16.46