Centrale biomasse, Fratino ancora sotto accusa per nuova iniziativa industriale

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Non è il Centro Oli ma la storia sembra ripetersi con diversi punti di contatto. C’è sempre un investimento nel campo delle energie (questa volta rinnovabili) per la costruzione di un impianto a biomasse vegetali.


I lavori sono iniziati da poco ma ad Ortona già non si parla d'altro, anche perché anche a questo progetto viene accostata il ruolo di imprenditore del sindaco Nicola Fratino (Pdl).
Per il Centro Oli si scoprì molto tempo dopo il coinvolgimento del primo cittadino - anche se in parte minimo- in quanto componente del consorzio che avrebbe dovuto ricevere l'appalto dall'Eni. Inoltre si scoprirono anche altri appalti girati dall'Eni nello stesso periodo proprio alla Buonefra, la ditta di cui Fratino è socio.
L'attenzione ora però si focalizza su contrada Sant'Elena, dove, dopo oltre tre anni di carte, la procedura amministrativa è giunta al termine ed i lavori sono ormai iniziati.
Alla periferia di Ortona in zona artigianale si sta costruendo così una centrale termoelettrica alimentata a biomasse vegetali vergini oleose della potenza elettrica di 34 MW.
La Regione e gli altri enti coinvolti hanno dato parere favorevole alla nuova centrale della ditta Eco Energy srl, che potrà avere una capacità di produzione di 50 MW.
I terreni sui quali sorgerà la centrale erano stati vincolati a suo tempo dalla Val Pescara e poi venduti alla ditta Buonefra.
Proprio la Buonefra farebbe parte della compagine societaria che compone la Eco Energy srl per cui ancora una iniziativa imprenditoriale del primo cittadino sul territorio che amministra.
Tutto regolare, la procedura è stata lunga e non certo lampo, e non è certo né originale né scandalizza parlare di conflitto di interesse.
La centrale produrrà energia elettrica bruciando olio di palma che sarà stoccato in 4 serbatoi di 2010 mc aventi una autonomia di 43 giorni, il diametro dei serbatoi è di 16m e l'altezza di 12,5. Il camino sarà alto 30 metri.
L'autorizzazione è stata subordinata al rispetto delle condizioni e prescrizioni formulate nell'ambito del procedimento autorizzativo, condizioni che sono state tutte rispettate.
Tutte le emissioni di polveri ed altri inquinanti sono state giudicate entro i parametri di legge.
Sono state adottate anche tutele per le acque sotterranee.
Altre prescrizioni saranno inoltre verificati dopo la completa realizzazione delle opere.
Anche l'esercizio dell'elettrodotto che trasporterà l'energia è subordinato al rilascio di apposito
«Ai fini dell'attivazione della filiera locale per il reperimento della biomassa vegetale», si legge nella delibera di giunta regionale del 2007 n° 351, «il proponente deve rispettare quanto riportato nella relazione tecnica per l'attivazione e la gestione di una filiera agro-industriale e nel verbale della conferenza dei servizi del 21/09/2007 in quantitativi pari ad almeno 1.700 ton/anno entro i primi 3 (tre) mesi dall'avviamento della centrale termoelettrica; 3.400 ton/anno entro 5 (cinque) anni e 15.000 ton/anno entro 8 (otto) anni; e comunque, in quanto fonti di energia rinnovabile, l'acquisizione dei Certificati Verdi dovrà avvenire in conformità a quanto disposto nella tabella 2 allegata al comma 144 art. 2 della L. 244/07 con una quota derivante da produzione regionale, sulla base del cronoprogramma su indicato, eventualmente da ristabilire tra le parti».
I lavori dovrebbero avere durata massima di 12 mesi. Insomma almeno formalmente i controlli sono stati meticolosi.
Il primo cittadino sul Centro Oli disse molte cose ed individuò la causa principale della sollevazione popolare nella scarsa comunicazione e informazioni fornite, però, dall'Eni.
In realtà è l'ente pubblico che sarebbe tenuto alla trasparenza e alla partecipazione dei cittadini dall'inizio alla fine dell'iter amministrativo, di un progetto, poi, così importante.
Anche questa volta, però, a cose fatte e a lavori iniziati a sollevare il problema è il centrosinistra locale che ha chiesto spiegazioni al primo cittadino.


15/03/2010 9.57