Asl Pescara: tra i 5 arrestati il funzionario D'Intino. D'Amario indagato

Alessandro Biancardi

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Asl Pescara: tra i 5 arrestati il funzionario D'Intino. D'Amario indagato
INCHIESTA SU APPALTO ALLA ASL DI PESCARA La Squadra Mobile di Pescara sta eseguendo in questi minuti cinque misure cautelari per reati di corruzione, truffa aggravata in danno dello Stato e falso nei confronti di un funzionario della Asl di Pescara, dei due direttori dei lavori, un imprenditore e del responsabile del cantiere.
All'esame degli investigatori vi sono i lavori di ristrutturazione di una palazzina dell'ospedale di Pescara.
Al momento sono in corso anche perquisizioni che coinvolgono la direzione generale della Asl.

IL CANTIERE FERMO E QUEI COSTI LIEVITATI

Il 7 febbraio scorso la squadra mobile andò all'ospedale di Pescara per sequestrare gli atti relativi all'appalto per la ristrutturazione del polo materno infantile dell'ospedale, ovvero quei lavori per mettere a norma l'ala che ospita l'unità operativa di Ostetricia-Ginecologia.
Il cantiere è bloccato ma a far discutere è il costo: l'opera da 2,3 milioni di euro è infatti lievitata negli anni, con aumenti di spesa in corso d'opera, fino ad arrivare a 7 milioni.
A vincere l'appalto da 2.392.791,94 euro è stata un'associazione temporanea d'impresa formata da due aziende pugliesi: la Cre impianti tecnologici di Foggia rappresentata da Marco Piancone e la Edilcap di Candela di Pasquale Capocasale.
L'affidatario della progettazione è la ditta Proget srl con l'ingegnere Paolo Rossi dell'Aquila mentre coordinatrice della sicurezza in corso di esecuzione è l'architetto Damiana Bugiani di Pescara.
Per l'Asl, il responsabile dei lavori è l'ingegnere Franco D'Intino (arrestato oggi dalla squadra mobile) mentre i direttori dei lavori sono due: l'architetto Bugiani e l'ingegnere Alfonso Colliva.
Il cantiere ha preso il via il 22 maggio 2007: c'era anche Antonio Balestrino, a quei tempi direttore generale della Asl di Pescara. Dovevano essere 900 i giorni per finire l'opera.
Dopo le perquisizioni della squadra mobile ci furono le immediate dimissioni della direttrice amministrativa Tea Di Pietro (ufficialmente per «motivi familiari»), nominata dal manager D'Amario il 13 marzo 2009.
D'Amario le accettò tra lo sconcerto dei sindacati che volevano almeno una spiegazione di ciò che stava accadendo.
Ulteriori informazioni saranno rese note nelle prossime ore.
15/03/2010 7.43



GLI ARRESTATI

Sono finiti in carcere il responsabile unico del procedimento (Rup) della Asl Franco D'Intino, l'imprenditore Giulio Piancone di Foggia e Giacomo Piscitelli nato a Barletta nel 1952, responsabile del cantiere per la ristrutturazione del materno infantile.
Sono agli arresti domiciliari Alfonso Colliva e Damiana Bugiana direttore dei lavori.
L'indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di Pescara Gennaro Varone, mentre la polizia giudiziaria è stata diretta dal capo della Mobile, Nicola Zupo. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Guido Campli.

L'IMPRENDITORE ESTROMESSO

Le indagini sono iniziate ad ottobre del 2009 quando il titolare della ditta Edilcap, tale Capodicasa pugliese anche lui, che aveva vinto l'appalto in Ati con Piancone, viene estromesso secondo la procura illegittimamente e decide di sporgere denuncia.
Firma così un esposto zeppo di presunte irregolarità che la Squadra mobile di Pescara ha poi verificato nei mesi di indagini.
Nell'esposto si parlava già di alcune fatture che l'imprenditore estromesso riteneva non regolari e inerenti a lavori non attinenti all'appalto o addirittura per lavori non eseguiti.
Da questo momento partono le indagini che possono contare su una imponente mole di intercettazione e che si sono focalizzate -per il momento- soltanto sull'ultima parte dei lavori incompiuti. I prossimi mesi saranno fondamentali per ricostruire l'intera vicenda amministrativa.
Solo oggi infatti sono stati sequestrati numerosi documenti che probabilmente aiuteranno la polizia a vedere chiaramente cosa sia accaduto prima delle irregolarità certificate con l'indagine. Non si escludono altri indagati e nuovi filoni che potrebbero disvelare altre pesanti irregolarità.
Il quadro che emerge parla di irregolarità diffuse e gravi inadempienze di controllo: una su tutte la lievitazione del prezzo dell'appalto che nel 2007 ammontava a € 3 milioni ma che subito dopo l'aggiudicazione, attraverso una perizia di variante sfora quota 7 milioni.
Nessuno si era ricordato della norma che blocca i limiti al 50% il possibile incremento di prezzi.
La variante venne motivata (falsamente per la procura) con nuove norme sulla dispersione del calore per cui i lavori andavano adeguati anche con l'abbattimento di muri in cemento e sostituendoli con pareti in cartongesso.
Inoltre gli inquirenti hanno parlato di un ente pubblico, la Asl di Pescara, assolutamente in pugno all'imprenditore privato il quale poteva decidere persino sul tipo di fattura da farsi rimborsare ed il suo importo.
E' stato infatti accertato dalla polizia che sia le perizie di variante sia il computo dei costi erano tutti stati elaborati dagli stessi direttori dei lavori e non dagli uffici dell'Asl. Lo stesso dicasi per la liquidazione degli stati di avanzamento.
Il tutto finiva poi sulla scrivania del direttore generale, Claudio D'Amario, che firmava i documenti frutto, secondo le indagini, di corruzione, truffa, falso in atto pubblico.
Gli inquirenti dovranno poi spiegare e capire il significato di alcune intercettazioni nelle quali D'Intino avrebbe chiaramente detto al suo interlocutore, che «il direttore generale era d'accordo».
Si potrebbe infatti ipotizzare anche un millantato credito da parte di D'Intino per avallare l'atto illegittimo ed una estraneità del vertixce della Asl. Poi però gli atti furono effettivamente controfirmati da D'Amario.

LA CONTROPARTITA

I pubblici ufficiali dunque avallavano atti illegittimi che hanno portato a sperperare fondi pubblici.
Per ora una delle contropartite della corruzione è stata individuata in alcuni lavori fatti a casa di D'Intino proprio dalla ditta che stava svolgendo i lavori e ovviamente pagati con i soldi pubblici. Gli inquirenti hanno poi accertato la presenza nel cantiere della Asl di forniture che apparentemente non dovevano trovarsi lì e che non erano in qualche modo collegate ai lavori che si stavano espletando.
Si parla di infissi in legno smontati da un'abitazione privata che potrebbe essere quella di un altro dirigente della Asl del quale tuttavia però nulla si può ancora sapere.
La Squadra mobile ha potuto anche appurare che la ditta Cre Impianti di Piancone oltre alla ristrutturazione del materno infantile è stata negli ultimi tempi destinataria di affidamenti diretti per lavori di per oltre 255mila euro.

15/03/2010 12.49

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