Villa Pini, Chiodi chiederà al Governo gli accreditamenti

Alessandro Biancardi

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Villa Pini, Chiodi chiederà al Governo gli accreditamenti
ABRUZZO. Chiodi chiederà al Governo, nell'incontro programmato per mercoledì 17 a Roma, di ripristinare gli accreditamenti per Villa Pini. * CISL:«IL PIANO DI CHIODI? RISPARMIARE TAGLIANDO VILLA PINI» * L'IDV:«SE LE CLINICHE SONO TROPPE, PERCHÉ A TERAMO ARRIVANO I PRIVATI?»
Lo ha deciso ieri, nel primo pomeriggio, un summit del Pdl che si è tenuto presso il presidente della Giunta regionale a Pescara.
C'erano il senatore Fabrizio Di Stefano, l'assessore Mauro Febbo, il coordinatore regionale Pdl Filippo Piccone ed Umberto Di Primio, candidato sindaco a Chieti. «Abbiamo esaminato la situazione – conferma il senatore Di Stefano – ed abbiamo deciso la linea favorevole agli accreditamenti. Non è detto che il Governo accetti, visto che i controlli sul piano di rientro dai debiti sono molto rigidi, ma lavoreremo per ottenere questo risultato».
Tutto è bene quel che finisce bene?
Forse è presto per cantare vittoria sugli accreditamenti, ma è indubbio che questo è il primo risultato di tanti avvenimenti di questi giorni, dalla mobilitazione continua dei dipendenti all'interrogazione parlamentare dell'onorevole Daniele Toto, che ha avuto il merito di far saltare il tappo dell'indifferenza del Pdl al problema Villa Pini, al ruolo deciso del curatore fallimentare.
“Post hoc, propter hoc”, dicevano gli antichi romani: cioè se un fatto avviene dopo un altro, è molto probabile che il secondo fatto sia avvenuto proprio a causa del primo.
E ieri casualmente, ma non tanto, il curatore fallimentare è riuscito a sbloccare i quasi 2 milioni che Villa Pini aspettava dalla Asl di Chieti e che non erano ancora arrivati.
Un decreto ingiuntivo esecutivo ed i soldi sono apparsi d'incanto, l'esercizio provvisorio ha ripreso fiato e tutti i pretesti ed i dubbi interpretativi sono svaniti all'improvviso. Come dire: è certo che il Tribunale e la curatela vogliono avere un atteggiamento “dialogante” con le Istituzioni, ma non sembrano intenzionati a passare per sprovveduti e all'occasione sanno mostrare i muscoli.
Il che li ha accreditati presso i sindacati come i veri difensori dei dipendenti senza stipendio, tanto che per lunedì è attesa un pronunciamento ufficiale di Cgil, Cisl e Uil (forse si aggiunge anche l'Ugl).
Così si torna a chiedere l'accreditamento.

RICCI DECISO A RESTITUIRE A VILLA PINI L'AUTORIZZAZIONE PER LA CLINICA

In realtà la richiesta al Governo è comunque importante (anche se qualcuno storce il naso, visto che la competenza per gli accreditamenti è della Regione) e segna il cambio di rotta dell'atteggiamento fin qui seguìto dalla Giunta: troppo attendismo finora e qualche sintomo di mal di pancia nel favorire una soluzione rapida e positiva della vertenza.
Lo testimonia anche l'ultimo atto della Asl di Chieti, braccio operativo dell'Assessorato alla sanità, che – come Pdn ha scritto in anteprima – nei giorni scorsi ha inviato al sindaco di Chieti Francesco Ricci un aut aut e cioè la richiesta di confermare il divieto all'esercizio dell'attività sanitaria, così come era stato ingiunto ad Angelini.
Una vicenda che i sindacati, nell'incontro con il curatore Ivone, hanno stigmatizzato come “manovra elettorale”, insomma una specie di trappola per il sindaco Ricci che finora si può godere in solitario il merito di aver preso una decisione storica per la chiusura di Villa Pini.
La risposta di Ricci non si è fatta attendere: non solo rifiuta il diktat, ma rilancia.
Villa Pini avrà l'autorizzazione ad esercitare l'attività sanitaria e quindi non ci saranno più alibi per non ripristinare gli accreditamenti. Addirittura sembra che essendo in corso, prima del fallimento, la pratica di Angelini per l'autorizzazione pre-definitiva, ora con il fallimento e con la nuova gestione questa autorizzazione diventerà definitiva e sarà comunicata al più presto al curatore.
Al massimo il sindaco chiederà di sistemare qualche presa dell'energia elettrica non a norma o altre piccole irregolarità.

RITARDI E PROBLEMI PER LA CIG

Insomma un muro impenetrabile a difesa dei lavoratori impegnati a difendere a denti stretti la loro “fabbrica” che non è solo la clinica, ma la galassia di Angelini che comprende tutte le attività, anche quelle dei liberi professionisti che finora hanno assicurato la loro opera senza stipendio da un anno e a volte senza contratto, come denuncia un medico trasferito in una struttura diversa da prima.
Ma nemmeno la condizione degli altri è migliorata.
Né per i 150 che lavorano nella clinica fallita senza accreditamenti per assistere circa 190 malati intrasportabili, né per il 450 in cig, poiché l'Inps non ha ancora “lavorato” le domande presentate nei giorni scorsi, anche se ha assicurato un trattamento rapido per pagare finalmente.
Ad Avezzano i dipendenti di Villa Maria, pur in cig, sono in ritardo con le domande all'Inps per le lentezze della proprietà, all'Aquila la Sanatrix è in cassa integrazione per il terremoto ed i 400 dipendenti del SanStefar continuano eroicamente ad assistere a proprie spese i malati bisognosi di riabilitazione, senza che la Regione abbia individuato forme alternative per pagarli e senza che abbia sbloccato i crediti che Angelini vanta per il passato.

Sebastiano Calella 13/03/2010 9.19
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CISL:«IL PIANO DI CHIODI? RISPARMIARE TAGLIANDO VILLA PINI»

Non è vero che la Regione non abbia le idee chiare sulla vertenza Villa Pini.
Ce l'ha, eccome – secondo Davide Farina, coordinatore del settore sanità privata della Cisl – ed «è di una cinica e spietata chiarezza. Poiché il debito sanitario a fine 2009 sarà di oltre 100 milioni, questo significa presentare un nuovo Piano. Alla regione invece serve dimostrare che i propri conti sono in ordine e quindi uscire dal Commissariamento riappropriandosi delle proprie prerogative decisionali».
Questo quadro di riferimento, secondo Farina, coinvolge Villa Pini che «è assegnataria di un budget di circa 70 milioni di euro: tagliandolo, si taglia una grossa fetta del debito. Si aggiunge qualche altro risparmio tagliando un po' di budget alle altre Cliniche e imponendo il ticket ai disabili ed il gioco è fatto».
Quindi, riassume al Cisl, il debito sanitario sarà pagato: «dai 1600 dipendenti di Villa Pini, dai lavoratori della sanità privata che, bene che vada, se non ci saranno ulteriori licenziamenti, non vedranno mai rinnovato il loro contratto di lavoro fermo, come potere di acquisto, al 2005, dai disabili istituzionalizzati che pagheranno ticket di circa 1000 euro al mese, dai cittadini tutti che vedranno drasticamente ridotti i loro servizi sanitari».
Così la spesa sanitaria privata, che il 10% di quella complessiva, pagherà da sola il debito non incidendo sulla proprietà, ma sui possibili licenziamenti dei dipendenti.
«Allora il disegno non è solo chiaro, ma limpido e trasparente – conclude Farina - Il problema è: chi avrà la sfrontatezza di esplicitarlo? Quindi meglio passare per indecisi, incompetenti e dilatori che come Governo da “macelleria sociale”. In tale ottica tutte le strategie sono buone per raggiungere il risultato, affinché passi più tempo possibile con il fine di spegnere i riflettori su tutta la vicenda ed aspettando che passi nel dimenticatoio, soprattutto poi, se si è in periodo elettorale. D'altra parte, comunque “tutto scorre”, la Regione Abruzzo ha già ingoiato e dimenticato nel solo 2009 i circa 1000 precari della sanità pubblica di cui oggi nessuno più parla, godendo, per di più, si fa per dire, l'Azienda Abruzzo di circa 20.000 disoccupati. Cosa saranno mai altri 1000 o 2000 senza lavoro? Senza dire che ci saranno i complimenti del Governo Nazionale per il risanamento del sistema sanitario....»
s.c. 13/03/2010 9.22
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L'IDV:«SE LE CLINICHE SONO TROPPE, PERCHÉ A TERAMO ARRIVANO I PRIVATI?»

Sembra strano ai sindacati ed alle opposizioni in Consiglio regionale che il presidente Chiodi parli della presenza di gruppi interessati che contestano le scelte della Giunta, perché sono stati messi in discussione i loro affari.
Se una lobby finora si è manifestata, è quella che attraverso gli uffici regionali si accanisce solo contro i dipendenti di Angelini e non contro i privati che gestiscono cliniche.
Perché se i posti letto dei privati sono troppi, i sindacati di Villa Pini si chiedono perché i tagli dovrebbero interessare solo Angelini. Ci sono 100 posti letto in più e 5 cliniche? Basta tagliare 20 posti ciascuno e i conti tornano.
Ci sono troppe cliniche?
E allora «perché si sta favorendo la nascita, vicino all'Ospedale di Teramo, di una clinica privata che prevede l'apertura di un centro di riabilitazione per anziani e disabili», si chiede Alberto Di Croce, dell'Idv di Teramo?
Pare di capire che Chiodi usi la parola “lobby” in senso dispregiativo, quando parla di privati di province diverse da Teramo, mentre secondo Carlo Costantini, capogruppo Idv alla Regione, «Chiodi ha avviato le procedure per la vendita a privati dell'Ospedale di Sant'Omero, ma non ha detto a nessuno né in quale atto di programmazione complessiva e strategica l'operazione risulti inserita, né quale legge o atto amministrativo lo autorizzi alla vendita di un bene pubblico. Ma Venturoni in Consiglio regionale, per giustificare il mancato riaccreditamento di Villa Pini – conclude Costantini - non ha detto che i privati in Abruzzo sono troppi?»

s.c. 13/03/2010 9.09