Signoraggio e teoria della moneta:«le teorie di Giacinto Auriti sono attuali»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Domenica si è svolto a Pescara il primo convegno nazionale “Sete di Giustizia”, un movimento spontaneo animato da tutti gli estimatori del docente universitario, Giacinto Auriti, scomparso nell’agosto del 2006 ed inventore del Simec.

PESCARA. Domenica si è svolto a Pescara il primo convegno nazionale “Sete di Giustizia”, un movimento spontaneo animato da tutti gli estimatori del docente universitario, Giacinto Auriti, scomparso nell'agosto del 2006 ed inventore del Simec. Sala gremita nonostante le tematiche fossero di nicchia e ostiche ai più: la proprietà della moneta, la massoneria, l'ingiustizia sociale.
Iniziativa patrocinata dalla Provincia e organizzata con il supporto dell'associazione pescarese Terra Nostra, aderente al movimento Sete di Giustizia.
Lo scopo primario è quello di diffondere al grande pubblico la scoperta del “valore indotto della moneta”, teorizzata dal professor Giacinto Auriti, docente di Diritto all'Università di Teramo.
«Il momento storico ed economico che stiamo vivendo», ha commentato il presidente di Terra Nostra, Gianluca Monaco, «è l'ennesimo ritorno di un ciclo storico di speculazione monetaria del quale, il compianto Giacinto Auriti, ne individuò le cause e la soluzione teorizzando la Proprietà Popolare della Moneta».
Nella mattina si sono succeduti gli interventi di Roberto Pasquali (vice-presidente del Consiglio Provinciale di Pescara, Pdl), Graziano Zazzetta (consigliere provinciale, Pdl), Bruno Tarquini (ex-procuratore generale della corte d'appello), Antonio Pimpini, (avvocato di Auriti nella causa di legalità del Simec nonchè stretto collaboratore di Auriti), Gianluigi Mucciaccio, Matteo Simonetti (giornalista),
Andrea Pauri, Michelangelo Altamore e Antonio Demenego (promotori di Sete di Giustizia).



«Il convegno è stato solo l'inizio», ha spiegato Gianluca Monaco, «di una intensa attività di informazione e diffusione dell'importanza della proprietà popolare della moneta in contrapposizione alla vigente moneta-debito emessa dalle Banche Centrali che sono società per azioni partecipate dalle stesse banche che dovrebbero essere controllate dalle stesse Banche Centrali.
Questo è anche il caso della [url=http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf]Banca D'Italia[/url], i cui partecipanti al capitale sono elencati proprio nel sito della Banca d'Italia. Controllori e controllati? Un bel conflitto di interessi».
Il professor Auriti cercò di rispondere a queste domande ed elaborò, sulle basi dei suoi studi giuridici, la “ teoria del Valore Indotto della Moneta” che gli permise di affermare giuridicamente la sovranità popolare della moneta ed il reddito di cittadinanza.
Auriti ha condotto nel 2000 un esperimento nella sua cittadina natale, Guardiagrele, emettendo il Simec: una moneta ceduta alla pari in cambio di lire e ritirati al doppio del valore originario. I costi relativi furono sostenuti dallo stesso Giacinto Auriti. In seguito ad un intervento della Guardia di Finanza i Simec in circolazione vennero però confiscati. Nonostante il fatto che il sequestro fosse stato revocato in quanto non sarebbero stati commessi atti illegali, l'esperimento venne tuttavia interrotto.

«PERCHE' CI FACCIAMO PRESTARE LA MONETA?»

Le problematiche toccate potrebbero sembrare lontane ed evanescenti ma i promotori sono convinti che l'origine del malessere della nostra società dipenda dal sistema monetario attuale.
«Se la moneta misura la nostra capacità produttiva e di consumo perché ce la facciamo prestare?», si è chiesto Monaco.



«Va detto anche che ci viene prestata a garanzia di cambiali (titoli di Stato) maggiorati di interessi (Tasso ufficiale di sconto)», ha continuato il presidente di Terra Nostra, « e che ci viene fatta pagare per il valore di facciata o nominale (il valore espresso sulla banconota). Tale emissione a garanzia è alquanto insensata poiché dovremo estinguere le cambiali/titoli di stato con il nostro lavoro e la nostra produzione che sono esattamente i valori per cui abbiamo deciso di usare la moneta. Appare, pertanto, strano che essendo noi cittadini i proprietari di ciò che produciamo, ci facciamo prestare la strumento che misura il nostro valore, non solo, acquistando titoli di stato è come se acquistassimo noi stessi il valore di ciò che produciamo».
«Cosa succederebbe se ad un dato momento la produzione dovesse recedere?», si domandano gli organizzatori, « E' ciò che sta avvenendo oggi. Non riusciremmo a saldare il “debito” né a pagarne gli interessi e andremmo incontro alla necessità di “vendere” patrimoni pubblici. Con l'emissione di moneta a credito, senza garanzia in quanto accettata per convenzione (dal 1971 non ci sono più neanche le riserve e la conversione in oro, bene durevole), noi pagheremmo alla BCE quello che gli è dovuto, ovvero, il costo reale per la sola stampa e gestione del sistema monetario in quanto corrispettivi del loro effettivo lavoro».

L'OMBRA DELLA MASSONERIA

Molto chiara è la posizione di Bruno Tarquini, che impossibilitato a partecipare al convegno ha inviato il proprio intervento.
«Il predominio attuale dell'economia e della finanza sui poteri politico religioso», scrive Tarquini, «non è l'effetto di un inesistente “senso della Storia” e cioè di una pura casualità, ma è il risultato di un piano da tempo e segretamente concepito da alte centrali massoniche collegate con quelle finanziarie- ebraiche, per conseguire il risultato finale dell' “Ordus Novus”».

m.r. 09/03/2010 10.25