La truffa: dopo i terremoti entrava in azione fabbricando sentenze false

Alessandro Biancardi

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LIVORNO. Produceva false sentenze per impossessarsi di appartamenti in tutta Italia e quasi tutte portavano l'intestazione del tribunale dell'Aquila, approfittando del caos determinato negli uffici giudiziari abruzzesi dopo il terremoto del 6 aprile scorso.

LIVORNO. Produceva false sentenze per impossessarsi di appartamenti in tutta Italia e quasi tutte portavano l'intestazione del tribunale dell'Aquila, approfittando del caos determinato negli uffici giudiziari abruzzesi dopo il terremoto del 6 aprile scorso.


Per questi e altri reati è stato arrestato dalla guardia di finanza Donato Filippi, 52 anni, livornese, rinchiuso nel carcere delle Sughere.
Indagate a vario titolo anche altre 26 persone e sequestrati 61 immobili in varie regioni d'Italia.
Filippi, hanno spiegato gli inquirenti, ha usato più volte il nome del tribunale dell'Aquila, sapendo che dopo il terremoto sarebbe stato più difficile verificare se la sentenza fosse autentica.
Lo stesso ha fatto, approfittando del caos esploso ad Haiti dopo il terremoto, realizzando un lodo arbitrale a firma del viceconsole italiano a Port-au-Prince.
Il truffatore produceva sentenze e lodi arbitrali (con tanto di timbri prodotti tra Pisa e Pescara) che poi venivano trascritti 'regolarmente' ai vari uffici di pubblicità immobiliare (le vecchie conservatorie).
Tramite l'istituto giuridico dell'usucapione veniva poi trasferita la proprietà dei numerosi immobili a soggetti ed enti in qualche modo riconducibili a Filippi.
In alcuni casi gli appartamenti venivano rivenduti a terze persone che, secondo la procura livornese, li acquistavano senza essere a conoscenza della frode.

IL SUO SEGRETO: I TIMBRI

Tribunali, notai, avvocati, consolati, Comuni. Donato Filippi, 52 anni, aveva un timbro per ogni documento.
Un progetto di una particolare ingegnosità, hanno spiegato gli investigatori che gli sono stati dietro per oltre tre anni e che, dopo la falsificazione di sentenze, hanno visto la necessità di chiedere la misura cautelare, poi concessa dal tribunale di Livorno.
Le città in cui Filippi avrebbe lasciato il segno sono tante: da Catania a Milano, da Rovigo a Genova e La Spezia e, in Toscana, Firenze, Arezzo, Pisa, Grosseto e Livorno.
I finanzieri livornesi, coordinati dal sostituto procuratore Gianfranco Petralia, cercheranno ora di scoprire da dove provengano quei timbri, ovvero cercheranno di individuare i responsabili del truffatore livornese dopo avere scoperto che venivano realizzati da tipografie di Pescara e Pisa.
Filippi dovrà anche rispondere di truffa ai danni dello Stato per avere chiesto e ottenuto rimborsi Irpef e Iva per oltre 20 milioni di euro.
Secondo un'inchiesta complicata e laboriosa portata a termine dall'ufficio antifrode della direzione regionale toscana dell'agenzia delle entrate con la collaborazione dei colleghi di Lombardia, Liguria e Molise, il livornese e le altre 26 persone indagate a vario titolo inviavano dichiarazioni di associazioni false che evidenziavano falsi crediti Iva in modo da ottenere indebiti rimborsi.
False erano anche alcune ricevute di medici presentate per ottenere gli sgravi fiscali e fantasiosi erano i nomi delle 57 associazioni falsamente costituite: dal circolo dei bibliofili, agli amici del kajak e al circolo dei butteri.
Le associazioni avevano regolare partita Iva, ma non esistevano.
Filippi, laureato in giurisprudenza ed esperto civilista e consulente fiscale con un patrimonio immobiliare stimabile in svariati milioni di euro, era finito nei guai anche nell'estate del 2008 quando fu arrestato insieme ad altre nove persone per associazione a delinquere a cui finalità era quella di compiere truffe mediante la falsificazione di carte di credito e documenti. La presunta organizzazione criminale aveva creato così, secondo gli inquirenti, una stabile attività di importazione dall'estero di carte di credito fasulle e clonate.

08/03/2010 17.59

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